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Anche il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ritiene un passo avanti l’istituzione della Dia a Bologna, “un fatto positivo, perchè si tratta di investigatori specializzati in queste indagini”. La Dia a Bologna, però, sarà solo una sezione, dipendente quindi da Firenze, avrà pochi uomini, circa dieci e non ancora selezionati, ma soprattutto non ha un luogo in cui insediarsi. “Proprio questa mattina nel corso di una riunione al Ministero dell’Interno – spiega Pietro Grasso – abbiamo parlato di questo tema e, risolti i problemi logistici, ci sarà questa istituzione”. Non sono ancora chiari però i tempi utili per insediare la Dia in regione. “Un organo in più sul territorio” aggiunge Grasso, il quale, in merito allo scarso numero di uomini che faranno parte della Direzione investigativa antimafia, ammette che “le forze sono quelle che sono, ma la Dia può prendere forza anche da altre sezioni del territorio”.

Questo pomeriggio nel palazzo a vetro di piazza Trento Trieste i magistrati della Dda, il procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso, e Pietro Grasso si sono incontrati in un vertice, terminato alle 17,30. Hanno fatto il punto sulla situazione regionale in tema di mafia. “La Dda di Bologna – ha spiegato Grasso – è una fucina da dove nascono iniziative, indagini, in maniera autonoma sui fenomeni del territorio. In passato l’input veniva dal sud, adesso la tendenza è cambiata. Si sono accesi i riflettori e si vedono ora persistenze e caratterizzazioni proprie. Si vedono i fenomeni, si mettono insieme e si iniziano a comprendere”.

E una delle domande che si pongono gli inquirenti riguarda chi oggi a Bologna ha preso il posto e il potere di Vincenzo Barbieri, ucciso lo scorso anno, e del suo braccio destro Ventrici, attualmente in carcere, mafiosi affiliati alla cosca Mancuso e per anni a Bologna. “A questo scopo sono rivolte le nostre indagini” spiega Alfonso.

Vincenzo Barbieri, ucciso nel marzo dello scorso anno, è stato per molto tempo in città. Trafficante di droga calabrese in regime di obbligo di dimora presso un lussuoso hotel del centro cittadino, il Baglioni, era già stato arrestato sotto le due torri per narcotraffico internazionale nel 2004. Nel 2009 abitava in quell’hotel in centro anche se aveva un attico in via Saffi. Ma la Squadra Mobile di Bologna fece scattare perquisizione per allentare la tensione ed evitare che si verificasse una faida tra due gruppi rivali, tra cui i Bellocco. Le indagini poi proseguirono e si intensificarono nel 2010. Gli inquirenti seguirono i traffici e gli affari di Barbieri e Ventrici, suo braccio destro, che si spostavano insieme e spesso incontravano persone in pieno centro. I due infatti erano interessati ad acquisire immobili a Bologna e in provincia. Ventrici, 39 anni, è ora detenuto a Caltanissetta dopo un arresto del gennaio dello scorso anno per narcotraffico, su ordine della Dda di Catanzaro. I due, possedevano numerosi immobili e altri beni in città di notevole valore e venivano aiutati anche da tre professionisti (un geometra, un commercialista e un avvocato). Ed ora, si chiedono gli inquirenti, chi ha preso il loro posto di padroni incontrastati? Chi ha conquistato il mercato illecito, e non solo, sotto le due Torri?

In merito, invece, alle possibili collusioni tra mafia e politica in regione, Grasso si dice “prudente”. “Sono facili affermazioni che possono essere smentite. Noi seguiamo il metodo Falcone: posiamo un piede e quando questo è stabile poggiamo l’altro. Le indagini sociologiche e su luoghi comuni non ci piacciono”.

“C’è una consapevolezza – ammette Grasso – di una presenza maggiore della mafia, però oggi si capisce e si indaga meglio”. Ed è proprio questo che il procuratore ha raccontato al teatro Duse di Bologna, davanti ad una platea molto giovane. Grasso, insieme al sindaco Virginio Merola, alla professoressa dell’Università di Bologna, Stefania Pellegrini e all’assessore alla cultura e allo sport in Regione, Massimo Mezzetti, ha presentato il suo libro: “Soldi sporchi”, scritto con il giornalista Enrico Bellavia. E il sindaco Virginio Merola, ringraziando il procuratore per la sua presenza, auspica di poter “contare su più cittadini possibili per lottare contro la criminalità mafiosa. La mafia non è un destino”.

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