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Le ”gravi vicende accadute nel Palazzo di giustizia di Milano lunedì scorso” sono “suscettibili di porre a rischio l’indipendenza dei giudici nelle decisioni che solo a loro spetta assumere”. Dopo l’intervento del vicepresidente del Csm, Michele Vietti, in una dichiarazione congiunta, arrivano le riflessioni dei componenti togati del Csm e i laici del Pd. Immediatamente e duramente criticate dal Pdl.

“Nella seduta di plenum di questa mattina – scrivono i sedici togati e i laici del Pd Guido Calvi e Glauco Giostra – abbiamo ritenuto per senso di responsabilità, in considerazione della grave crisi istituzionale e di vuoto politico che vive il paese in questo momento, di non discutere in Consiglio delle gravi vicende accadute nel Palazzo di giustizia di Milano lunedì scorso (i parlamentari del Pdl hanno invaso in pratica il Tribunale di Milano, ndr), suscettibili di porre a rischio l’indipendenza dei giudici nelle decisioni che solo a loro spetta assumere. Il Consiglio ha comunque ribadito espressamente il proprio fondamentale ruolo di tutela di tale indipendenza, patrimonio di ciascun magistrato. Come componenti del Consiglio vogliamo riaffermare  -prosegue la nota – che soltanto al giudice nel processo spettano le decisioni processuali e di merito secondo le norme di legge. A tale principio si sono attenuti i magistrati impegnati nei processi di cui oggi si discute”.

La replica dei colonnelli del Popolo della Libertà è affidata a Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, capigruppo uscenti alle Camere. “Il tribunale di Milano ha fissato un incredibile calendario di udienze proprio nei giorni in cui si dovrà procedere agli adempimenti costituzionali. Prendiamo dunque atto che, anche alla luce delle affermazioni appena espresse dai togati del Csm, ormai non si tratta più di una questione fra il presidente Berlusconi, i suoi legali e il tribunale di Milano, ma di una contrapposizione, se non una sfida aperta, lanciata da un preciso settore della magistratura, giudicante e inquirente, all’equilibrio politico-istituzionale nel suo complesso”. ”Palesemente i togati Csm nel momento stesso in cui si schierano con i laici Pd in aperto contrasto alle parole del presidente Napolitano (che ieri è intervento con una lunga nota in cui si chiedeva di garantire al leader del Pdl la partecipazione politica, ndr) mostrano l’estrema politicità che contraddistingue l’azione della magistratura milanese contro Berlusconi –  afferma Jole Santelli -. Qualsiasi parola che non sia di ossequio totale alla magistratura milanese costituisce bestemmia o reato di lesa maestà, anche se a non concedere il riguardoso inchino è stato il presidente della Repubblica nonché capo del Csm. La dichiarazione dei membri togati e laici in quota Pd del Csm costituisce senz’altro un ulteriore segno che da parte di alcuni magistrati ed alcune parti politiche ci sia tutta la volontà di stracciare qualsiasi regola democratica ed istituzionale pur di raggiungere il proprio scopo”.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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