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Non serve attendere di liberare da lacci e laccioli il nostro sistema economico per attuare lo sviluppo, è necessario piuttosto individuare i settori ove gli investimenti potranno portare il massimo incremento al fatturato Italia (Pil) e conseguentemente alla crescita dell’occupazione. Monti purtroppo ha usato due pesi e due misure in quanto si è fatto intimorire da Fondazioni, Partiti, Sindacati e Città del Vaticano, graziando le loro immense fortune dal prelievo Imu; un intervento riparatore è necessario. Come è necessario che il Governo intervenga autonomamente per azzerare i rimborsi elettorali, non si può accettare di chiedere enormi sacrifici a tutti e poi consentire ad alcuni soggetti privilegiati di utilizzare privatamente risorse pubbliche senza obbligo di rendicontazione e senza il rispetto delle norme fiscali. Se occorre trovare le risorse per lo sviluppo anche le istituzioni devono fare sacrifici. Per rimettere in moto la nostra economia bisogna varare, e subito, una legislazione di incentivi molto articolata. Ricordo una visita a Roma in cui l’economista Thurow disse: ”Fai qualchecosa, non stare seduto senza far niente!” erano i terribili anni ’70 poi superati. Nell’attuale situazione, bisogna coinvolgere soprattutto i capitali dei privati, in quanto, molti business attendono di essere raccolti nei comparti dei settori del turismo e delle infrastrutture urbane e nel manifatturiero avanzato. L’attività del turismo darebbe ulteriori incrementi al Pil se destagionalizzata, il settore deve poter lavorare tutto l’anno, un intervento legislativo sarebbe utile per finanziare fusioni e concentrazioni tra alberghi piccoli ed operatori del settore della salute (saune, massaggi, fanghi, diete personalizzate, sport, ecc.). La copertura finanziaria potrebbe avvenire da emissioni di prestiti obbligazionari erogati da banche specializzate nel campo; il governo potrebbe utilizzare le proprie risorse per le agevolazioni fiscali sulle fusioni, sul tasso dei prestiti, sulle agevolazioni IRES triennali, ecc.; riduzioni fiscali potrebbero anche essere applicate, nella stagione morta, alle tariffe di luce, gas, imu, ecc. Le agevolazioni sulle concentrazioni dovrebbero essere estese soprattutto ai settori minacciati dalla competizione europea. Progetti rilevanti, con l’aiuto finanziario dei privati, potrebbero altresì sorgere nelle numerose aree industriali dismesse nelle più belle zone di mare del meridione, realizzando porti turistici, officine meccaniche, capannoni di rimessaggio, parcheggi, alberghi autostrade telematiche ed autostrade reali per collegare queste grandi aree con le tangenziali e metrò delle grandi città dei d’intorni. Anche in questo caso le risorse finanziarie potrebbero venire dalle emissioni di obbligazioni bancarie finalizzate ai singoli progetti e collocate sul mercato con la garanzia dello Stato o delle Regioni. Così si distoglierebbero le banche dal lucro sul trading finanziario, che mortifica ed allontana il risparmio degli italiani, per riportarle nella sana economia reale, la sola, che può produrre ricchezza per le generazioni future. Una volta realizzati i progetti, le obbligazioni potrebbero contenere una o più opzioni, per essere convertite in azioni, per acquistare ad esempio un posto barca, o altri beni reali. I Comuni potrebbero, a loro volta, diventare attori dello sviluppo proponendo alle loro collettività progetti per il recupero dei centri antichi specialmente delle città che hanno moltissimi vani non abitati, che hanno bisogno di riqualificazione urbana, di ricostruzione di fabbricati fatiscenti, di campi sportivi, palestre, parcheggi sotterranei, ecc. tutti progetti da affidare a privati con risorse raccolte dal pubblico risparmio offrendo ai risparmiatori la conversione dei loro titoli in società delle varie attività menzionate che potrebbero avere ritorni economici interessanti. In questi casi andrebbe studiato per legge un efficace sistema di controlli con pene severe. Considerato il periodo di pesante recessione, sarebbe anche il momento di indurre le banche ad assumere partecipazioni nelle imprese per alleviare il pesante indebitamento esistente in molti settori fondamentali per la nostra economia. La finanza italiana trasformandosi in home banking potrebbe consentire alle imprese di correggere le strategie e trovare spazi di nuovo sviluppo, coprire i fabbisogni di investimento per le ristrutturazioni ed i rinnovi.

tovato su: Il Denaro

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