Zaki domani in Italia. Tajani: “Nessuno scambio con Regeni”

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Ilaria Venturi

L’abbraccio con la madre Hala e il padre George che lo attendono fuori dal commissariato di Nuova Mansoura insieme alla sorella Marise e alla fidanzata Reny Iskander che esulta: «Te l’avevo detto che avremmo vinto». E via le foto che corrono veloci sui social tutte abbracci e sorrisi. Esultano gli attivisti a loro modo: «Ora è sull’asfalto» ovvero è uomo libero. Patrick Zaki lo è definitivamente da ieri, dopo la grazia concessa dal presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, ed è atteso domani in Italia. Destinazione Bologna.

Lui è impaziente, non appena viene rilasciato è il suo primo pensiero e all’uscita dall’ambasciata italiana al Cairo in serata conferma: «Sto programmando di essere lì a Bologna sabato mattina arrivando a Milano» dice ai giornalisti. Per poi aggiungere: «Grazie al governo italiano e all’ambasciatore Michele Quaroni». Questioni burocratiche risolte, tra passaporto e visto per uscire dall’Egitto, il ricercatore egiziano e attivista per i diritti umani, al centro di un caso giudiziario durato più di tre anni, è libero di muoversi.

La premier Meloni ieri ha avuto una conversazione telefonica con al Sisi durante la quale è stato espresso l’auspicio a incontrarsi presto. Al centro la gratitudine per la grazia a Zaki («un gesto di grande importanza che è stato molto apprezzato in Italia») e non solo. Domenica si tiene a Roma la Conferenza su sviluppo e migrazioni dove l’Egitto sarà rappresentato dal primo ministro Madbouly. E se si festeggia per l’esito diplomatico della vicenda, si teme che cali il silenzio su Giulio Regeni. I rettori delle università italiane «applaudono l’epilogo atteso da anni per Patrick Zaki» ma auspicano «risultati analoghi per il caso Regeni, ancora in attesa di una risposta chiarificatrice».

Sull’adombrato scambio con al Sisi, il ministro degli Esteri Antonio Tajani reagisce con forza: «Non c’è nessun baratto» con l’Egitto, «nessuna trattativa sottobanco» per cedere nella richiesta di verità sulla morte di Giulio Regeni in cambio della grazia a Patrick Zaki. Il clima è quello di un rafforzamento delle relazioni italo-egiziane, mette in luce l’ambasciatore egiziano a Roma, Bassam Rady. Ma le ombre restano.

«Su verità e giustizia non si fanno scelte: su un caso si va avanti su un altro si arretra o ci si ferma — incalza Riccardo Noury di Amnesty — I provvedimenti di grazia per loro natura sono individuali, non risolvono il problema della violazione dei diritti umani in Egitto. Questo non deve sminuire l’importanza di quello che è accaduto per Patrick». Il 32enne non vede l’ora di tornare nella città dove ha studiato, e forse continuerà a farlo con un dottorato di ricerca, e che gli ha dato la cittadinanza onoraria. Sarà festa grande per lui in piazza Maggiore, assicura il sindaco Matteo Lepore. Il rettore Giovanni Molari si fa interprete di tutta l’università: «Emozione grandissima».

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