Come Torino sta tornando al centro dell’automotive

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Il Lingotto e la rampa elicoidale. Mirafiori, una delle fabbriche di auto più importanti al mondo, l’industrializzazione, le lotte sindacali. Torino città dell’auto, Torino città-fabbrica d’Italia, la Casa della Fiat. Nell’immaginario di molti, Torino è soprattutto questo. Eppure non è più così da moltissimi anni: Fiat (o quel che ne resta) è a tutti gli effetti una società di diritto olandese (e ha pure cambiato nome). E la vocazione manifatturiera della città non esiste più. 

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Adesso però Torino rischia di tornare a essere un polo fondamentale nello sviluppo dell’automotive. E non solamente per le moltissime aziende dell’indotto FCA ancora operative nel suo circondario. La società di consulenza Kpmg infatti “certifica” il lavoro di Torino nel settore della guida autonoma. L’Italia ha fatto il suo ingresso nel gruppo di Paesi che secondo il “Kpmg Autonomous Vehicles Readiness Index 2020” stanno operando fattivamente all’integrazione dei veicoli a guida autonoma nel sistema dei trasporti. E in questo quadro, è il capoluogo piemontese a recitare un inaspettato ruolo di primo piano. 

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Per quanto riguarda il ruolo di Torino, infatti, il report ha tenuto conto delle attività di testing con veicoli a guida autonoma in ambiente urbano e della sperimentazione del minibus Olli nel campus Ilo delle Nazioni Unite. “La mobilità del futuro – sottolinea l’assessore comunale all’Innovazione Marco Pironti – continua ad essere una nostra priorità e per questo stiamo lavorando a nuovi progetti che vedranno la luce nei prossimi mesi. Credo che questo ambito di innovazione legato alla guida autonoma possa essere una delle chiavi di accelerazione per lo sviluppo de nostro territorio”. Da Mirafiori alla guida autonoma, insomma. Un salto  più che triplo. 



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