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Voto segreto o voto palese per la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi: la giunta del regolamento del Senato non decide, anzi, continua ma senza l’approvazione del Pdl. La causa è la richiesta del Popolo delle Libertà di sospendere l’organismo dopo le motivazioni della Corte d’appello di Milano sui due anni di interdizione ai pubblici uffici disposta per il Cavaliere: “La corte d’appello di Milano – dice Francesco Nitto Palma, uscendo dalla riunione – ha appena detto che l’incandidabilità è una sanzione amministrativa e pertanto e non è retroattiva, quindi dà ragione a noi e non c’è motivo di andare avanti”. Palma non è stato naturalmente l’unico berlusconiano a “usare” la nuova pronuncia dei giudici. L’effetto della sospensione, invece, è che il voto sulla decadenza rischia di andare a babbomorto.

E si era già capito in precedenza, quando lo scontro si era già materializzato in conferenza dei capigruppo di palazzo Madama sulla vicenda della decadenza di Silvio Berlusconi. Nel calendario dei lavori del Senato il voto sulla decadenza non è previsto fino al 22 novembre. Secondo quanto riferito al termine della riunione, il presidente dei senatori Pdl Renato Schifani avrebbe avanzato dubbi legittimità sui compiti propri della Giunta del Regolamento su una questione di questa natura. Sel, con Loredana De Petris, avrebbe chiesto di non rinviare oltre la decisione, paventando anche manovre dilatorie da parte del Pdl. Quanto al fatto che all’appello in Giunta potrebbe mancare Karl Zeller (Svp), bloccato per uno sciopero in arrivo in ritardo nella capitale, la presidente del Misto-Sel taglia corto: “Siamo al ridicolo. Noi siamo perché si voti oggi”. La conferenza dei capigruppo non ha comunque calendarizzato il voto dell’aula sulla decadenza perché l’orientamento del presidente del Senato Pietro Grasso sarebbe quello di aspettare la pronuncia della Giunta del Regolamento.

L’altro scenario possibile è che la Giunta decida di non esprimersi sulla modifica del regolamento lasciando al voto dell’Aula il compito di decidere le modalità di voto. Sembra tramontata la possibilità di una modifica del regolamento per rendere obbligatorio il voto palese in casi come quello che riguarda Berlusconi (ipotesi caldeggiata da M5S e Pd). L’orientamento maggioritario sarebbe quello di confermare il voto segreto, prassi adottata in passato quando si trattava di esprimersi su vicende che riguardavano i singoli senatori.

“Il M5S si esprimerà per il voto palese sulla decadenza di Berlusconi”, ha confermato Beppe Grillo arrivando a Montecitorio, spiegando che “è una vergogna l’ipotesi che noi possiamo fare una cosa diversa”. Mentre il vicepremier Angelino Alfano ha dichiarato al Polo Tuscolano della Polizia di Stato che “abbiamo sempre la speranza che il Pd abbia una posizione che rispetti il principio di non retroattività delle norme penali e, comunque, di quelle afflittive”, senza aggiungere altro rispetto alle possibili ripercussioni sul governo nel caso il Senato voti a maggioranza per la decadenza dell’ex premier.

Replica Danilo Leva, responsabile Giustizia del Pd: ”Si ponga fine a manovre dilatorie di vario genere e si voti la decadenza. Per il Pd non ci sono problemi, sia che si tratti di voto segreto o palese”. Sul problema della decadenza di Berlusconi non c’è dialogo tra Pd e Pdl. Quest’ultimo, nonostante le divergenze tra lealisti e governativi, resta unito nella difesa del suo leader.

Linda Lanzillotta, Scelta Civica, vicepresidente del Senato, il cui voto potrebbe rivelarsi decisivo in Giunta, si è schierata con Pdl, Lega e Gal (il gruppo Grandi autonomie e libertà) a favore del voto segreto e contro modifiche del regolamento: ”Sono contro le leggi ad personam e anche contro quelle contra personam”. Secondo alcune indiscrezioni, lo stesso Berlusconi potrebbe tuttavia chiedere il voto palese in Aula per evitare imboscate da parte dell’ala governativa del Pdl, convinto che il voto sulla sua decadenza equivale alla resa dei conti dei rapporti con il Pd e con il governo di larghe intese.

Dichiara a Radio 24 Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera: ”Le regole dicono voto segreto. Non si cambia il regolamento a partita iniziata. Il Pd ha paura dello scrutinio segreto. Se si votasse, se si voterà, quando si voterà, a scrutinio segreto e se passasse la libertà di coscienza, cioè Berlusconi non decaduto, il Pd si spacca”.

Il Pdl resta unito sulla difesa del Cavaliere dal presunto ”accanimento giudiziario” malgrado le divergenze sul ritorno a Forza Italia e sul destino dell’esecutivo guidato da Enrico Letta. ”I sottoscritti consiglieri nazionali si riconoscono nella leadership di Berlusconi, ovviamente a cominciare da me. Questo sarebbe il primo rigo di ogni documento che io dovessi sottoscrivere”, dichiara Alfano. Nessuna raccolta di firme perciò da parte dell’ala governativa del Pdl per dimostrare la propria consistenza in vista del Consiglio nazionale fissato all’8 dicembre che dovrà dare via libera alla nuova Forza Italia.

Precisa il segretario del Pdl che decadrebbe dal ruolo con la rinascita di Forza Italia: ”Il dubbio non riguarda il ruolo di Berlusconi e l’oggetto del dibattito non è neanche il nome di Forza Italia, che richiama anni bellissimi. Ci sono altre questioni su cui crediamo si debba discutere a livello nazionale e che porremo all’attenzione dell’opinione pubblica, oltre che del nostro movimento politico nei prossimi giorni”. Per quanto riguarda la leadership del centrodestra nell’eventualità di elezioni anticipate, arriva l’ennesima smentita di Marina Berlusconi: non ha intenzione di raccogliere l’eredità politica del padre.

Prende posizione pure Barbara Berlusconi con una intervista all’Huffington Post: ”La condanna di mio padre è infame e infamante. E’ da tutti riconosciuto come un grande imprenditore, ha creato decine di migliaia di posti di lavoro, ha segnato una fase della storia politica del nostro Paese che non si è ancora conclusa e non può essere considerato un criminale”. Conferma come sua sorella di non avere alcuna intenzione di assumere incarichi politici.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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