Autostrade, il Fondo F2i pronto a rilevare quote Aspi

Formula 1 Sport

[Rassegna stampa] A breve potrebbero esserci importanti novità per quanto riguarda la gestione di Autostrade per l’Italia. Dopo mesi di incertezza e di scontro politico, i tempi di sono allungati anche a causa dell’epidemia di Coronavirus ma le trattative non si sono mai fermate ed ecco che la svolta potrebbe essere vicina. Il fondo F2i sarebbe pronto a rilevare la maggioranza di Aspi, la controllante di Autostrade per l’Italia, grazie all’impegno di investitori istituzionali italiani.

Autostrade, accordo ancora in lontananza

Il piano del fondo F2i per rilevare il controllo di Autostrade per l’Italia è pronto e ha già ottenuto gli impegni di investitori istituzionali italiani per finanziare l’operazione, a cui dovrebbe associarsi separatamente anche Cdp come investitore in proprio e “garante” pubblico dei maxi investimenti da sostenere nei prossimi anni. È quanto risulta dal tavolo degli advisor finanziari e legali che da mesi stanno trattando con i consulenti di Atlantia, controllata al 30% dalla Edizione della famiglia Benetton, per rilevare la maggioranza del suo 88% di Aspi. Definito anche lo schema degli investitori che, sempre stando alle indiscrezioni degli advisor, hanno dato disponibilità a iniettare nuove risorse. Tra questi, alcune Fondazioni, a partire dalla Cariplo che è già in F2i con il 7,3%, e alcune casse di previdenza: Cassa Forense (avvocati), Enpam (medici), Inarcassa (architetti) e Cassa Geometri che, complessivamente, gestiscono i contributi pensionistici di 1,2 milioni di cittadini. Perché l’operazione entri nella fase operativa serve però che Atlantia-Aspi trovino un accordo con il Governo italiano entro il 30 giugno sul mantenimento della concessione autostradale in capo ad Aspi da cui dipende – alla luce dei nuovi impegni su tariffe e investimenti – la definizione del prezzo dell’asset che F2i e Cdp potrebbero rilevare. L’alternativa all’asse tra F2i e Cdp è quella che sta tentando di costruire il fondo di private equity Macquarie, già protagonista anni fa di una fortunata toccata e fuga in Aeroporti di Roma, che sta provando a tirare dalla sua parte Cdp. Sfumata, se mai è esistita concretamente, l’ipotesi avanzata a livello politico di una soluzione che passasse dalla cessione del 30% di Atlantia che fa capo ai Benetton. Escludendo un’onerosa offerta pubblica di acquisto, il passaggio del controllo avrebbe dovuto riguardare meno del 25% del capitale (soglia dell’Opa) escludendo dall’operazione il resto degli investitori. Non propriamente un’operazione market friendly. Né avrebbe avuto troppo senso, per chi a livello politico immaginava di coinvolgere Cdp nel deal con Atlantia, l’utilizzo del risparmio postale degli italiani per rilevare una holding che possiede asset di grande rilievo in Spagna e in Sudamerica. Come andrà a finire? Le ultime dichiarazioni ufficiali sul tema sono quelle pronunciate dal premier Giuseppe Conte che, la scorsa settimana, ha dichiarato che «ci sono conclamati inadempimenti del concessionario quindi per me ci sono tutti gli estremi per la revoca […]Alessandro Graziani, Il Sole 24 Ore

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