2020, l’anno senza circuiti cittadini

Formula 1 Sport

[Rassegna stampa] – Montecarlo, Baku, Singapore, Melbourne: diversi circuiti cittadini o semi-cittadini previsti nel calendario originale della stagione 2020 sono saltati per l’impossibilità di conciliare i costi di organizzazione, la tempistica e il mancato apporto della biglietteria.

“La pandemia da coronavirus ha spazzato via dal Mondiale 2020 le gare che si dovevano disputare nei circuiti cittadini. Sono molteplici i motivi che hanno spinto gli organizzatori locali a rinunciare a questi GP e sono tutti legati alla necessità di correre senza pubblico sugli spalti per evitare assembramenti e contatti con il mondo della Formula 1 che ha deciso di riprendere a viaggiare ma protetto da una bolla sanitaria. Oltre alla difficoltà di “blindare” le città dove si intende correre, creando difficoltà alla popolazione senza per altro offrire in cambio un ritorno economico legato alla presenza degli appassionati, la principale ragione è ovviamente di natura economica: organizzare un gran premio in città ha un costo extra che si aggira intorno ai 15 milioni di euro. Sono quelli che vanno spesi per allestire i box, montare protezioni, tribune, riasfaltare il tracciato, e nel caso di Singapore anche realizzare l’impianto di illuminazione artificiale (1.600 proiettori). I costi ovviamente variano in relazione alla lunghezza del tracciato (si va dai 3,8 km di Monte Carlo ai 6 di Baku) e alle difficoltà di montaggio delle varie infrastrutture. Problemi sconosciuti per i circuiti permanenti. Per farsi un’idea, a Marina Bay si comincia a lavorare a maggio per il GP da sempre in calendario nella seconda metà di settembre, aprendo le porte a un maxi magazzino di 38.130 metri quadrati che contiene tutto ciò che occorre ad allestire la tortuosa pista (23 curve) che corre lungo 5 km tra i luoghi più suggestivi della città Stato equatoriale. Un costo insostenibile con il botteghino chiuso, basti pensare che nel 2019 Singapore registrò tra giovedì e domenica 268 mila spettatori! Liberty, infatti, ha concesso di non pagare quanto pattuito dal contratto (ai team andranno soltanto i soldi ricavati dai diritti televisivi) ma nessuna altra forma di agevolazione tranne il fatto di prolungare automaticamente l’accordo per un altro anno. Per Liberty cancellare queste corse ha costituito uno smacco perché contrasta con la sua filosofia di fondo che è stata in questi anni quella di cercare (per la verità senza molto successo) di ampliare l’offerta di circuiti cittadini“.Andrea Cremonesi, La Gazzetta dello Sport



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