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Pensare che le strategie del Paese passino da un albergo a due passi da San Giovanni in Laterano, Roma, è piuttosto azzardato. I neo parlamentari del Movimento 5 Stelle arrivano alla spicciolata, sorridono, ripetono ai giornalisti quello che già avevano detto: “Nessun accordo con nessuno, siamo qui per conoscerci”.

In effetti si annusano a distanza, si conoscono tutti via meet up, ma si sono incrociati poche volte. Soprattutto erano discussioni online o riunioni regionali, ora è tutto pronto per le presentazioni. Si mescolano ai turisti, ma soprattutto devono fare gli esercizi per evitare la stampa: ognuno che entra viene circondato da telecamere, sommerso di domande più o meno sensate, fotografati e scannerizzati. “Sì, ce l’aspettavamo”, dicono, “doveva essere un incontro segreto, ce l’abbiamo fatta fino all’ultimo, poi i giornalisti fanno il loro mestiere e hanno scoperto che eravamo qui. Ma non c’è proprio niente da nascondere, se non che è il primo incontro ufficiale. Parleremo del risultato delle elezioni, della situazione politica, ma il nostro programma, il codice di comportamento, i nostri principi, restano quelli che abbiamo ripetuto in questi mesi. Alleanze? Ma quali alleanze”.

La prima ad arrivare è Marta Grande, 25 anni, eletta per la circoscrizione Lazio, il nome più chiacchierato per una eventuale presidenza della Camera, ma che da giorni centellina le dichiarazioni alla stampa. Volto pulito, solo un filo di trucco, non si lascia incastrare dalle domande e si siede nel fondo della sala ad aspettare di fare gli onori di casa con i parlamentari che arrivano da tutta Italia. Davide Bono, consigliere regionale accompagna il gruppo del Piemonte: “Ma li avete visti?, – sussurra agli altri, – titolano tutti che si prepara il “conclave” di Beppe Grillo”. Poi una risata, ma la tensione è alle stelle. Si aprono i lavori e nessuno sa bene di cosa si parlerà, solo cominceranno gli accordi, bisognerà mettersi al lavoro e non farsi trovare impreparati. Nel giro di poche ore arrivano Riccardo Fraccaro dal Trentino Alto Adige, Alfonso Bonafede dalla Toscana e Dalila Nesci dalla Calabria. Poi a decine, sorridono timorosi, jeans e maglietta, qualcuno azzarda una camicia. Hanno zaini con le spillette del Movimento e sciarpe colorate. La domanda è sempre la stessa: “Perché non rispondete alle domande? I cittadini vogliono conosocervi”. E una risposta: “Ci sarà tempo, almeno cinque anni”. Quindi il governo durerà molto? “No, aspettate. Ne parleremo oggi”.

di Martina Castigliani ed Emiliano Liuzzi

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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