Alfa Romeo ES 30, l’incompiuta

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L’Alfa Romeo ES-30 (Experimental Sportscar 3.0 litres), più nota come SZ (Sprint Zagato), è una vettura prodotta dalla casa di Arese in numero limitato di esemplari, con la partnership della Zagato che si occupava anche dell’assemblaggio nel proprio stabilimento di Terrazzano di Rho, alle porte di Milano. Ne fu commercializzata anche una versione cabriolet, la RZ.Quando Stefano Iacoponi, responsabile della progettazione dell’ Alfa – Lancia, finisce di parlare con i cinquecento giornalisti che seguono in attonito silenzio la conferenza stampa organizzata alla vigilia dell’inaugurazione dell’edizione 1989 del salone dell’auto di Ginevra per presentare la nuova Alfa Romeo ES 30, scoppiano in un grande applauso. Non si tratta solo di un riconoscimento per le qualità dell’auto, ma dell’apprezzamento per una strategia Fiat che sembra in grado, contro la previsione di molti, di recuperare lo spirito della Casa del Biscione fino ad amplificarne addirittura i tradizionali contenuti. Nessuno avrebbe scommesso sulla riuscita dell’operazione.

Diciotto mesi sono pochi per progettare e costruire un auto, ma c’è un segreto alla base di quello che appare come un miracolo. La Ferrari 408 di Mauro Forghieri, la Lancia Delta ECV e le esperienze condotte con la “75″ nei campionati riservati alle vetture turismo, portano a maturazione tutta una serie di tecnologie dei materiali che al momento di impostare la ES 30 sono così compiutamente disponibili. Un esempio di come la strategia dell’innovazione continua” impostata da Vittorio Ghidella (foto sotto) sia davvero un arma efficace. La scommessa è vinta e ora si tratta di presentarla al pubblico.
Ma l’artefice della ES 30 non è più alla Fiat. Vittorio Ghidella ha lasciato l’azienda qualche mese prima, dopo uno scontro con Cesare Romiti e non è facile trovare qualcuno che sia disponibile a rilevarne la scomoda partenità. Il salone di Ginevra 1989 è alle porte e nessuno ha pensato a prenotare data, ora e luogo per il lancio. D’altra parte in molti pensavano che la soluzione migliore sarebbe stata quella di accantonare un modello tutto sommato marginale, ma che avrebbe potuto riaccendere polemiche peraltro mai sopite. Sarà Stefano Iacoponi (foto sotto), il suo progettista ad accollarsi la responsabilità di procedere al lancio della ES 30.
Spazi in calendario non ce ne sono più e si decide di affrontare un ulteriore rischio, sovrapponendosi ad un evento General Motors di grande rilevanza: il lancio della nuova Chevrolet Corvette. Nell’allestire la sala ci si raccomanda di diradare il più possibile le file di sedie per mascherare in qualche modo una partecipazione che si prevede ridotta. Salvo poi avviare rapidamente l’operazione contraria mano a mano che l’affluenza fosse diventata imponente. Alla fine anche gli uomini della General Motors si affacciano in sala per capire il motivo di una diserzione così diffusa rispetto al loro evento. La ES 30, magari discutibile sul piano dell’estetica, curata da Zagato, non è però priva di una originalità che reinterpreta i valori fondanti della Giulietta SZ degli anni ’60 (foto sotto) senza cadere nella banalità della replica.E’ il segnale destinato a rassicurare il mercato sulla volontà della Fiat di valorizzare l’ Alfa Romeo attraverso una reinterpretazione ragionata della storia della marca, assimilata ad una vera e propria banca dati dalla quale prelevare soluzioni e suggerimenti. Nel caso della ES30, però, è l’adesione stessa degli uomini dell’Alfa Romeo, dai collaudatori agli ingegneri, a garantire la genuinità del risultato senza contare che per la prima volta tecnologie Lancia ed Alfa Romeo trovavano piena integrazione in un modello così rappresentativo contribuendo a dare contenuti concreti a quell’Alfa – Lancia che i più considerano solo un artificio contabile.“Schiscia, schiscia !”, urla Guido Moroni, storico collaudatore dell’Alfa Romeo, nelle orecchie del malcapitato che ha aderito all’invito di provare la ES 30, e siccome l’incitamento di solito fatica a produrre l’effetto desiderato, non esita a passare alle vie di fatto spingendo con forza la mano sinistra sul ginocchio destro del pilota, costringendolo così ad accentuare la pressione sull’acceleratore. Sul “misto” di Balocco la ES 30 è perfettamente a suo agio e i limiti sono così elevati da collocarli fuori dalla portata di un guidatore normalmente dotato.

Una ulteriore prova di come la soluzione motore anteriore e gruppo cambio frizione al posteriore che caratterizzava i modelli di serie fosse ancora valida dal punto di vista prestazionale grazie alla distribuzione dei pesi ottimale che consentiva. Il tutto esaltato da una carrozzeria estremamente leggera realizzata in materiale composito dalla Idc di Beppe Bizzarrini, figlio di Giotto, il padre della Ferrari GTO, applicata su un telaio a passo accorciato derivato da quello della “75” e dal sei cilindri tre litri a V progettato dall’ingegner Busso che suppliva ad una certa mancanza di potenza con eccellenti doti di coppia.
L’orgoglio e l’entusiasmo di Guido Moroni va ben oltre la soddisfazione del tecnico per un prodotto riuscito. E’ piuttosto il riconoscimento e il segno più convincente della condivisione di una strategia molto diversa da quella adottata nel caso della Lancia. L’esperienza dei collaudatori dell’Alfa Romeo si sposa perfettamente con la passione competente di personaggi come Giorgio Pianta che dopo un passato di pilota e manager prima all’ Abarth e poi alla Lancia, ha assunto la direzione dell’Alfa Corse.
Nessuna traccia di quelle reazioni di rigetto che sarebbe lecito aspettarsi da uomini di formazione così diversa. Il catalizzatore che rende possibile questa composizione degli opposti, è Vittorio Ghidella. Una grande sensibilità per il prodotto e innate capacità di marketing alimentano un carisma in grado di accelerare i processi decisionali trasformando la dedizione al capo in una adesione mistica ai suoi obiettivi.La ES 30 è una “Alfa”, ma anche e soprattutto, la dimostrazione di come la Fiat di Ghidella ha fatto ormai un passo avanti culturale che la rende capace di governare realtà esterne, anche molto diverse, integrandole nel proprio patrimonio. La ES 30, modello certamente marginale dal punto di vista degli obiettivi commerciali, è però il miglior biglietto da visita da esibire di fronte al mercato, consolidando e rafforzando così i positivi giudizi ottenuti con il lancio della “164” due anni prima.

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