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Agli osservatori più attenti delle cose del calcio quanto è successo oggi allo stadio Marassi di Genova avrà ricordato la performance al limite dell’imbarazzante e del tragico di Ivan Bolgdanov, tifoso serbo che il 12 ottobre del 2010 salì su una balaustra a due passi dal campo per mostrare il proprio coraggio ai propri compagni di viaggio. Allora, come stamane, partita sospesa e giocatori negli spogliatoi. Con uno strascico di polemiche e di contrasti che si riverberanno probabilmente nei prossimi giorni.

A Genova si giocava uno scontro importantissimo per la permanenza in serie A. La squadra di casa, protagonista di una discesa senza fine nelle ultime settimane, aveva bisogno di fare punti contro una concorrente diretta per la lotta salvezza, il Siena. La tensione era altissima già dalla vigilia. Perché i tifosi rossoblu non riuscivano ad accettare che la propria squadra si trovasse in una situazione simile a poche giornate dalla conclusione del campionato. Pronti e via e a Marassi l’aria si fa sempre più pesante.

Il Siena chiude il primo tempo sul 3 a 0. Alla riprese della gara, altro gol dei toscani. Poi, al 54°, accade il fattaccio. Dalla curva dei tifosi genoani vengono lanciati sul campo fumogeni e petardi. I giocatori e la terna arbitrale sono costretti a ripararsi per precauzione negli spogliatoi. Sul terreno di gioco si presenta il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, che prova a trovare un confronto con la tifoseria. Sempre su pressione dei tifosi, i giocatori in rossoblu sono costretti a togliersi la maglia per consegnarla al capitano Marco Rossi. Ora la gara è ripresa. Dall’interruzione, sono trascorsi quasi 45 minuti.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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