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Il giudice del lavoro ne dispone la reintegra d’urgenza, ma le viene negato l’accesso: è quanto accade stamani a Paola Rotondo, terapista della riabilitazione, uno degli operatori sanitari del sistema carcerario napoletano che si sono trovati tagliati fuori dall’inizio di quest’anno, senza alcuna comunicazione formale. La terapista è in servizio presso l’Ospedale psichiatrico giudiziario (in sigla Opg) e stamani si è recata al centro di salute mentale dell’Ospedale San Paolo, da cui dipende l’Opg. Ma l’accesso le è negato malgrado la sentenza di reintegro pronunciata a seguito del ricorso d’urgenza promosso dall’avvocato Patrizia Kivel Mazuy, legale dei professionisti del settore sanitario rimasti senza lavoro. “A questo punto – spiega l’avvocato – agiremo anche penalmente, considerato che non si ottempera a un’ordinanza della magistratura. Alla dottoressa Rotondo – continua l’avvocato – è stato negato l’accesso sostenendo che il presidio sanitario dal San Paolo era ancora in attesa di disposizioni, malgrado la sentenza favorevole”. Nelle scorse settimane il magistrato Laura Liguori, della sezione lavoro del Tribunale di Napoli, aveva già ordinato la riammissione in servizio della farmacista Vincenza Iannace (in servizio al carcere di Poggioreale e all’Ospedale psichiatrico giudiziario di Secondigliano), condannando la Asl Napoli 1 alle spese di giudizio, accogliendo dunque il ricorso d’urgenza presentato ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile. Ora questa pronuncia è stata impugnata. “E noi, da parte nostra – aggiunge l’avvocato Kivel Mazuy – abbiamo già impugnato altri due provvedimenti con cui altrettante istanze di reintegro al lavoro sono state invece respinte”. La normativa con la quale è nato il rapporto lavorativo dei medici carcerari napoletani, interrotto dalla Asl Napoli 1 all’inizio del 2012, è quella prevista dalla legge 740 del 1970, un testo che consentiva l’attribuzione di incarichi e convenzioni con medici per prestazioni sanitarie in carcere “in regime di convenzione”, precisa il legale dei sanitari che aggiunge, “per questi tipi di rapporto lavorativo regolati dalla legge 740 non è previsto alcun termine”. In effetti nelle altre carceri della Campania i sanitari con lo stesso tipo di rapporto di lavoro sono rimasti a svolgere la loro regolare attività anche all’inizio di quest’anno. I ricorsi secondo l’articolo 700 del codice di procedura civile sono stati presentati anche per evitare che il consolidarsi dei rapporti con i sanitari delle guardie mediche, utilizzati da gennaio in sostituzione dei professionisti messi da parte, possa ulteriormente pregiudicare la posizione lavorativa di coloro che erano in servizio fino al 2011.

tovato su: Il Denaro

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