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Torna in carcere Chelsea Manning, ex analista dell’intelligence militare statunitense che continua a rifiutarsi di testimoniare in un’indagine su Wikileaks e sul suo fondatore Julian Assange. Il giudice distrettuale degli Stati Uniti Anthony Trenga ha accusato Manning di oltraggio alla corte e ha stabilito che dovrà restare nel centro di detenzione di Alexandria, in Virginia, finché cambierà idea o per tutta la durata del mandato della giuria, che scade tra 18 mesi. Inoltre è stato stabilito che sarà multata di 500 dollari ogni ventiquattrore dopo 30 giorni e di mille ogni ventiquattrore dopo 60 giorni. Ma l’ex talpa di Wikileaks non ha intenzione di demordere: “Preferisco morire di fame piuttosto che cambiare idea”, ha detto alla Corte. L’ex analista, però, si è anche detta ottimista su un ricorso presentato dai suoi legali per evitarle di rientrare in carcere, sottolineando che ora sono note più informazioni.

L’ex militare statunitense, che aveva fornito a Wikileaks centinaia di migliaia di documenti top secret poi diffusi e pubblicati su Internet, soltanto pochi giorni fa era stata rilasciata dalla stessa prigione dove aveva scontato 62 giorni di detenzione per lo stesso motivo. Il governo degli Stati Uniti ha accusato Julian Assange di aver cospirato con l’allora soldato Bradley Manning per far trapelare migliaia di documenti militari e diplomatici riservati. Condannato a 35 anni di carcere, Manning nel frattempo ha cambiato sesso ed è stata rilasciata nel 2017 dopo che l’ex presidente Barack Obama ha commutato la sua pena. Proprio durante i sette anni di carcere, aveva di diventare donna sottoponendosi a un trattamento ormonale e cambiando il nome in Chelsea.

L’articolo Manning non testimonia su Wikileaks e torna in carcere: “Meglio morire di fame” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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