Costruttori perduti: Iso Rivolta

Formula 1 Sport

Rivolta è un nome comune: s’intende, per un moto collettivo di ribellione contro l’ordine costituito, o la parte di un indumento ripiegata verso l’esterno. Rivolta è un nome di Comune: sulle rive dell’Adda è parte di un caratteristico borgo lambito da un parco preistorico. Rivolta è anche un cognome fuori dal comune: quello che fa capo, primariamente, a Renzo Rivolta. Cioè al fondatore della casa automobilistica Iso.

Nato a Desio il 5 settembre 1908, Renzo faceva parte di una famiglia di industriali del legno, gente col piglio imprenditoriale e la voglia di investire. Era il quinto di otto fratelli, altro che erede unico: a quei tempi, però, funzionava così. Infanzia complessa: attraversò una guerra mondiale e diversi alti e bassi sociali. Negli anni trenta però ingranò la marcia giusta e fece due cose fondamentali: sposò nel 1936 Marion Barbieri, torinese con una grande passione per l’arte e per il gusto estetico; si mise in proprio nel 1939 acquistando l’azienda Isothermos di Bolzaneto, che costruiva frigoriferi e caloriferi. C’era già qualche motore, dunque.

Con Marion frequentò le persone giuste per ingrandire la sua cultura personale, ma al contempo non perse una certa idea di fondo: costruire qualcosa di popolare, utile e di esteticamente nuovo. La seconda guerra mondiale portò a una rivoluzione geografica dei suoi interessi: dal genovese spostò la produzione della sua fabbrica a Bresso, vicino Milano. C’era una villa del XVIII con un’area sulla quale mettere in piedi un capannone: oggi l’area si chiama Parco Renzo Rivolta, e sono rimasti entrambi gli edifici. Lì Renzo poteva occuparsi anche di una delle sue più grandi passioni, quella per gli alberi e per la botanica in generale: ascoltando attentamente il padre, aveva acquisito una conoscenza approfondita di questo ramo della natura. Finita la guerra, venne l’occasione di investire. E Renzo lo fece primariamente nel settore delle moto. Acquisì il brevetto di uno scooter, il Furetto, presentato alla Fiera di Milano del 1947. La Iso ingrandì i suoi motori e avviò una catena di montaggio con ottime premesse: nacque, così, la Isomoto. Nel 1949 era già in vendita l’Isoscooter, un 125 che riscontrò un buon successo di vendite.

Ma due ruote non bastavano: c’era la voglia di una mobilità raddoppiata, che accorciasse le distanze in un Paese da ricostruire dopo l’orrore del conflitto civile. Così nel 1952 arrivò l’idea giusta: fu abbozzato il prototipo Isetta, una miniauto che aveva il vantaggio di un piccolissimo ingombro essendo alta 132 centimetri, lunga 2,2 metri e larga 1,3 metri. Adatta, dunque, alle strade di città. Il design dell’Isetta era stato sviluppato da Ermenegildo Preti, un ingegnere aeronautico, e si ispirava alla zona abitabile di un elicottero (da cui le rotondità). I passeggeri spingevano in avanti il volante per aprire la portiera frontale, incernierata di lato; dentro si potevano sedere due adulti e un bambino, Il motore monocilindrico da 236 cc era lo stesso della Isomoto 200. La Iso Isetta, presentata nel 1953, ebbe un grande successo soprattutto in termini di licenza: il contratto più remunerativo fu siglato con Bmw. La quale fu lieta di entrare nel settore delle microcar costruendo e vendendo quasi 160 mila Isetta. La Isetta fu protagonista anche alla Mille Miglia: nonostante potesse sembrare precaria in termini di equilibrio, nelle mani di piloti di qualità siglò il record in termini di rapporto tra velocità media e velocità massima registrata.

Nel 1966 Renzo Rivolta morì per un infarto, lasciando la sua eredità al figlio Piero. Quest’ultimo, laureato in ingegneria, aveva una grande passione per le corse e per il mondo delle sportive di lusso, e già nel 1962 aveva contribuito insieme al padre alla nascita della Iso Rivolta GT. Lì cambiò la storia del marchio, cambiarono i sogni, e col senno di poi cambiò il destino: la Iso imboccò la strada di non ritorno, perché non c’erano le premesse per convertire un’idea romantica e artigianale dell’automobile alla produzione industriale di massa. E in più, venne abbandonato il settore motociclistico. La GT300 del 1962, la prima sportiva appunto, venne disegnata da Giorgietto Giugiaro su progetto di Giotto Bizzarrini; montava un V8 da 300 cavalli da 5,4 litri condiviso con la Chevrolet Corvette. Una muscle car all’italiana con una buonissima rigidità strutturale grazie alla carrozzeria saldata direttamente ai lamierati del telaio, e con un impianto sospensivo rinforzato per via della sensibilità da collaudatore navigato di Bizzarrini – in grado di ‘captare’ la minima fragilità dell’auto. La prima GT Iso aveva tre diverse motorizzazioni (300, 340 e 365 CV) e un cambio a quattro rapporti Borg Warner. L’unica cosa fondamentale, per Renzo Rivolta, era stata il lusso, che non doveva scendere sotto un particolare livello minimo: si doveva poter entrare comodamente nell’abitacolo senza togliere il cappello.

Poi arrivò la Iso Grifo: presentata nel 1965, fu apprezzata da diverse personalità dell’epoca come John Lennon e l’Aga Khan. Nell sue varie versioni, rimase in produzione fino al 1974 – anno nel quale finì il sogno Iso. La Grifo è una coupe a 2 posti con materiali di lusso per l’abitacolo, tra i quali si annoverano la selleria e le pannellature in pelle, il cruscotto e il volante in legno. Le motorizzazioni andavano da 5.4 litri a 7 litri. Inizialmente il motore era di origine GM, ma nel 1971 la casa americana pretese il pagamento in blocco dell’intera fornitura; così il contratto fu rotto in favore di Ford e del suo Cleveland 351 – che però era più fragile per via di un eccessivo surriscaldamento, e più pesante. La Grifo inizialmente e fino alle prime avvisaglie della crisi petrolifera fece buone vendite, e nel 1968 fu affiancata dalla Fidia S4 (con S che sta per Sportelli) disegnata da Ghia e, ancora una volta, apprezzatissima da John Lennon.

Prima della fine, la Iso (nel frattempo spostatasi a Varedo) fece in tempo a partorire anche la Lele, disegnata da Marcello Gandini, e ideare il prototipo Varedo del 1972 firmato Ercole Spada (dal quale diverse idee sono state recuperate per la Iso Rivolta Vision di Zagato in versione digitale, vista su Gran Turismo). Nel 1973 l’azienda venne rinominata Iso Motors, in onore di una nuova proprietà americana, la quale però svuotò totalmente la catena del valore. Oggi Iso sarebbe un marchio troppo romantico per esistere: non ci sono più le muscle car di una volta, né auto geniali come la Isetta. Rimane un collegamento al mondo dei motori, grazie all’unione tra Andrea Zagato e Marella Rivolta, figlia di Piero. Del sogno di Renzo Rivolta rimangono solo gli alberi, e le linee delle sue auto che, però, dimostrano ancora una linfa eccezionale. Nelle aste internazionali, infatti, le macchine Iso valgono enormemente di più rispetto ai prezzi originali, in particolare le Isetta che vengono battute nell’ordine delle decine di migliaia di euro.
(foto gentilmente concesse da RM Sotheby’s)
Puntate precedenti di Costruttori Perduti:Dmc | Innocenti | Delahaye | Saab | Stanguellini | Daewoo | Talbot | Isotta Fraschini | Tommykaira | Pontiac | Zündapp | Autobianchi | Matra | Ascari 



Go to Source

Commenti l'articolo