60 anni di coupé Mazda, dalla R360 alla RX-8

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Mazda ha collezionato nel corso di 60 anni una lunga serie di vetture coupé che hanno contraddistinto il marchio giapponese anche per una certa dose di coraggio. Se ne sono viste di ogni tipo, dalle linee minute del primo modello fino ai muscoli della RX-8, passando per i vari stili che si sono avvicendati nel corso dei decenni: le linee eleganti degli anni ’70, le definizioni secche degli anni ’80 fino alla maggiore sinuosità delle vetture degli anni ’90.

La prima Mazda a corrispondere ai canoni delle coupé fu la Mazda R360, una due porte lunga 2,96 metri, pratica e accessibile ma anche divertente da guidare, in quanto la più leggera della sua categoria. Fu subito un successo, catturando nell’anno del suo lancio, il 1960, il 65% del fiorente segmento giapponese delle kei car e il 15% del mercato interno totale. Nel 1962 alla gamma si aggiunse la Mazda Carol P360 coupé, con passo più lungo e motore a quattro cilindri, con altrettanto successo.

Pure il primo modello ad alte prestazioni dell’azienda fu una coupé. Più spinta della R360, che non aveva velocità di punta troppo spinte, la Mazda Cosmo Sport/110S presentata per la prima volta al Tokyo Motor Show del 1964 sarebbe arrivata sul mercato nel 1967 come primo modello di serie al mondo con motore a doppio rotore – il secondo disponibile in commercio spinto da un rotativo Wankel. Dalla Cosmo è partita l’epoca delle anticonvenzionali coupé sportive Mazda a motore rotativo, con un impegno attivo nel mondo delle competizioni sportive.

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La grande svolta nelle vendite internazionali di Mazda sarebbe arrivata con le gamme Familia/R100 e Capella/616/RX-2 – progenitrici rispettivamente di Mazda3 e Mazda6 – insieme a Grand Familia/818/RX-3. A partire dal 1968, la Mazda rese globale il suo rotativo con questi modelli, e il loro design ispirato allo stile italiano fu apprezzato dalla clientela europea. Ancora più sorprendente fu la coupé Mazda Luce R130 introdotta nel 1969: disegnata in Bertone da Giorgetto Giugiaro, era l’unica Mazda con motore rotativo a trazione anteriore ed è ora un modello ricercato dai collezionisti.
La Luce R130 lasciò il posto nel 1972 alla Mazda RX-4. Proposta come modello lussuoso e sportivo, la versione coupé hardtop era disponibile con un rotativo anti-pollution, che migliorava le emissioni e i consumi di carburante. Il suo motore si sarebbe visto anche su RX-3 e Mazda Cosmo/RX-5, lanciate nel 1975 come coupé e fastback. Le prestazioni delle coupé RX rotative da 110-135 CV, con un peso compreso fra 900 e 1.100 kg. Nel 1978 arrivò la Mazda RX-7, il cui design a forma di cuneo presentava un lunotto in vetro avvolgente. Sotto il cofano della prima vera auto sportiva Mazda di massa c’era un motore rotativo completamente riprogettato. Con circa 811.000 esemplari prodotti, la RX-7 rimane l’auto a motore rotativo più popolare della storia.
Meno nota a chi non ha mai giocato a Gran Turismo è la Eunos Cosmo, una coupé sportiva di lusso prodotta dal 1990 al 1995 solo per il Giappone. Era l’unico modello di serie con motore a tre rotori; il suo biturbo “20B-REW” da 300 CV è stato anche il rotativo di produzione dalla maggiore cilindrata di sempre. Aveva un sistema di navigazione GPS integrato e un display touchscreen: notevole, per l’epoca. Anche la Autozam AZ-1, è stata vista solo in Giappone; peccato, perché con un peso di soli 720 kg, questa kei car a motore centrale sviluppata sotto Toshihiko Hira avrebbe interessato il pubblico europeo. Il modello aveva porte ad ali di gabbiano e limite del fuorigiri a 9.000 g/min.

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La Mazda 323F (1989-98) è stata invece una delle prime crossover, essendo una cinque posti adatta alle famiglie, dalla forma di coupé sportiva a cuneo con fanali a scomparsa. Pure la Mazda Xedos 6 (1992-99) ha mostrato un mix tra una coupé di lusso e una berlina di medie dimensioni. A chiudere il cerchio è stata la Mazda RX-8 (2003-12), una ‘quad coupé’ a due file di sedili con porte freestyle, molto popolare per il suo animo sportivo. La RX-8 ha rappresentato al meglio la famiglia delle rotative Mazda, e per molti neo-patentati durante la sua presenza in listino ha rappresentato l’auto da sogno.

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