Autostrade, trattative verso la fumata nera

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[Rassegna stampa] Le trattative per l’uscita di scena della famiglia Benetton dal gruppo Atlantia rischiano di portare ad un nulla di fatto. Nonostante siano passati più di due mesi dall’annuncio ancora tra le parti non è stato trovato un accordo. L’operazione ora è in fase di stallo, e Cdp non esclude l’ipotesi di fare un passo indietro.

Atlantia, nessun passo avanti con Cdp per la scissione

Chi riassume il pensiero in casa Cdp assicura, con un tono secco, che Atlantia pare entrata «in modalità “tela di Penelope”». Dal 15 luglio la potente holding pubblica negozia con i veneti l’uscita della famiglia Benetton da Autostrade per l’Italia. Si avanza fra strappi palesi e, sebbene l’esito sulla carta dovrebbe essere scontato, tira un’aria di tempesta. Detto questo, Atlantia non fatica a far sapere che se andrà male metterà le azioni di Aspi sul mercato, dove il conto eventuale per Cdp si potrebbe fare più salato. Rottura possibile? Il premier Conte, dispensatore di ottimismo nazionale, ha detto che siamo sulla dirittura finale. La ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha inviato il 2 settembre ad Aspi il testo per la modifica della concessione e il piano economico finanziario collegato. «Stiamo aspettando che rispondano». Il 3 settembre Atlantia ha ricreato Autostrade Concessioni e Costruzioni, la società veicolo destinata a detenere sino all’88% di Aspi, usando il nome della Spa quotata dall’antico azionista Iri nel 1987. Nel grande schema delle cose, a giochi e quotazione chiusi, Cdp dovrebbe avere circa il 30%, Edizione Holding (Benetton) circa il 26, il resto sarebbe ripartito fra mercato e altri azionisti di Atlantia. Il nodo del prezzo segue a ruota, impossibile da sciogliere senza il piano su tariffe e investimenti, anch’essi contesi. Prima del Morandi, Aspi era valutata poco meno di 15 miliardi: adesso si parla di 11-12. L’ultima complicanza è il combinato fra il debito in cerca di collocamento (nella nuova o nella vecchia società? E in che misura?) e la manleva, cioè l’esigenza che sente il pubblico di garantirsi da eventuali cause future. Cdp vuole essere certa che una disgrazia eventuale dovuta a vizi del passato non ricada su di lei. Senza assicurazioni, chiede di pagare meno. La controparte, ovviamente, non è d’accordo. Il pubblico vende al privato a prezzi discussi, il privato guadagna, succede il peggio, il pubblico deve metterci una pezza e ricompra. Economia circolare, a suo modo. […]
Marco Zatterin, La Stampa



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