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I servizi pubblici che siano insufficienti, difettosi o inquinati determinano una chiara e palese responsabilità della Pubblica Amministrazione, in quanto sono fonte non solo di danni alla salute, ma anche alla vita di relazione. A stabilirlo un’inaspettata sentenza del Tar Lazio, precisamente la n. 664 del 2012 che ha disposto che i Ministeri della Salute e dell’Ambiente risarciscano con 100 euro i fruitori di acqua di varie regioni come il Lazio, la Toscana,il Trentino Alto Adige, la Lombardia e l’Umbria.

FATTO ILLECITO
L’organo di legittimità, difatti, ha statuito che il fatto illecito, costituito dall’esposizione dei cittadini del servizio idrico ad un fatto di rischio, nel caso specifico la presenza nel liquido dell’arsenico oltre i limiti consentiti dall’Unione Europea, determina un danno non patrimoniale complessivamente risarcibile, a titolo di danno biologico, morale ed esistenziale, per l’aumento di probabilità di contrarre gravi infermità in futuro e per lo stress psico-fisico e l’alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti alla ritardata ed incompleta informazione del rischio sanitario.

TARIFFA PROPORZIONALE
L’acqua fornita ai cittadini, quindi, sempre secondo l’organo giudicante, deve essere salubre e, per di più, la tariffa legata proprio alla qualità di essa deve essere senza ombra di dubbio equa e proporzionale.
La direttiva numero 98/83/CE, recepita con il decreto legislativo 2 febbraio 2001 numero 31, prevede, difatti, relativamente alla qualità delle acque destinate al consumo umano, la deroga dei limiti previsti dalla concentrazione ti talune sostanze tossiche e nocive, da adottarsi nell’ambito di un valore massimo ammissibile quando non sia possibile l’approvvigionamento d’acqua con altro mezzo congruo e purché ciò non rappresenti un potenziale pericolo per la salute umana.

OLTRE LE DEROGHE
Nonostante tali deroghe e il divieto espresso da parte della Commissione Europea di modificare tali parametri, i livelli di arsenico sono arrivati fino al 50ug/1, rispetto ai 20 previsti. Per di più per circa due settimane, secondo il ricorso presentato dai ricorrenti, gli stessi sarebbero stati tenuti all’oscuro dei pericoli legati al consumo delle acque contaminate, in quanto solo dopo tre settimane il Ministero della Salute, di fronte alla minaccia dell’apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per la mancata comunicazione alla popolazione, avrebbe inviato alle Regioni la comunicazione che abolirebbe la deroga che portava a 50 microgrammi per litro la concentrazione massima di arsenico nelle acque destinate al consumo umano.

ORDINANZE D’URGENZA
Per tali motivi i sindaci di ben 128 dei Comuni interessati hanno deciso di adottare alcune ordinanze di necessità ed urgenza, al fine di proibire alla popolazione il consumo dell’acqua potabile fino al ripristino della potabilità, senza però disporre un’equa riduzione delle tariffe dell’acqua imposte ai cittadini ed hanno iniziato,così, ad attivarsi con le Regioni per rimediare al pericolo che è, pertanto, stato conosciuto dai cittadini soltanto attraverso la pubblicazione dei provvedimenti.
Nel ricordo, insomma, i ricorrenti non solo lamentano il rischio che viene corso ogni giorno e la mancata, nonché tempestiva, conoscenza dello stesso, ma anche che la tariffa dell’acqua deve senza dubbio essere considerata “corrispettivo” del servizio idrico prestato e, pertanto, è determinata tenendo in considerazione la qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, nonché delle opere e degli adeguamenti necessari, cosi com’è statuito anche da una sentenza della Consulta, precisamente la n. 335 del 2008.

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