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I partiti continuano ad azzuffarsi e navigano senza bussola. Per ora, non sembra esserci alternativa al governo dei tecnici e il Monti-bis è sempre più probabile. All’orizzonte si profila una nuova scommessa: quella dei sindaci e delle liste civiche pronte a sfidare i partiti tradizionali. Sul palco della Versiliana, ne discutono Federico Pizzarotti (sindaco di Parma del M5S), Giorgio Airaudo (Fiom), Furio Colombo (editorialista de Il Fatto Quotidiano), Stefano Bonaga (Ideatore di Orfeo Tv). Conducono i giornalisti del Fatto Emiliano Liuzzi e  Paola Zanca

 

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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Ai maestrini dalla penna rossa che straparlano del Fatto “orientato” da una non meglio precisata “egemonia culturale di destra”, spediremo il dvd di don Gallo acclamato dalla folla della Versiliana mentre parla del Dio degli ultimi e sventola la bandiera arcobaleno della pace. Se avranno la cortesia di non scrivere per partito preso, nelle cronache della nostra festa troveranno il tormento della Fiom che non smette di contare le fabbriche chiuse, ma anche il meglio della informazione televisiva(da Michele Santoro a Enrico Mentana, da Carlo Freccero a Paolo Mieli, da Raffaella Carrà a Gianni Boncompagni), venuti a Marina di Pietrasanta per raccontarci cosa devono essere il giornalismo e la tv di servizio pubblico quando sono davvero al servizio dei cittadini e non delle nomenclature partitiche.

Che il nostro giornale debba continuare a sorbirsi le ramanzine su ciò che si deve o non si deve scrivere è abbastanza comico, soprattutto guardando i pulpiti. Sarebbe bello, per esempio, porre ai padreterni del Pd, anch’essi sempre pronti a separare il bene dal male, poche e semplici domande. Applaudire sempre e comunque il primo banchiere che passa, da Profumo a Passera, è di destra o è di sinistra? E se Bersani (e la Camusso) non trovano il tempo di andare nel Sulcis per incontrare la disperazione degli operai dell’Alcoa, è di destra o è di sinistra? Le rendite di posizione della politica, quelle di chi pianta il cartello “sinistra” (o “destra”) per meglio lucrarci sopra, ci interessano poco. Preferiamo confrontarci con il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, che magari non gradisce che si insista troppo sui diktat di Grillo e Casaleggio, ma diventa il testimone della piccola rivoluzione di un primo cittadino che dice: di finire sui giornali non mi interessa, io devo risolvere i problemi della mia città.

“Io ho visto una politica migliore di quella che immaginavo” e credo che ci sia troppa enfasi nel considerare la società civile “immune” da responsabilità che sono state scaricate sulla politica. E’ il presidente del Consiglio Mario Monti a dirlo durante il workshop in corso a Cernobbio. “Spesso si è pensato che gli italiani siano ingovernabili – ha puntualizzato Monti  –  io credo che la domanda di governo c’è presso gli italiani”, ma che “qualche volta è mancata l’offerta di governance all’altezza dei problemi”.

Hanno vinto i padroni di casa del Bagno Pietrasanta. Alla prima edizione della Coppa Il Fatto Versilia, la squadra dei bagnini del lido che ha ospitato il torneo di beach soccer (3 vs 3) ha preceduto in classifica la squadra dei lettori del Fatto. Terzi classificati gli studenti della facoltà di Scienze per la pace dell’università di Pisa. Ultima, ma felice per la riuscita della manifestazione, la squadra composta dai giornalisti del Fatto. A premiare i vincitori è stato il sindaco di Pietrasanta Domenico Lombardi insieme al giornalista del Fatto Marco Lillo

Di seguito la composizione delle quattro squadre che hanno dato vita al torneo:

Palestre, alberghi, centri per anziani e tensostrutture: sono le aule di lezione temporanee che permetteranno agli studenti delle aree terremotate dell’Emilia di ricominciare in tempo la scuola. L’attesa è per i nuovi poli scolastici che già da ottobre dovrebbero essere attivi. Era stata definita una delle priorità della ricostruzione e ora, a pochi giorni dal suono della campanella, è una corsa contro il tempo per garantire che i tanti studenti delle aree terremotate possano avere un’aula in cui poter studiare.

Non sappiamo se e quando il presidente della Repubblica deciderà di nominare un senatore a vita. Forse non lo farà e secondo molti commentatori questa potrebbe essere la scelta giusta, addirittura la strada maestra per arrivare alla abrogazione definitiva dell’articolo della Costituzione che concede tale prerogativa al Quirinale.

Da tempo per altro girano i nomi di Eugenio Scalfari e di Gianni Letta, quest’ultimo  sostenuto dalla destra berlusconiana e forse non solo.

A questi nomi ci piacerebbe aggiungere quelli di Rita Borsellino e di Maria Falcone, due donne che, invece, di contrattare con la mafia hanno preferito contrastarla.


pubblicato da Libero Quotidiano

Vorreste un referendum per la secessione del Veneto?

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Quotidiani

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Tempo di seconda stangata per l’Imu. Chi ha deciso di pagare in tre tranches entro il 17 settembre dovrà versare il secondo acconto che, inutile dirlo, sarà più pesante per chi abita nelle grandi città. Secondo la Cgia di Mestre si pagherà mediamente il 62% in più rispetto ai comuni di cintura. Gli importi più alti si verseranno a Bologna (293 euro), Milano (269) e Genova (227). Saranno circa 877 mila proprietari di prima casa a pagare. Su circa 16 milioni di contribuenti, comunque, solo una piccola parte (5,5% del totale) ha deciso di dilazionare in tre tranches il versamento dell’imposta: prima rata a giugno, ulteriore acconto a settembre, saldo a dicembre. Per i proprietari delle abitazioni ubicate nei Comuni capoluogo di provincia che hanno deciso questa opzione, l’importo medio da versare all’erario entro il 17 settembre sarà pari a 131 euro, mentre a Torino 224, Roma 199 e Bari 196 euro. Anche l’acconto di settembre, così come la prima rata, è pari ad 1/3 dell’importo totale che si ottiene applicando l’aliquota ordinaria del 4 per mille con la detrazione di 200 euro (elevabile di 50 euro per ogni figlio di età inferiore a 26 anni convivente con il contribuente). Entro il 16 dicembre, invece, si dovrà versare il saldo sulla base delle aliquote definitive come deliberate (entro 30 settembre) dal comune. Per il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, «l’applicazione di questa nuova imposta e la raffica di aumenti avvenuta nei mesi scorsi avranno gravi ripercussioni sui bilanci delle famiglie. Visto che il governo si è riservato la possibilità di modificare le aliquote dell’Imu entro il prossimo 10 dicembre, auspico che lo faccia quanto prima». Confedilizia, attraverso il suo presidente Corrado Sforza Fogliani, plaude all’appello della Cgia e chiede un calo della tassazione, sottolineando come «l’onda del malcontento sia ormai incontenibile e si aggraverà in occasione del versamento del saldo».

 

di Claudio Antonelli

I titoli azionari restano pericolosi come le mine antiuomo visto l’altalena dei mercati e lo scarso flottante in Borsa. L’oro è sempre un bene rifugio, ma tutto negli investimenti deve essere il più possibile diversificato. Così per chi avesse denaro liquido a disposizione (niente da fare per chi è costretto a chiedere un mutuo, a meno che non superi il 25% del valore) si scopre che in giro per l’Italia e in determinate zone di Roma e Milano o di altri capoluoghi  ci sono possibili affari e buone occasioni di investimento. È vero che i prezzi delle case sono destinati a scendere, ma non bisogna fare di tutta un’erba un fascio. Qua e là, prestando attenzione, si possono trovare rendimenti decisamente più elevati rispetto ai Btp e ai titoli di Stato. In generale il mercato del mattone è iper influenzato dalla finanza e dalla scarsità di credito, ma in Italia resta elevata la domanda di prime case e di seconde per investimento. E tutto sommato non troppo alta l’offerta. Basti pensare che da noi ci sono circa 150mila nuove case contro le 700 mila della Spagna.  

«Il problema in Italia», spiega a Libero il presidente e fondatore di Scenari Immobiliari Mario Breglia, «è l’incertezza e il grosso numero di variabili. Non mi riferisco solo alle tasse come l’Imu ma anche agli interventi in tema di welfare. Il gran numero di esodati che si è trovato a fare i conti con la riforma del governo ha dovuto rimandare l’acquisto di seconde case». Una dura botta, insomma, per il mercato che di fatto senza la serenità sul futuro non riesce a uscire dalla stagnazione. «Il dato positivo è però che la pressione dell’offerta resta alta», continua Breglia, «e se nelle zone centrali i prezzi restano su, in quelle semicentrali si possono fare operazioni interessanti. E qui, nella fascia dei 500mila euro, è possibile ottenere sconti addirittura sopra gli ottantamila». Niente da fare invece sotto i duecentomila perché si tratta di un mercato molto dinamico. Idem sopra il milione. Non c’è alcuna effetto di ribasso dato dalla crisi.  Dalla banca dati  di Scenari Immobiliari emerge che i rendimenti residenziali, anche se il trend non è positivo (uffici a parte),  restano alti a Milano, Roma, Venezia e Genova. Sono mediamente sopra il 4,2%. Si tratta di valori lordi per cui bisogna fare attenzione all’Imu e ai costi di manutenzione. Fino alla fine del 2012 il proprietario di casa potrà dedurre il 15% dalla tassazione sul canone, ma dal primo gennaio del 2013 questa percentuale si ridurrà al 5%. Vale per tutti i canoni per i quali non si applica la cedolare secca, e non sono pochi. Ma in generale restano  valori convenienti. 

Per uffici e negozi è più interessante investire a Milano, Roma e Firenze. Qui i ritorni sono rispettivamente circa del 6,5% e del 7,5%. In questo caso  la scommessa sta nel trend dei consumi. Se è vero che nel 2013 chiuderanno molti esercizi commerciali, vale la pena pensarci due volte e restare nel comparto residenziale. Stesso discorso per i capannoni dove i rendimenti a Milano sono all’otto per cento, ma possono risentire del numero complessivo dei fallimenti aziendali.  Per fare affari è opportuno ancor di più calibrare lo zoom quartiere per quartiere. A Milano in zona Gratosoglio si possono trovare i maggiori ribassi e i rendimenti più interessanti considerando il fatto che mediamente bastano meno di 20 anni per recuperare l’intera somma investita. Nel quartiere Corvetto il rendimento arriva al 5,3%, esattamente come in zona Vigentino-Chiaravalle. A Roma Ostia–Casalpalocco i ritorni sono del 4,5% con 22 anni per l’ammortamento. A Casilino e Roma Est superano il 4,7% con tempi di ritorno sui 20 anni. Al contrario ai Parioli non si supera il 3% e l’ammortamento arriva dopo 33 lunghi anni. «In ogni caso prima di scegliere», commenta il portavoce di «Idealista» (che ha fornito i dati) Vincenzo De Tommaso, «è fondamentale considerare l’Imu, l’eventuale manutenzione ordinaria e straordinaria (farsi sempre consegnare i verbali delle assemblee condominiali, ndr) e stimare il tempo medio per riaffittare l’immobile». Insomma attualizzare i rendimenti lordi in netti. Fatto questo, per valutare un buon affare ci sono tre pilastri da incardinare. «Primo», continua De Tommaso, «gli affari si fanno nelle zone semi-centrali e ben servite. Non centro, né hinterland. Secondo, dopo aver valutato la qualità puntare su case vicine alle stazioni o alle università. Infine, sapere che il bilocale resta il re del mercato». In soldoni al Gianicolense si può trovare una casa a sconto del 28%, cioè 30 mila euro, rispetto alla media del mercato e a Milano in zona Fiera-Monte Bianco a sconto del 20%, pari a 50 mila euro. 

Allargando poi la lente sull’Italia intera, il mercato riserva una serie di sorprese là dove i ribassi sono stati superiori alla media.  A San Donà di Piave con 98mila euro può acquistare una casa che rende il 7%, cioè 545 euro al mese. A Salsomaggiore in provincia di Parma il rendimento è un po’ inferiore. Non supera il 6%, ma vale circa 900 euro al mese con un investimento di 170mila. A Presilia (Cz) i rendimenti salgono all’otto per cento con un investimento di 120mila euro. A Calatabiano vicino a Catania con 40 mila euro si può ottenere un affitto da 250 euro al mese. Niente male. 

Ultima segnalazione. Il nostro ordinamento giuridico consente di scindere il diritto di proprietà: da una parte vi è l’usufrutto, che consiste esclusivamente nel poter utilizzare il bene per tutta la vita del venditore, dall’altra la nuda proprietà. È di fatto la nuova moda.  Dal 2006 il numero di cessioni è quasi raddoppiato, da meno del 4% dell’intero mercato a oltre il 7%. Segno che, come sempre, la crisi per qualcuno è una mazzata per altri un’opportunità.

 

 

di Maurizio Belpietro

Secondo la Costituzione in Italia la sovranità è del popolo, ma da un pezzo le decisioni che contano sono state sequestrate dai partiti e dai loro rappresentanti in Parlamento. Non alludiamo solo ai referendum che gli italiani hanno votato e che governi e maggioranze d’ogni colore hanno ignorato. E nemmeno pensiamo alle liste elettorali che le forze politiche si confezionano su misura, così da poter avere truppe cammellate a disposizione del capo-partito di turno per votare ogni provvedimento senza discussioni. No, ci riferiamo a quel che sta accadendo in vista delle elezioni, cioè alla mobilitazione attorno a Mario Monti per conservarlo in salute e con pieni poteri a Palazzo Chigi.

Come è noto il presidente del Consiglio è stato imposto alla guida del Paese da un golpe democratico, nel senso che, quando i colpi di Stato li fanno coloro che si autodefiniscono democratici, sono sempre cosa buona e giusta e dunque come tali vengono presentati. Il legittimo governo è stato costretto alle dimissioni dalle pressioni di Germania e Francia, sommate a quelle delle forze politiche d’opposizione. Berlusconi era ormai considerato un intralcio e non c’era giorno che la stampa progressista non lo accusasse di essere all’origine di ogni male. Mandato a casa il Cavaliere (con la scusa dello spread, anche se, come abbiamo visto, non è bastato Mario Monti a farlo abbassare, ma c’è voluto il super Mario vero, cioè Draghi), il capo dello Stato si è affrettato a dare l’incarico a un non eletto dal popolo. Con la scusa dell’emergenza, le chiavi del Paese sono finite in mano a un tecnico più sensibile ai desideri dei crucchi che a quelli degli italiani. Com’è andato l’esperimento lo si comincia a capire ora che, a distanza di quasi un anno, si tirano le prime somme. Il Pil è calato del 2,5 per cento, la disoccupazione ha sfondato il tetto del 10 per cento, il debito non si ferma e i consumi languono. Ma anche ora che è del tutto evidente il disastro provocato dal golpetto bianco, c’è ancora chi sta lavorando per tenersi Monti in barba a qualsiasi decisione degli elettori. La prima a volerlo conservare a Palazzo Chigi è la solita Merkel, la quale si è ormai abituata allo scolaro diligente, tanto da volergli impartire altri compiti a casa nei prossimi anni, in modo da levare di torno per sempre un pericoloso concorrente per la Germania come l’industria manifatturiera italiana.

Ma Monti, nonostante il bilancio fallimentare del suo governo, ha molti fan anche da noi. A cominciare dai banchieri, i quali non hanno mai ricevuto tanti regali da un presidente del Consiglio come da quando il bocconiano si è insediato a Palazzo Chigi. Prima l’esecutivo ha imposto l’uso della carta di credito per le transazioni sopra i mille euro, poi ora sta concludendo l’opera imponendo il bancomat a tutti i negozianti, regalando così fior di commissioni agli istituti di credito, i quali potranno gonfiare i propri bilanci.

Tra i sostenitori del premier non ci sono però solo i banchieri, ma anche diversi uomini politici, primo fra tutti Pier Ferdinando Casini, il quale da tempo insegue il sogno di conquistare la presidenza della Repubblica e per arrivare al Colle è pronto a qualsiasi operazione, anche quella di privare gli elettori di un capo del governo legittimamente eletto, iscrivendosi per primo al partito di Monti. 

Tuttavia, più ancora dell’ultimo dei democristiani, a sostenere l’ex preside della Bocconi è l’attuale capo dello Stato, il quale pare intenzionato a non accettare il fallimento dell’esperimento tecnico. Napolitano vuole che Monti (che ieri ha di nuovo smentito l’ipotesi) resti alla guida del governo anche dopo le elezioni e non a caso ieri, pur senza nominarlo, si è speso in tale direzione, sostenendo la necessità di proseguire sulla strada intrapresa dal professore, senza tentennamenti o voglia di sgarrare.

E siamo solo all’inizio. Da qui al giorno di apertura dei seggi, le pressioni a favore di Monti sono destinate a intensificarsi, perché, indipendentemente da ciò che pensano gli italiani, i vertici europei e i poteri forti italiani tifano per il bocconiano e faranno qualunque cosa pur di mantenerlo in sella. Ma se questa è la prospettiva, i sostenitori dovrebbero aver la forza e il coraggio di andare fino in fondo, abolendo definitivamente le elezioni. Se non servono a niente, tranne che a prendere per i fondelli gli elettori, si prendano la responsabilità di annullarle. Almeno eviteremo di spendere soldi e di perdere una giornata. Risparmieremmo 400 milioni, che in tempi di crisi significano 400 milioni di tasse in meno.

 

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