Da Costa: “Gli altri si avvicineranno”

Formula 1 Sport

Tre vittorie e tre pole consecutive. Due gare condotte dal primo all’ultimo giro. Un vantaggio in classifica lievitato in due ePrix da 11 a 68 punti. Il compagno di squadra, e campione in carica, staccato ora di 93 lunghezze. Numeri da padrone assoluto quelli di Antonio Felix da Costa, che dopo soli due dei sei round in programma a Berlino ha messo una seria ipoteca sul titolo della sesta stagione di Formula E.

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“Questa volta è stata davvero dura. Seb (Buemi, ndr) mi ha pressato tutta la gara e, anche se ero un po’ più veloce, ho sempre dovuto tenere d’occhio gli specchietti”, ha dichiarato Da Costa al termine di Gara-2. Il portoghese si è trovato ruota a ruota con lo svizzero solo in occasione del primo Attack Mode, ma l’episodio non ha avuto conseguenze: “Eravamo molto vicini, ma è stato corretto e mi ha lasciato dello spazio”. Plauso anche per il lavoro del team in gara: “Abbiamo avuto qualche problema di temperature con la batteria, ma la squadra mi ha aiutato con le giuste informazioni e l’abbiamo gestito”.

Il vantaggio in classifica è tale che se anche Lucas di Grassi o Stoffel Vandoorne, appaiati al secondo posto con 57 punti, dovessero assicurarsi da qui a giovedì prossimo i 120 punti in palio, a da Costa basterebbe piazzarsi sempre terzo per conservare il primato. Ma al momento, l’unico pilota che potrebbe realisticamente ambire a vincere quattro ePrix consecutivi è proprio solo il portoghese…
Se secondo Buemi, che di rimonte (subite) se ne intende, il campionato “è più o meno chiuso”, Antonio Felix da Costa resta concentrato sul presente: “Penso giorno per giorno, adesso avremo quattro gare in rapida successione ed è importante continuare con questa mentalità. Gli altri si avvicineranno e mi aspetto che le prossime gare saranno più difficili”.
Nella giornata di ieri, Da Costa è inoltre tornato sulle critiche ricevute da Vergne per l’atteggiamento tenuto in Gara-1, chiudendo di fatto la questione con una scrollata di spalle: “Stavo solo cercando di fare la miglior gara possibile”, ha spiegato ad Autosport. “Si può sostenere che in Formula E non serva avere un margine di 7 secondi perché non ci sono in gioco pit stop o altri fattori di strategia, si tratterebbe solo di sprecare energia. Ma io dovevo tenere a bada Vergne, che era lì a 1”5. Se mi fossi addormentato, me lo sarei trovato sotto, per questo ho provato a distanziarlo”.

Una condotta di gara in linea con le indicazioni ricevute dal team secondo il portoghese: “Alla vigilia avevamo studiato diversi scenari per vedere come si sarebbe potuto sviluppare l’ePrix, ma alla fine mi hanno detto via radio che nessuno di quegli scenari si sarebbe presentato e che eravamo liberi di correre. Ed è quello che ho fatto. Non so se Vergne si aspettasse qualcosa d’altro, ma questo non è davvero un mio problema”.
Per il francese, anche quella di giovedì è stata una giornata no. Ottavo in griglia, Vergne ha perso due posizioni, chiudendo al decimo posto. A complicare la prova, qualche noia tecnica di troppo: “Direi che la gara è stata un incubo. Sono partito bene e stavo risparmiando molta energia. Contavo di risalire nel finale, come di norma succede quando parto a metà schieramento, ma ho avuto una perdita di potenza quando ho attivato il primo Attack Mode. È durato qualche secondo e ho perso diverse posizioni, insieme a tutta l’energia che avevo guadagnato”.
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“Poco dopo le mie prestazioni sono calate tanto che ho comunicato al team che avevo una foratura al posteriore, non so cosa sia successo, ma dobbiamo venirne a capo”. Un fattore potrebbe essere stato il corpo a corpo con Mortara, con il quale Vergne era in lotta per un posto nella Top-10: “Mi ha completamente stretto a muro, ho dovuto frenare ed è stato in quel momento che ho perso potenza”.
Contatto evitato, a differenza di quanto era successo in Gara-1 con di Grassi: “La sua è stata una manovra molto aggressiva e sono sorpreso che la FIA non lo abbia penalizzato, anche perché oggi (ieri, ndr) è venuto a scusarsi per quello che aveva fatto. Quindi chiaramente sapeva che quella era una manovra sbagliata”.



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