Colpevole di innocenza

Formula 1 Sport

Dichiarata colpevole senza appello. Infamata persino da chi grazie a lei, aveva accumulato fortune per se e per l’intero paese. Indicata al pubblico ludibrio dopo averne magnificato doti pronte a trasformarsi in prezzi adeguati a produrre vertiginoso controvalore.

Tutto dimenticato. L’auto accusata è messa all’angolo. La mobilità personale all’origine di ogni male. A cominciare dall’inquinamento atmosferico. E poco importa che il costo delle tecnologie sempre più sofisticate destinate a ripulirne scarichi e immagine, siano state pagate a caro prezzo dal consumatore. D’incanto i costruttori si sono allineati ai loro detrattori. Un masochismo per il quale invece di ripulire l’aria hanno inquinato la fiducia del consumatore.
Con la chimera dell’elettrico indicata come la strada maestra per ottenere quella indulgenza plenaria grazie alla quale magari “il cielo sarà sempre più blu” ma il portafoglio del cliente sempre più in rosso. Perché inutile nascondersi: la rivoluzione elettrica tagliando ogni riferimento con il passato, finisce per legittimare listini in crescita. Poi, un bel giorno, ecco la pandemia. Il Coronavirus scompagina le carte. E così si scopre che nonostante una flessione del 90% del circolante l’inquinamento si mantiene sui livelli precedenti. Non solo ma quando la politica riapre alla mobilità privata, il buon senso del consumatore porta ad identificare l’auto come il mezzo più adeguato per difendersi dalla contaminazione senza rinunciare agli spostamenti. Con oltre il 70% degli utenti pronta a voltare le spalle al trasporto pubblico. Del tutto inadeguato a conciliare ricettività e sicurezza.
E così l’auto da pericoloso inquinante, diventa provvidenziale guscio protettivo in grado di difenderci da un ambiente diventato ostile. E non per colpa sua. Parola di Virus.

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