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Gli Usa non abbassano la guardia nei confronti della Siria. ”Non tollereremo misure dilatorie” da parte del regime di Bashar al Assad, ha fatto sapere il segretario di Stato americano John Kerry, dopo avere incontrato a Parigi  il presidente François Hollande e i ministri degli Esteri di Francia e Gran Bretagna, Laurent Fabius e William Hague. Il capo della diplomazia Usa ribadisce che l’intervento armato è una possibilità che gli Stati Uniti non hanno ancora escluso del tutto. Nel caso in cui Damasco “verrà meno ai suoi doveri, ci saranno delle conseguenze. Se la diplomazia dovesse fallire, l’opzione militare è sempre sul tavolo”. Kerry ha usato parole dure nei confronti del presidente siriano Assad, che agli occhi di Washington avrebbe “perso ogni legittimità”.

Le parole del segretario di Stato sono pronunciate al termine di un vertice con François Hollande e i ministri degli esteri degli alleati Francia e Gran Bretagna. Dall’incontro è emersa una linea comune nei confronti della crisi siriana: è stata definita “essenziale” l’approvazione di una risoluzione Onu “forte e vincolante”. Non solo. I capi delle diplomazie dei tre Paesi alleati hanno auspicato “un calendario preciso” per il controllo e lo smantellamento dell’arsenale chimico del regime siriano. Il ministro francese si è mostrato più cauto del collega americano. “In Siria la soluzione è politica, non militare”, ha detto Laurent Fabius, che però poi ha precisato: “Ci saranno conseguenze serie se la risoluzione Onu sulla Siria non sarà applicata”. Domenica Hollande aveva accelerato sui tempi di una delibera delle Nazioni Unite: “Una risoluzione all’Onu potrebbe essere votata entro la fine della prossima settimana”. “L’intesa tra Stati Uniti e Russia è una tappa importante, ma non un punto di arrivo”, aveva aggiunto il presidente francese. “L’opzione militare deve rimanere”.

L’incontro di Parigi arriva pochi giorni dopo l’intesa raggiunta tra Kerry e l’omologo russo Sergei Lavrov: l’intesa prevede che Bashar al Assad dovrà consegnare una lista delle sue armi chimiche entro una settimana, mentre l’intero arsenale, almeno secondo quanto richiesto da Washington, dovrà essere distrutto entro metà 2014. Il ministro degli Esteri russo insiste sulla linea della soluzione diplomatica e compie un’inedita apertura nei confronti dei ribelli siriani. “Siamo pronti a ricevere a Mosca il leader della Coalizione nazionale siriana all’opposizione”, ha fatto da sapere Lavrov, che però ha aggiunto: “ ”E’ arrivato il tempo non più di convincere ma di costringere l’opposizione siriana a partecipare al tavolo del negoziato”.

Il vertice francese si è svolto nel giorno della pubblicazione del rapporto degli ispettori Onu sull’uso di armi chimiche il 21 agosto in Siria. La relazione è stata già consegnata al segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-Moon. Lo ha fatto sapere il portavoce Martin Nesirky. Il documento è stato presentato dal capo del team di esperti, lo svedese Ake Sellstrom, e nel corso della giornata il segretario generale aggiornerà il Consiglio di sicurezza sui contenuti del rapporto durante una sessione a porte chiuse. Più tardi il documento sarà presentato anche ai 193 membri dell’Assemblea generale. Venerdì Ban Ki-moon aveva dichiarato di ritenere che ci sarebbero state prove schiaccianti dell’uso di armi chimiche nell’attacco che vicino a Damasco ha ucciso centinaia di persone.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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