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Non solo Palermo. Da nord a sud il centrodestra conferma il dato del primo turno delle amministrative. Cioè una catastrofe. Dopo queste amministrative Pdl e Lega Nord, la destra di governo, perde – mentre i dati non sono ancora definitivi – almeno 60 amministrazioni comunali, 8 delle quali capoluoghi di provincia. Ci sono Alessandria e Asti in Piemonte, ci sono Como e Monza in Lombardia, c’è Lucca in Toscana, c’è Rieti nel Lazio. A Belluno il centrodestra è rimasto addirittura fuori dal ballottaggio dove poi un ex ulivista fuoriuscito ha trionfato sostenuto da alcune liste civiche contro il centrosinistra “ufficiale”. 

Risultati che sembrano dire molto di più di semplici test elettorali locali. In pratica, tra le città maggiori che hanno votato al ballottaggio il centrodestra tiene solo a Trapani, perché riesce nell’impresa di essere asfaltato anche ad Agrigento (peraltro città del suo segretario politico e nella Regione dello storico 61 a 0) a beneficio del Terzo Polo (che ha preso il triplo dei voti). 

La Lega Nord, dal canto suo, perde 7 Comuni su 7 tra quelli in cui aveva raggiunto il ballottaggio. Il Carroccio sembra essere rimasto in partita solo a Meda, il centro brianzolo passato alla storia per la prima giunta monocolore della Lega, ma anche qui il sindaco uscente Giorgio Taveggia ha dovuto cedere, per un voto. 

Piemonte. Regione guidata dal dirigente leghista Roberto Cota, Alessandria e Asti passano dal centrodestra al centrosinistra. Secondo i primi dati, nel secondo caso, la Lega Nord potrebbe restare addirittura senza consiglieri nel primo Comune capoluogo del nord. La terza città, Cuneo, viene persa dal centrosinistra, ma a vincere è un candidato di centro, sostenuto dall’Udc e da alcune liste civiche, Federico Borgna

Lombardo-Veneto. Il centrodestra lascia Como, dove il Pdl avrà in consiglio comunale 3 suoi esponenti contro i 20 che sosterranno il nuovo sindaco Mario Lucini. A Monza ha conquistato 4 seggi. Ma poi ci sono altri centri oltre i 15mila abitanti dove Pdl e Lega, a prescindere dall’essersi presentati divisi alle urne, perdono Abbiategrasso, Arese, Buccinasco, Cantù, Legnano, Lissone, Magenta, Desenzano, Palazzolo sull’Oglio, Castiglione delle Stiviere, San Donato Milanese, Tradate, Magenta. Un filotto che fa traballare uno dei principali serbatoi di voti sia per il Pdl sia per la Lega Nord.  L’arretramento si verifica anche in Veneto. Tra il pieno messo a segno dal Movimento Cinque Stelle (Mira e Sarego sono punte dell’iceberg) e la flessione di voti di Pdl e Lega succede che il centrodestra è costretto a lasciare San Giovanni Lupatoto. 

Il centro-sud. Il centrodestra perde Isernia in Molise e importanti centri in Abruzzo: Ortona, Montesilvano, Avezzano. Il berlusconiani cercano di resistere al trend nazionale in Puglia. Qui vincono a Trani (dopo aver perso Brindisi), ma hanno perso in centri popolosi come Gioia del Colle, Gallipoli, Bitonto, Gravina, Martinafranca, Tricase, Canosa. 

Le regioni rosse. Anche le sacche di resistenza nelle “regioni rosse” cedono. In Toscana andavano al voto 9 amministrazioni guidate dal centrodestra e ne restano solo 3. Il Pdl ha lasciato al centrosinistra perfino Lucca che dal Dopoguerra aveva avuto solo sindaci dc o ex dc o Camaiore (nella Versilia spesso simpatizzante del centrodestra). Nelle Marche cadono le isole azzurre Civitanova Marche e Porto San Giorgio.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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