Daimler, continua il braccio di ferro con i sindacati

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È unanime la posizione dei principali leader sindacali sulla decisione di Daimler AG di operare una riduzione dei costi più profonda: il colosso tedesco si è visto respingere la richiesta di possibili chiusure di fabbriche e ogni rinegoziazione dei termini di un accordo che esclude licenziamenti forzati fino al 2030. L’accordo sul lavoro e le relative garanzie lavorative “non sono in discussione”, ha affermato il comitato aziendale nella nota firmata da Michael Brecht, il principale rappresentante sindacale e membro del consiglio di sorveglianza di Daimler, e dal suo vice, Ergun Luemali. “La chiusura delle fabbriche non è assolutamente contemplata”, si legge ancora nella lettera, sulla quale un portavoce di Daimler ha preferito non esprimersi.

Daimler, 15 mila posti di lavoro a rischio

Superato il picco dell’emergenza Coronavirus e tirato un sospiro di sollievo per i risultati incoraggianti dell’ultimo trimestre, il produttore di auto di lusso Mercedes-Benz sta cercando di rimettere in atto la strategia di ristrutturazione pianificata prima della pandemia. In questo senso, il top management di Daimler vede nella crisi globale del settore automobilistico l’occasione perfetta per rendere l’organizzazione più agile ed efficiente, aumentando così i propri margini di profitto, finora inferiori rispetto alla concorrenza.

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Snellire, però, fa rima con licenziare. E questo sta creando non poche tensioni tra la dirigenza del costruttore tedesco e il fronte dei sindacati, coeso e compatto nella difesa di migliaia di lavoratori che temono di essere lasciati a casa. Daimler ha esteso l’obiettivo di risparmio sul costo del lavoro da 1,4 a 2 miliardi di euro, il che significa mettere a rischio almeno 20.000 posti di lavoro. Un numero impressionante se consideriamo che, nel mondo, Daimler conta circa 300.000 dipendenti. Il braccio di ferro è destinato a durare ancora a lungo, con l’azienda che finora ha preferito temporeggiare e non affrontare di petto i temi della riduzione del personale e della chiusura delle fabbriche. Dal canto loro, i sindacati si sono detti aperti e disponibili al dialogo per consentire a Daimler di aumentare i propri margini di profitto. A patto che le fabbriche e i posti di lavoro non vengano toccati.



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