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Si confermano il convinto sostegno politico del premier Recep Rattip Erdogan e l’economia in vertiginosa crescita di una nazione giovane ma ormai ben più che emergente i punti forti della candidatura olimpica di Istanbul per i giochi del 2020. Al Comitato olimpico turco le turbolenze regionali non fanno paura e il ruolo di ponte fra Occidente e Islam che sta cercando di impersonare la Turchia è considerato un ulteriore motivo di appeal per convincere il Cio a piazzare i cinque cerchi sulle due sponde del Bosforo. Queste indicazioni sono state date da uno dei due vicepresidenti del Comitato olimpico nazionale turco (Noct), Hasan Arat, che mercoledì scorso ha depositato a Losanna la candidatura di Istanbul, ora in concorrenza con Madrid, Tokyo, Doha e Baku. Ma non piu’ con Roma, ritiratasi dalla corsa. Una defezione che Arat non ha voluto commentare: “Istanbul 2020 non risponderà a nessuna domanda su qualsiasi altra città candidata – premette il dirigente – Siamo focalizzati sul nostro lavoro”. “Questo è il momento giusto per Istanbul, abbiamo l’appoggio al 100 per cento del nostro governo e una forte base finanziaria su cui costruire”. Di recente il Fondo monetario internazionale ha annunciato che l’economia della Turchia nel 2011 è cresciuta dell’8,3 per cento, rendendoci l’economia in più rapida crescita in Europa. “Il nostro Pil – aggiunge Arat – ci pone al 16/o posto nel mondo e la Turchia è stato l’unico paese dell’Ocse ad avere un rating per il credito aumentato durante l’attuale crisi finanziaria”. “A Istanbul – dice Arat riferendosi implicitamente a quelle fallite per le quattro edizioni dal 2000 al 2012 – in particolare c’è stata dal 2004 una spesa annua di 1,2 miliardi di dollari per il miglioramento delle infrastrutture per i trasporti: la città si è trasformata rispetto alle precedenti candidature. Istanbul sarà uno spettacolare scenario per il più grande spettacolo della terra”. Il numero due del Noct prevede che Istanbul 2020 creerà un’inestimabile eredità per la giovane, dinamica, ambiziosa popolazione della Turchia. “Abbiamo 20 milioni di under-20 e – dice – quasi il 50 per cento della popolazione è under-25. Abbiamo bisogno di una lascito olimpico per loro”. Alla richiesta di ammettere qualche punto debole, Arat esorta a non tener conto del passato: “Questa è una nuova candidatura per la Turchia, il culmine di venti anni di esperienza con miglioramenti fatti ad ogni passo. Abbiamo ascoltato il Cio e abbiamo imparato la lezione. Istanbul 2020 sarà un ponte verso un futuro unito. Quale altra città potrebbe far svolgere i Giochi su due continenti allo stesso tempo? La Turchia è una nazione laica, democratica, islamica e vogliamo offrire al movimento olimpico l’opportunità storica di sfruttare la comprovata passione per lo sport della regione ad ogni livello: da una popolazione giovane che cerca opportunità per giocare e praticare sport, a gruppi famosi nel mondo che vedono nello sport il trampolino di lancio per la loro prossima fase di sviluppo”.

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