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Zaki, messaggio dal carcere: “Sto resistendo, grazie per il supporto a tutti”

E’ confuso per l’ennesimo prolungamento della detenzione preventiva. E dice ai suoi amici italiani: “Sto resistendo”. E’ il sito degli attivisti che lottano per la sua liberazione a informare dell’incontro pubblicato sulla pagina Facebook “Patrick Libero”. Un messaggio che arriva alla vigilia della discussione in senato per chiedere che gli sia concessa la cittadinanza italiana.

“Sembrava stare bene in generale, ma era confuso su quanto accaduto nell’ultima udienza e ha detto che sapeva che la sua detenzione era stata rinnovata per altri 45 giorni, ma non era a conoscenza dello stato dell’appello presentato dai suoi avvocati per sostituire i giudici che si occupano del suo caso”, si legge sul resoconto. La ragazza lo ha aggiornato sul fatto che la richiesta dei suoi avvocati è stata respinta.

Patrick ha dato alla fidanzata una copia di ‘Cento anni di solitudine’ con una nota all’interno scritta in italiano: “Sto ancora resistendo, grazie a tutti per il vostro sostegno”. Quando la ragazza ha cercato di consolarlo, Patrick “ha sorriso con sarcasmo dicendo che si sta provando ad adattare alla prigione, in un modo che faceva intendere che ha perso la speranza di essere liberato presto e che sta rimanendo forte per coloro che ama”.

Ha anche menzionato che, mentre stava lasciando la sua struttura di detenzione prima della sua ultima sessione di udienza, il direttore della prigione “lo ha fermato e gli ha detto che non gli permetterà di entrare di nuovo finché non si sarà tagliato i capelli, mentre rideva con gli altri agenti di polizia intorno a lui”. E gli attivisti, indignati, commentano: “Questo è a dir poco ingiusto, anche i piccoli dettagli sono controllati, il suo corpo e il suo aspetto sono soggetti alla loro opinione. Continuiamo ad aggrapparci alla speranza che sia presto libero”.

La cittadinanza italiana a Patrick Zaki

Sono gli studenti universitari dei quattro atenei in Emilia-Romagna a scrivere ai presidenti di Camera e Senato per appoggiare la richiesta già contenuta nella mozione presentata dal Pd e che conta tra i firmatari anche la senatrice a vita Liliana Segre, alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, Italia viva, +Europa, Lega e gruppo Misto. Il testo sarà presentato mercoledì a Palazzo Madama insieme alla mozione promossa dalla senatrice bolognese del M5S Michela Montevecchi per chiedere al Governo di attivare i canali della Convenzione Onu contro la tortura ratificata anche dall’Egitto. Una strada che consentirebbe di arrivare sino alla Corte di giustizia internazionale.

Waiting for Patrick: un anno senza Zaki, la lunga attesa per la sua libertà

Insomma, è pressing politico per la liberazione dello studente iscritto al master in Studi di genere dell’Alma Mater, da 14 mesi ingiustamente incarcerato a Tora, alla periferia del Cairo. La scorsa settimana è stata prolungata la detenzione cautelare per altri 45 giorni, “uno stillicidio che lo distrugge nella sua dimensione fisica e psichica. Noi continuiamo, ogni giorno, a pensare cosa possiamo fare nella nostra quotidianità per aiutarlo” scrivono i 17 presidenti degli organi accademici delle università di Bologna, Ferrara, Modena-Reggio e Parma, dei Conservatori e delle Accademie di Belle arti della regione. Di qui la richiesta “alle istituzioni di fare tutto il possibile, e anche l’impossibile, perché Patrick possa tornare a studiare con noi”.

Senato, il Pd presenta una mozione per la cittadinanza italiana a Patrick Zaki. Tra i firmatari anche Segre, 5S, Leu, Lega e Iv

La mobilitazione non si ferma, anzi, “noi chiediamo un intervento più deciso” spiega Andrea Giua, 25 anni, presidente della consulta regionale degli studenti. La richiesta di cittadinanza è partita da una petizione online da 200mila firme del gruppo “Station to station”. È sostenuta dal governatore Bonaccini e dal sindaco Merola. “Noi rappresentiamo oltre 160.000 studentesse e studenti che hanno scelto di portare avanti i propri studi in Emilia-Romagna, esattamente come ha fatto Patrick – continua la lettera – Per questo abbiamo deciso di unire le nostre voci per richiedere che gli sia concessa la cittadinanza italiana ed europea: è uno strumento necessario per garantirgli maggiori tutele legali”.



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