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pubblicato da Libero Quotidiano

Palio Legnano, serata di gala tra tradizione e solidarietà

Il Palio di Legnano, tra i principali Pali Italiani è la  rievocazione della storica battaglia legnanese si celebra ogni anno con una serie di manifestazioni ed eventi, il cui culmine è l’ultima domenica di maggio  è il corteo storico con la gara ippica del Palio e delle 8 Contrade.

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Cagliari, giallo su Ballardini: non esonerato ma licenziato

L’ex allenatore del Cagliari Davide Ballardini sarebbe stato licenziato per giusta causa e non esonerato. Come riporta il quotidiano Unione Sarda, dopo una lettera di richiamo inviata a Ballardini lunedì 12 marzo (il giorno dopo la notizia dell’esonero), il club del presidente Massimo Cellino avrebbe proceduto a notificare, con decorrenza venerdì 16 marzo, il licenziamento in tronco per giusta causa all’Ufficio Territoriale del Lavoro di Cagliari. Se fosse così, Ballardini potrebbe opporsi all’eventuale provvedimento, impugnandolo davanti al Tribunale del Lavoro di Cagliari. Interpellato telefonicamente dall’Adnkronos, il presidente del Cagliari Cellino non ha voluto commentare. Se il licenziamento per giusta causa sarà confermato, l’allenatore di Ravenna non percepirà l’ingaggio pattuito per questa e per la prossima stagione (l’intera durata del contratto).

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Rutelli, Emiliano, Diliberto Quelli che… meglio cretini

C’è qualcosa che unisce la sinistra proprio in questo momento in cui le spaccature sono la sua cifra distintiva. E’ l’atteggiamento tenuto dai vari esponenti. da Rutelli a Emiliano fino a Diliberto, rispetto ai diversi scandali che li hanno coinvolti in queste settimane. Piuttosto che ammettere una responsabilità preferiscono passare per cretini. Come scrive Massimo Gramellini sulla Stampa, “vivono a loro insaputa”. L’ultima in ordine di tempo è la reazione di Oliviero Diliberto fotografato accanto alla manifestante che indossava la maglia con la scritta “Fornero al cimitero”, invece di chiedere scusa, ha detto che lui non aveva visto quelle parole offensive (Guarda il video che lo sputtana). Da Roma a Bari, cambia la forma ma non la sostenza.

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Non entro nel dibattito tecnico sul ruolo che l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ha, o può avere, nel contesto economico italiano. La faccenda è stata ampiamente risolta da quasi tutti gli analisti degni di fede, come una questione assolutamente marginale. Tutti sanno, anche se fanno finta di non saperlo, quali sono i reali freni agli investimenti esteri nel nostro Paese e allo sviluppo economico. Non vi è infatti alcuna fila di imprenditori stranieri con le valige piene di “paccate di miliardi” fermi al confine di Chiasso, in attesa che il Governo liquidi le garanzie contenute nell’articolo 18. I problemi in Italia sono altri: un enorme ritardo nelle infrastrutture, una giustizia civile che non garantisce il buon diritto, una burocrazia borbonica che galleggia sulla miriade di autorizzazioni, concessioni che servono solo ad alimentare l’arbitrio e la corruzione e poi la corruzione appunto.

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Le scorie radioattive come noi le intendiamo sono rifiuti ad alta radiotossicità che derivano da processi nucleari, ad esempio gli scarti di combustibile esausto nel caso di reattori nucleari. Ma anche, più in generale, si possono avere rifiuti contaminati per uso industriale e medico.

Lo smaltimento dei rifiuti radioattivi è un problema di grande attualità al quale non è ancora stata trovato una soluzione definitiva. Esistono in materia pareri contrastanti di tecnici e scienziati.

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Dalla Lombardia alla Puglia, dall’Emilia alla Liguria: da Tangentopoli non sembrano essere passati 20 anni. “C’è una questione morale, ma nessuno si chiami fuori”, ha ripetuto, durante le celebrazioni del 15o° anniversario dell’Unità d’Italia, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma che ne è stato della stagione di Mani Pulite? Cosa pensano, della corruzione oggi, i protagonisti di allora? E i partiti riusciranno ancora una volta a rilegittimarsi? Servizio Pubblico, il programma di Michele Santoro, questa sera propone la 18esima puntata dal titolo: “Le mani pulite”. Ospiti gli ex pm del pool di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo; quindi l’europarlamentare Clemente Mastella.

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Oliviero Diliberto ieri aveva detto di non essersi accorto della scritta sulla t-shirt della dipendente Ibm che protestava contro l’articolo 18 e con cui ha posato per una foto ricordo. Uno scatto che ha provocato un duro botta e risposta con il ministro del Lavoro Elsa Fornero (l’oggetto dello slogan, del resto, era  ”la Fornero al cimitero”), che ha criticato l’iniziativa di Diliberto rendendo pubblico il “suo profondo disgusto” per l’accaduto. Sulla Rete, però, circola un video che mette in dubbio la versione del segretario Pdci ed ex ministro. Diliberto parla con due manifestanti, entrambe indossano la maglietta incriminata: scritta bianca a caratteri cubitali su sfondo nero. Poteva non vederla?

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Alla tedesca, non all’americana. Il sorriso di Bruno Vespa è quello delle grandi occasioni: “Segretario Bersani, ha ragione Monti oppure la Camusso?”. E il leader del Pd: “Posso fare un ragionamento?”. Comincia così la serata più lunga di Pier Luigi Bersani, negli studi di viale Mazzini. E non è una puntata facile: “Aggiustiamo il mercato del lavoro? Deve essere più alla tedesca che all’americana”. E l’Articolo 18? “Su 160 mila cause in un anno solo 500 riguardano il mercato del lavoro: è venuta fuori una cosa che non condivido perché va all’americana”. E subito dopo: “I lavoratori si sentiranno dire: te ne vai a casa, e ti darò 15 mensilità. Non va bene. Lavoreremo per correggere”. Così il conduttore fa la domanda delle cento pistole: “Questo vuol dire che o si cambia o va giù il governo?”. E qui l’incanto del Bersani barricadero si infrange: “Non mi pongo nemmeno la domanda. Non posso credere che su questo tema Monti ci chieda prendere o lasciare”. Sono le colonne d’Ercole oltre cui il leader del Pd non può andare. Il senso di una grande debolezza.

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Per due ore hanno occupato la sede di Hera, la società per azioni che gestisce l’acqua pubblica di Bologna e parte dell’Emilia.“Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua”, il primo slogan. “No alla multiutility del nord”, il secondo. In tutto una cinquantina di persone sono entrate attorno alle 11 e mezza nella sede centrale di Hera e hanno prima occupato il cortile interno, poi bloccato l’accesso principale, impedendo ai camion e ai furgoni del gestore idrico di entrare. Una protesta decisa, ma simbolica. “Siamo qui perché vogliamo incontrare l’amministratore delegato di Hera, vogliamo chiedergli perché Hera è ancora una Spa gestita con criteri privatistici quando un referendum ha deciso per l’acqua pubblica”.

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