Autonoleggio, una crisi senza precedenti

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[Rassegna stampa] Tra i segmenti maggiormente colpiti dall’impatto del Coronavirus in tutto il mondo c’è quello dell’autonoleggio. I numeri riguardanti le aziende italiane, poi, sono a dir poco impietosi: -90% di fatturato, e crollo clamoroso delle immatricolazioni, che nel mese di aprile hanno riguardato solo 12 vetture (nello stesso mese del 2019 erano più di 27.000).

La Hertz evita il fallimento

Particolarmente vulnerabili si sono scoperti i big dell’autonoleggio a breve termine. I numeri dell’Aniasa, associazione italiana dell’industria dell’autonoleggio, sono indicativi degli effetti che il lockdown ha avuto sul comparto: il fatturato è crollato del 90% e ad aprile le aziende italiane hanno immatricolato appena 12 vetture a fronte delle 27214 dello stesso mese dell’anno scorso. Non è andata meglio nel resto del mondo come è facile intuire. Se si sommano i debiti complessivi delle tre multinazionali del settore (Avis, Hertz ed Europcar) si arriva quasi a 45 miliardi di dollari di cui circa la metà costituito da bond. Titoli che, al pari delle azioni delle società, sono inevitabilmente finiti nel mirino dei ribassisti mentre i prezzi dei credit default swap, i derivati che servono a coprirsi dal rischio fallimento, hanno fatto registrare un’impennata record perché il mercato ha iniziato a prezzare il rischio bancarotta. Uno scenario che, peraltro, rischia di concretizzarsi rapidamente nel caso di Hertz. A fine aprile l’azienda ha mancato il pagamento di una scadenza e in queste settimane sta trattando con i creditori una ristrutturazione del debito sui cui si dovrà chiudere un’intesa entro la scadenza del 22 maggio. In caso contrario sarà bancarotta. Discorso diverso per le altre due big: la francese Europcar e l’altra big americana Avis (che controlla l’italiana Maggiore). Con alterne fortune le due aziende hanno sempre chiuso in utile il conto economico negli ultimi anni. La crisi comunque ha travolto anche loro. […]
Andrea Franceschi, Il Sole 24 Ore

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