Ayrton e Tazio sotto il segno di Lucio

Formula 1 Sport

Lucio Dalla aveva uno stile inconfondibile che anche un orecchio non abituato può intercettare. Questa infatti è una peculiarità dei grandi, in grado di essere popolari molto oltre il gusto personale in fatto di musica. Quel timbro, quel modo di accompagnare, quella velocità tutta sua: Dalla è irripetibile e in fondo è giusto così. Agli appassionati di automobilismo ha regalato perle eccezionali, legate ad Ayrton Senna e Tazio Nuvolari. Interpretazioni emozionanti della vita e della morte di piloti che sono il sinonimo di rapidità, istinto, volontà.

Il mio nome è Ayrton e faccio il pilotae corro veloce per la mia stradaanche se non è più la stessa stradaanche se non è più la stessa cosaanche se qui non ci sono pilotianche se qui non ci sono bandiereanche se qui non ci sono sigarette e birrache pagano per continuareper continuare poi che cosaper sponsorizzare in realtà che cosa.E come uomo io ci ho messo degli annia capire che la colpa era anche miaa capire che ero stato un poco anch’ioe ho capito che era tutto fintoho capito che un vincitore vale quanto un vintoho capito che la gente amava mepotevo fare qualcosadovevo cambiare qualche cosa.E ho deciso una notte di maggioin una terra di sognatoriho deciso che toccava forse a mee ho capito che Dio mi aveva datoil potere di far tornare indietro il mondorimbalzando nella curva insieme a memi ha detto “chiudi gli occhi e riposa”e io ho chiuso gli occhi.

A immaginare quella canzone fu Paolo Montevecchi, l’autore del testo e della musica. Che FormulaPassion.it intervistò svelando la natura più intima del brano. “Io non conoscevo personalmente Ayrton Senna, né tantomeno frequentavo gli ambienti sportivi di Formula 1, ma scrivere quella canzone fu per me una urgenza personale ed una esperienza unica ed indimenticabile. Era la sera del primo maggio 1994 e mi trovavo a casa di amici. Anche noi, come del resto tutto il mondo quella sera, stavamo guardando increduli in televisione le ultime fasi dell’incidente, in quell’ossessionante ripetersi di immagini della sua morte, che tutti ricordiamo. Come tutti anche io non potei fare a meno di notare un grande pannello pubblicitario posizionato proprio a fianco della curva del tamburello. In silenzio mi posi tante domande, forse troppe. Domande che tante persone in quel momento forse si stavano ponendo come me in tutto il mondo. Domande che aspettavano una risposta da una voce fuori dal coro. Qualche minuto dopo ascoltai una intervista di Senna, sempre in televisione. Lo guardai negli occhi mentre parlava del suo magico rapporto con Dio e capii dai sui occhi che non stava mentendo e che forse di lì a poco io e lui avremmo avuto qualcosa da raccontarci. Tornai a casa velocemente, quasi senza salutare gli amici e presi in mano una chitarra che mi era stata regalata da bambino. Le parole della canzone uscirono da sole accompagnate dal giro di accordi più semplice che potevo immaginare. Presi la prima cosa che mi capitò sottomano per poter annotare velocemente quelle parole che nascevano quasi da sole e scrissi il testo. Dopo sette minuti era nata quella canzone. Forse ero riuscito ad entrare in sintonia con il personaggio, o come autore teatrale forse avevo tentato di scrivere il suo ipotetico ultimo monologo, filtrandolo chiaramente anche con i miei sentimenti e con il mio modo di concepire la vita e il mondo“.

Senna Tribute | Paolo Montevecchi: La canzone per Ayrton

Inizialmente Montevecchi pensò di poter portare lui stesso la canzone a notorietà, con il titolo ‘Il Circo’. “Incominciò una vera epopea nelle case discografiche, ma tutti gli addetti ai lavori, dopo aver ascoltato la mia canzone, mi rispondevano nello stesso modo: “La canzone è fantastica, è un capolavoro, ma tu chi sei per poterla cantare?”. Effettivamente io non ero conosciuto, però a tutti ho riservato la stessa risposta: “Chi sono io per cantare questa canzone? Sono quello che l’ha scritta.” Mi sembrava una risposta più che esaustiva. Ad essere sincero non ho incontrato grandi personalità o grandi talent scout tra coloro che per lavoro avrebbero dovuto almeno avere il compito di riconoscere al volo le potenzialità e il valore di una canzone di questo tipo, canzone che in seguito ha poi venduto più di due milioni di copie nel mondo. A fine estate, anche un po’ demotivato, passai per caso da Bologna. Il caso volle che avessi con me una busta con il materiale audio e video del brano. Originariamente quel materiale era destinato ad un’altra persona, ma per caso suonai il campanello dell’ufficio di Lucio Dalla in via D’Azeglio, in un tardo pomeriggio di settembre del 1994 e lasciai ad un impiegato la busta contenente la mia canzone su Ayrton Senna. La mattina del giorno seguente l’editore della Pressing di Lucio Dalla, entrò in ufficio ed urtò inavvertitamente la pila di buste pervenute in quella settimana, facendole cadere a terra. La mia busta, essendo l’ultima arrivata era la prima in alto, posata al di sopra di tutte le altre e cadendo a terra si aprì facendo uscire il mio materiale audio e video. Il testo della canzone era scritto sul retro della copertina e catturò immediatamente l’attenzione dell’editore, che dopo averla ascoltata la fece ascoltare anche a Lucio Dalla nel giro di poche ore. Lucio Dalla mi telefonò intorno alle 13,30 del giorno stesso e fu una sorpresa assolutamente inaspettata. Questa storia l’ho sempre definita così: “l’Uomo, l’Idea e l’Amplificatore”. Un uomo autentico, in questo caso Ayrton Senna, che con il suo percorso potesse testimoniare l’idea di un mondo nuovo, che io ero riuscito a tradurre in musica, e successivamente un grande interprete, come Lucio Dalla appunto, che emotivamente riuscisse ad amplificare e a comunicare a tutti questa mia idea suggerita da quell’uomo autentico. Penso che in quel momento fare interpretare la mia canzone a Lucio Dalla fu la scelta più giusta. Autorizzarlo a interpretare per primo la mia canzone, oltre ad essere per me un grande onore, sarebbe stato il completamento perfetto del mio progetto“.
Nel 1976, molti anni prima, Lucio Dalla pubblicò un album chiamato ‘Automobili’. Dentro, erano inseriti sei brani: “Intervista con l’avvocato”, “Mille miglia”, “Nuvolari”, “L’ingorgo”, “Il motore del 2000” e “Due ragazzi”. A detta dell’artista, Nuvolari era pilota di corse polverose ed un inconsapevole poeta di strada; popolo, furbizia, forza, violenza, generosità e coraggio. Come nel caso di Ayrton, Dalla è l’interprete di uno sforzo poetico autoriale di un altro artista, ovvero il poeta Roberto Roversi. Legato alla storia della Mille Miglia di cui Dalla e Roversi erano appassionato, Tazio Nuvolari era visto come l’uomo del popolo italiano del dopoguerra, il simbolo pure del passaggio dal mondo contadino a quello industriale. Pur avendo segnato la storia più antica delle corse, Nuvolari è rimasto ancora oggi sinonimo di talento e maestria alla guida dell’automobile, vista come il simbolo del progresso allora e normalità oggi. Il testo è di un’immensità gigantesca, fatta di continue citazioni anche seminascoste alla vita del pilota italiano più celebre al mondo.

Nuvolari è basso di staturaNuvolari è al di sotto del normaleNuvolari ha cinquanta chili d’ossaNuvolari ha un corpo eccezionaleNuvolari ha le mani come artigli,Nuvolari ha un talismano contro i mali,il suo sguardo è di un falco per i figlii suoi muscoli sono muscoli eccezionaliGli uccelli nell’aria perdono le aliquando passa Nuvolari
Quando corre Nuvolari mette pauraperché il motore è feroce mentre taglia ruggendo la pianura;gli alberi della strada strisciano sulla biada,sui muri cocci di bottiglia si sciolgono come poltiglia;tutta la polvere è spazzata via
Quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolarila gente arriva in mucchio e si stende sui prati
Quando corre Nuvolari quando passa Nuvolarila gente aspetta il suo arrivo per ore e oree finalmente quando sente il rumoresalta in piedi e lo saluta con la mano,gli grida parole d’amoree lo guarda scomparirecome guarda un soldato a cavallo,a cavallo nel cielo d’aprile
Nuvolari è bruno di coloreNuvolari ha la maschera taglienteNuvolari ha la bocca sempre chiusadi morire non gli importa nienteCorre se piove, o corre dentro al sole,tre più tre per lui fa sempre sette,con l’Alfa rossa fa quello che vuoledentro al fuoco di cento saetteC’è sempre un numero in più nel destino
quando corre NuvolariQuando passa Nuvolariognuno sente il suo cuore vicinoIn gara a Verona è davanti a Bordino:con un tempo d’inferno,acqua grandine e vento,pericolo d’uscire di strada,a ogni giro un inferno,ma sbanda striscia è schiacciato,lo raccolgono quasi spacciatoMa Nuvolari rinasce come rinasce il ramarro,batte Varzi e Campari,Borzacchini e Fagioli,Brilli-Peri e Ascari



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