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Una seduta del Csm

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano difende l’intervento del governo in materia di carceri: ”E’ stato opportuno e realistico, innanzitutto in sede di Governo, partire da provvedimenti funzionali a un rapido miglioramento delle condizioni del servizio giustizia, con riferimento, tra l’altro, all’autentica emergenza sociale e umanitaria insorta nelle carceri”. Napolitano è intervenuto al Consiglio superiore della magistratura. Dopo aver sottolineato “il positivo mutamento dell’atmosfera” riguardo alla possibilità di un confronto sui temi della giustizia, il presidente ha aggiunto che è stato “opportuno” affrontare “scelte che possano collocarsi in una prospettiva di più lungo termine di vera e propria riforma, comprensiva anche di delicati aspetti costituzionali”.

Napolitano ha affrontato anche il tema delicato delle carriere dei magistrati. La scelta delle toghe destinate a ricoprire inarichi direttivi e semidirettivi deve essere operata “nell’esclusivo rispetto dei parametri della capacità professionale e organizzativa, dell’attitudine al ruolo, dell’autorevolezza e della vocazione a motivare i magistrati addetti all’ufficio”, ha affermato. Questo anche per evitare la percezione che alcune delle nomine “siano condizionate da logiche spartitorie e trasversali, rapporti amicali, collegamenti politici”. Le procedure per nominare i capi degli uffici giudiziari devono essere “velocizzate, come è meritoriamente accaduto per l’incarico di procuratore della Repubblica a Roma conferito, con massimo consenso, a Giuseppe Pignatone, magistrato le cui qualità personali e professionali sono a tutti note”.

Davanti al Csm, il presidente della Repubblica ha ribadito la sua critica all’eccesso di “esternazioni” e all’assunzione di incarichi politici da parte dei magistrati. Secondo Napolitano “a disorientare i cittadini contribuiscono, come da tempo rilevo, alcune tipologie di condotta che innescano periodicamente spirali polemiche e acuiscono molteplici tensioni”. In particolare, le “esternazioni esorbitanti i criteri di misura, correttezza espositiva e riserbo”, nonché “l’inserimento nei provvedimenti giudiziari di riferimenti non necessari ai fini della motivazione e che spesso coinvolgono terzi estranei”. Nel mirino del presidente anche “l’assunzione, quando inopportuna, di incarichi politici e alla riassunzione di funzioni giudiziarie dopo averli svolti o essersi dichiarati disposti a svolgerli”. Secondo il Presidente, “condotte del genere possono incidere sull’immagine di terzieta’ che deve assistere ciascun magistrato con riguardo al concreto esercizio delle sue funzioni”.

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