Cesare Romiti, l’uomo dietro al dirigente

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[Rassegna stampa] Sono già passati trenta giorni dalla scomparsa di Cesare Romiti, ex manager e dirigente Fiat che ha segnato una pagina importante della storia della casa torinese al fianco degli Agnelli. Un ricordo di un uomo che ha sempre diviso l’opinione pubblica, ancor più in occasione della sua morte.

Romiti, il ricordo dell’ex dirigente Fiat

Ci sono persone che, in virtù del loro particolare ruolo pubblico, attivano una meccanica contraddittoria del ricordo e del giudizio retrospettivo sul loro operato, rivelandosi capaci di affascinare e respingere allo stesso tempo. È forse il caso di Cesare Romiti. I necrologi stilati dai mass-media ne hanno talora sottolineato le grandi qualità imprenditoriali, talora invece hanno espresso delle perplessità nemmeno troppo dissimulate. Ma, come vuole una consolidata retorica, dietro ogni personaggio pubblico si cela l’uomo, con le sue qualità e difetti, con il suo carattere e la sua personalità che possono completare o a volte contraddire la sua immagine pubblica. […] La vita di Romiti è stata un continuo gioco di attacco, difesa, contrattacco, mediazione, rigidità, critiche, alleanze, polemiche e sembrerebbe suggerire una scarsa propensione a conquistarsi uno spazio di autentica libertà interiore immune dalla gabbia totalizzante delle contingenze in cui si è trovato di volta in volta coinvolto da protagonista. Tuttavia, nella mia piccola esperienza personale, un breve ma significativo incontro con Romiti mi ha fatto scoprire in lui una capacità di quella libertà vissuta con grande naturalezza, segno di un’ulteriore intelligenza di natura più istintiva oltre a quella pratica e razionale comunemente tributatagli. Era la primavera inoltrata del 1997 e stavo terminando il dottorato in Economia. Cominciavano ad assalirmi normali, ma non per questo meno tormentati dubbi sul fatidico che cosa fare dopo. Tramite alcune conoscenze, avevo avuto occasione di accennare fugacemente a Romiti quel mio disorientamento. Lui mi propose di andarlo a trovare nella sede Fiat di Corso Marconi a Torino — per una chiacchierata, forse per qualche prezioso consiglio e niente di più. Ero stupito e imbarazzato di fronte a questa sua disponibilità. Il mio profilo non aveva nulla che potesse interessare i suoi multipli orizzonti manageriali e del resto io non cercavo niente di specifico. Ero dunque certo che l’incontro sarebbe stato brevissimo, il tempo di una stretta di mano, una formale parola d’incoraggiamento seguita da un immediato congedo. Previsione tanto più giustificata dal fatto che in quel periodo Romiti era alle prese con importanti problemi aziendali di natura pure giudiziaria ed era impegnato più del solito. […]Francesco Magris, Il Corriere della Sera



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