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Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

Mazze di ferro, bastoni di legno, cric e coltelli. Sono le armi usate nella maxirissa, scoppiata in via della Magliana, che ha visto protagonisti cittadini romeni e bosniaci, che si sono affrontati senza esclusione di colpi e senza curarsi dei numerosi passanti.  A notare l’incredibile scena e a dare l’allarme al 112 è stato un maresciallo del Nucleo operativo dei carabinieri della Compagnia Roma Trastevere che si è trovato a passare in auto, al culmine del furibondo scontro, mentre era diretto in caserma. Numerose le persone rimaste intrappolate “tra i due fuochi” e che, spaventate, hanno cercato riparo accovacciandosi tra le auto in sosta. Il militare ha immediatamente chiamato rinforzi tramite la Centrale operativa del Comando provinciale ed è intervenuto riuscendo a fermare quattro romeni, di età compresa tra i 14 e i 38 anni.

Gli arresti  Tre bosniaci di 20, 30 e 45 anni che avevano preso parte attiva alla rissa, in un primo momento, sono riusciti a scappare a bordo di un’auto, bloccata poco dopo da un equipaggio di carabinieri del Nucleo radiomobile di Roma. Tutti i ‘litigantì sono dovuti ricorrere alle cure mediche per le lesioni riportate. Alla base del violento scontro ci sarebbero screzi legati alla convivenza nel campo nomadi di via Luigi Candona, dove la maggior parte di loro sono domiciliati. Sul “campo di battaglia” è rimasto un vero e proprio arsenale, successivamente sequestrato dai militari.   I sei maggiorenni sono stati arrestati con l’accusa di rissa aggravata: uno di loro, il bosniaco 45enne, è stato denunciato anche per resistenza a pubblico ufficiale, essendo alla guida dell’auto con cui lui e i suoi connazionali hanno tentato di scappare nonostante l’alt imposto dai carabinieri. Il minorenne è stato denunciato a piede libero, sempre per rissa aggravata.

Primavera tempo di tenerezza anche per due duri come Alessandro Sallusti e Daniela Santanchè. Il direttore del Giornale, ex Libero, e i la deputata falco del Pdl si sono lasciate andare a coccole e dolcezze assortite nel romantico scenario dei giardini Montanelli, in via Palestro a Milano, per la gioia dei paparazzi del settimanale Chi. Insieme a Sallusti e alla Santanchè c’era anche Silvia, nipote di Daniela e assessore con deleghe a Moda, Eventi ed Expo della Provincia di Milano. Non è la prima paparazzata per la coppia, già beccata in spiaggia in Versilia nell’estate 2010 impegnata con i racchettoni. Sallusti si è appena separato dalla seconda moglie, Elisabetta Broli.

Il Monti che noi non vediamo: quello che non è in tv, non parla ai convegni, non rilascia interviste ai giornali. Lo racconta, in un’intervista a Vanity Fair, Betty Olivi, sua assistente personale da quasi vent’anni. Trevigiana, 62 anni, la Olivi venne assunta da Monti nel ’94, “dopo un breve colloquio” ricorda. Supermario, allora, era commissario europeo al Mercato interno, le fece un breve colloquio e la prese con sè. Lo scorso mese di novembre, quando Monti è sbarcato a Palazzo Chigi, del colloquio non c’è più stato bisogno. In questi vent’anni, Monti “non è cambiato – dice Betty Olivi – nemmeno nel modo di darmi del lei. Non è che non sia una persona gentile e affettuosa, ma è sempre molto formale”. Che il premier non parli mai del dopo-2013, non la sorprende affatto, perchè “lui non parla mai del futuro”. Diversamente da Berlusconi, persino in privato, Monti “Non racconta mai barzellette, gli piace passeggiare, leggere libri, studiare dossier”. Ma un difetto ce l’avrà pure? Un’ambizione, più che altro: “Dimostrare di essere il migliore, sempre. Ma senza essere arrogante”. E per lui che ha vissuto sempre a Milano e a Bruxelles, il punto di riferimento quando è a roma è “il Quirinale, senza dubbio” conclude la Olivi. Forse che qualche pensierino al futuro pure Supermario lo faccia?

Ieri in piazza del Pantheon a Roma, si è tenuto un incontro pubblico organizzato dal Partito Democratico per dar voce al dramma siriano. Presenti all’iniziativa, oltre me, Lapo Pistelli, Aya Homsi, Giacomo Filibek e Pierluigi Bersani. Abbiamo tutti indossato per l’occasione un fiocco nero, come ulteriore simbolo della nostra vicinanza a ciò che accade in Siria.

Durante questo incontro ho fatto tre richieste specifiche al PD per concrettizzare l’incontro.
1- Ritirare al più presto l’onoreficenza data a Bashar al Assad nel 2010 dalla Repubblica Italiana.
2- Far chiudere l’ambasciata siriana e interrompere i contatti diplomatici, vista la posizione di condanna da parte dell’Italia contro il governo siriano.
3- L’italia deve farsi mediatrice di un dialogo tra le diverse anime dell’opposizione siriana che sino a questo momento non sono riuscite a trovare una linea di intenti comune, a meno che nel vertice di questi giorni a Istambul non succeda un miracolo che faccia accordare tutte le varie anime.

Duro ce l’ha duro. Almeno a giudicare dalla mutanda da supereroe che lo fascia stretto stretto e che indossa con una certa maschia nonchalance, insieme al mantello d’ordinanza e allo scudo super-tecnologico modello Alberto da Giussano. È Capitan Padania, protagonista dell’omonimo fumetto ambientato in una adunata della Lega ai tempi d’oro: quando Bossi era il leader indiscusso, il nemico aveva fattezze mediorientali e l’opposizione all’ingresso della Turchia in Europa un tema da battaglia perfetto. Utile a gridare, come infatti fa il supereroe scacciando i terroristi pronti a silurare il Senatúr: «Föra dai ball!». Insomma, bei tempi, quelli con un nemico comune. Perché l’amara verità, per gli ultrà del Carroccio è proprio questa: il fumetto di Capitan Padania poteva funzionare ai tempi d’oro del celodurismo bossiano. Non ora, non oggi, non con Tosi.

“Abbiamo deciso comunemente con Cisl e e Uil, di anticipare al 13 aprile la manifestazione di tutti i lavoratori” contro la riforma delle pensioni e gli interventi sugli esodati e “su tutti quei soggetti che pagano un prezzo altissimo di una riforma che è stata fatta senza considerare la realtà. Lo ha annunciato la leader Cgil, Susanna Camusso, spiegando che sarà quindi anticipata l’iniziativa Cgil prevista per il 17.

Oggi da Tokio il premier Mario Monti ha spiegato che il governo incasserà l’ok della Commissione europea anche sulle pensioni, come è accaduto per il lavoro, visto che “non ci sono motivi per ritenere che non avvenga lo stesso”.

Il Gruppo Grimaldi Napoli è l’unica compagnia di navigazione italiana completamente conforme alle linee guida definite dall’Unione Europea in materia di affidabilità, solvibilità, conformità alle disposizioni di legge pertinenti e adempimento a specifici standard di sicurezza. Va, infatti, al gruppo armatoriale partenopeo, capitanato da Manuel Grimaldi, il riconoscimento di Operatore Economico Autorizzato – Completo (AEO-F). La prestigiosa certificazione è stata attribuita dalla Agenzia Doganale di Napoli nelle aree di Semplificazione Doganale e Sicurezza, a seguito di un audit specifico svolto presso gli uffici centrali del Gruppo. I detentori della certificazione AEO ottengono vari privilegi tra cui semplificazione dei controlli doganali e un più facile accesso alle autorizzazioni e ai permessi. Il programma di certificazione comunitaria AEO si applica agli operatori economici ed ai loro partner commerciali che lavorano nell’ambito della catena di approvvigionamento internazionale, ossia fabbricanti, agli esportatori, agli speditori/imprese di spedizione, ai depositari, agli agenti doganali, ai vettori, agli importatori che, nel corso delle loro attività commerciali, sono sottoposti ad attività disciplinate dalla regolamentazione doganale e si qualificano positivamente rispetto agli altri operatori, in quanto ritenuti affidabili e sicuri nella catena di approvvigionamento.

Si smorza l’incertezza di fondo. Esito positivo dell’asta dei Bot a sei mesi. I titoli migliori e peggiori del Ftse Mib e i rating principali della giornata. Euro sopra $1,33. Spread sopra 320.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Borsa Milano: tori restano al comando, vola Finmeccanica

In un’azienda statale, ovvero finanziata con le tasse raccolte fra i lavoratori, la pretesa di illicenziabilita’ e’ intollerabile. L’opinione di Piercamillo Falasca, fellow dell’Istituto Bruno Leoni.

pubblicato da Wallstreet Italia
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I dipendenti pubblici non sono piu’ uguali degli altri

Delle belve. Non ci sono altri aggettivi per descrivere i quattro responsabili dell’aggressione a Daniel. Ha lottato tra la vita e la morte per un po’, ma alla fine il suo giovane cuore ha smesso di battere. Non ce l’ha fatta a superare le sevizie che un gruppo di neo-naziskin gli hanno inflitto. La sua colpa? Essere omosessuale. E’ per questo che quattro giovani tra i 19 e i 26 anni si sono accaniti con tanta barbiare sul Daniel di appena 21 anni: lo hanno picchiato e poi torturato staccandogli un orecchio, incidendogli  svastiche sul petto con i cocci di bottiglia, dandogli fuoco alla gamba data a fuoco. Poi lo hanno finito colpendogli ripetutamene la testa con un sasso.
L’aggressione era avvenuta a inizio del mese in un parco urbano di Santiago, in pieno centro della città. I quattro violenti omofobici sono sono stati individuati una decina di giorni dopo e portati in prigione. Ora l’accusa è di omicidio. Rischiano dai 10 anni di carcere all’ergastolo.

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