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“Lieto di dare un utile contributo all’accertamento della verità processuale“. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato una lettera al Presidente della Corte d’Assise di Palermo “con la quale ha sottolineato che sarebbe ben lieto di dare, ove ne fosse in grado, un utile contributo all’accertamento della verità processuale, indipendentemente dalle riserve sulla costituzionalità dell’art. 205, comma 1, del codice di procedura penale espresse dai suoi predecessori”. A riferirlo è una nota del Quirinale che aggiunge: “Il Presidente ha nello stesso tempo esposto alla Corte i limiti delle sue reali conoscenze in relazione al capitolo di prova testimoniale ammesso”.

Nei giorni scorsi a Napolitano era arrivata la richiesta di deporre come testimone al processo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e le istituzioni. A deciderlo è stato il presidente della Corte d’Assise Alfredo Montaltoche ha quindi accolto le richieste dell’accusa rappresentata in aula dal pm Nino Di Matteo. La corte d’Assise dovrà traslocare al Quirinale per chiedere a Napolitano cosa intendesse dire il suo (ora defunto) consigliere Loris D’Ambrosio quando in nella lettera del 18 giugno 2012, rivelava al capo dello Stato il timore di “essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi”. Solo su questi argomenti, solo a queste domande il testimone sarà obbligato a dire la verità. Anche perché come è noto il Quirinale ha ottenuto la distruzione delle telefonate con l’ex inquilino di Palazzo Madama,Nicola Mancino, imputato nel processo per falsa testimonianza. Conseguenza della sentenza della Consulta per cui il presidente della Repubblica non è mai intercettabile

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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