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L’ipotesi di una tassa sugli animali domestici divide il Governo e scatena le reazioni delle associazioni dei consumatori le quali controbattono: Quelle per le bestie sono spese da dedurre


Tutti nell’occhio del redditometro. Di quello strumento cioè nato per rilevare le discrepanze tra reddito dichiarato e tenore di vita.
Si tratta in sintesi di un indice di ricchezza, e quindi di capacità contributiva, calcolato in base alla disponibilità di alcuni beni e servizi (auto, residenza, servizi, collaboratori, assicurazioni, imbarcazioni e tanto altro) utilizzati come coefficienti che fungono da moltiplicatori delle spese sostenute.
La somma tra prodotti, spese e coefficienti costituisce un reddito minimo dichiarabile da un contribuente, al di sotto del quale scattano i controlli fiscali mirati.
Questo è il punto di partenza. Il problema però nasce quando si va a vedere che cosa si va a mettere in quel grande contenitore chiamato redditometro.

Cani & gatti
Persa la battaglia ideologica sui cavalli, che quando non sono purosangue da corsa costano quanto un cane di razza, ormai definiti un bene di lusso sempre e comunque, ora si è passati all’attacco dei cani e dei gatti. E naturalmente si è scatenata, come era facile prevedere, una grande bagarre. Voci di dissenso anche all’interno dello stesso governo.
Lo stesso sottosegretario alla Salute Adelfio Elio Cardinale non solo si è dichiarato contrario all’inclusione delle spese mediche veterinarie nel redditometro ma anche invitato le varie associazioni animaliste ad azione collettive di protesta. E, inutile dirlo la Lav, l’Enpa, l’Oipa, la Lega nazionale per la difesa del cane e la Leida, non si sono fatte pregare due volte ed hanno indirizzato una lettera aperta al Presidente del Consiglio Monti, al Ministro della Salute Balduzzi dove esprimono la loro ferma opposizione all’introduzione delle spese veterinarie tra gli indicatori di ricchezza che l’Agenzia delle Entrate ha individuato nel nuovo redditometro sperimentale.
“Garantire cure veterinarie – si legge nella lettera aperta -e interventi di prevenzione quali vaccinazioni e sterilizzazione, costa spesso grande fatica alle famiglie italiane. Assicurare ciò non è né può certamente essere sintomo di ricchezza, bensì di attenzione, civiltà, e, come nel caso della sterilizzazione anche di scelta consapevole e volontà di dare un contributo concreto alla lotta al randagismo, contributo che peraltro fa risparmiare molto alla collettività.”

Veterinari in guerra
Dura, naturalmente, la reazione dell’Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi). “Siamo al surrealismo fiscale – ha detto Marco Melosi, il presidente Anmvi-, l’ennesima allucinazione del Fisco. Per la tutela animale l’Italia vanta una legislazione che offre a questi “esseri senzienti” le più alte garanzie di tutela penale. Il Governo italiano continua a lucrare sugli animali da compagnia, a considerare il cavallo un indicatore nel reddito, a ridurre le detrazioni sulle spese veterinarie per cani e gatti, ad aumentare le tasse portando l’Iva ai massimi livelli storici (21 per cento) sul loro cibo e sulle cure mediche degli animali da compagnia. La legislazione sulla carta, ricorda l’Anmvi, gli animali sono esseri senzienti tutelati dal Trattato di Lisbona dell’Unione europea; dalla Convenzione europea di Strasburgo; dalla Legge 281/1991 (Lo Stato tutela gli animali di affezione al fine di tutelare la salute pubblica e l’ambiente); dalla Legge 189/2004 (divieto di combattimenti e di utilizzo per pellicce); dal Codice penale (reato di maltrattamento, di uccisione, di abbandono); dalla Legge 201/2010 (reato di traffico di animali); dal Codice della strada (obbligo di soccorso animali) eda una moltitudine di leggi regionali; ordinanze ministeriali e comunali.

Quattro zampe di lusso
Ma è concepibile una tassa su un cane, si può considerare un animale domestico un bene di lusso? E, soprattutto, quanto deve costare poter avere un cane? Facciamo un po’ di conti insieme all’Unione consumatori. Partiamo da quello che è obbligatorio per legge: il microchip dal veterinario costa dai 30 ai 50 euro, alla Asl si spendono 8 euro più il costo dell’impianto del microchip che è variabile da struttura a struttura. Per le vaccinazioni si pagano 30 euro l’anno per effettuarne una, ma nei primi anni di vita dell’animale se ne devono fare all’incirca una decina tra richiami vari. Collare, guinzaglio e medaglietta costano in media dai 25 ai 50 euro. Solo di crocchette si può spendere dai 16 ai 40 euro al mese, per la carne intorno ai 72 (una scatoletta che si consuma nell’arco di un giorno costa in media 2,40 euro). Per una cuccia si sborsano dai 12 ai 40 euro, l’antiparassitario ne costa 30. A queste spese si possono aggiungere quelle relative ad un corso di addestramento (che può costare anche la bellezza di 1500 euro) e la pensione per il nostro amico a quattro zampe se non possiamo portarlo in vacanza con noi (15 giorni in “albergo” costano intorno ai 225 euro). E se poi volessimo comperare anche un giocattolino per il nostro Fido? Quelli destinati al suo divertimento possono costare dai 3 ai 20 euro l’uno. Tirando le somme i costi annuali per mantenere un cane si aggirano intorno ai 1700 euro, senza contare quelli una tantum e occasionali (270 euro circa).

Costi da dedurre
“Paragonare un essere vivente ad un bene di lusso -sostiene Alessandro Mostaccio del Movimento Consumatori-lascia stupefatti e preoccupa, per il modello culturale che ispira questo modo di pensare: completamente incentrato sul bene/avere e non teso sul benessere. Piuttosto, visti i costi che deve sostenere chi possiede un cane, una politica tesa a sviluppare relazioni, dovrebbe prevedere la possibilità di dedurre il più possibile le spese sanitarie e igieniche necessarie per i nostri animali e dovrebbe contemplare delle facilitazioni per contrastare l’abbandono soprattutto nei mesi estivi. Avere un cane è già un impegno fisico, economico e morale. Cerchiamo di non complicare, anzi facilitiamo, la vita delle persone che decidono di mantenere bene questo impegno. Chi si prende cura di un animale domestico fa bene non solo a se stesso, ma indirettamente a tutta la comunità”.

Quanto costa in un anno mantenerli

PRODOTTI E/O SERVIZI Spese da sostenere per unità Spese da sostenere
(prezzo medio in euro) annualmente (in euro)
• Vaccinazioni 30 30 (minimo una ogni anno) nei primi anni di vita ne sono contemplati all’incirca una decina compresi i richiami
• Toelettatura 30 360
Crocchette pacco 10 kg 16,67 200
• Scatoletta di carne 2,40 864
Pensione 15 al giorno 225 (per 15 giorni)
• Antiparassitario 30 30
TOTALE 1.709 EURO

Spese una tantum per i cuccioli

PRODOTTI E/O SERVIZI Costi da sostenere una tantum o occasionalmente (in euro)
• Microchip alla Asl 8 di registrazione + costo per l’impianto del microchip variabile da struttura a struttura
• Microchip dal veterinario dai 30 ai 50
Collare da 5 a 20
• Guinzaglio da 10 a 20
Medaglietta 10
• Cuccia dai 12 ai 40
Corso di addestramento dai 200 ai 1500
• Giocattolo dai 3 ai 20

tovato su: Il Denaro

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