De Micheli-Toninelli, due ministri sulla graticola

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Toninelli il gaffeur, l’uomo delle uscite improvvide, il bersaglio di una stampa prontissima a sbertucciarne ogni uscita. Di certo l’ex ministro dei Trasporti non è stato immune da errori – tutt’altro – e, nella vicenda Autostrade, è rimasto vittima dei pregiudizi ideologici del Movimento cui appartiene. Per molti la sua gestione del caso, alla luce del crollo del Ponte Morandi, della richiesta dell’allora governo a trazione Lega-M5s di revocare senza se e senza ma la concessione ad Aspi, è stata dilettantesca. Ma, al confronto con chi è venuto dopo di lui assomigliava a un saggio di scienza politica applicata.

Di una cosa dobbiamo tutti dare merito a Toninelli: sotto la sua gestione ministeriale, sono stati desecretati e resi pubblici gli allegati alle concessioni che per anni erano rimasti coperti da omissis. Buchi neri dovuti a un oggettivo sbilanciamento delle condizioni a favore di quelle che il professor Giorgio Ragazzi, in un saggio datato 2009, definì “I signori del casello”. Comunque la si pensi, dobbiamo a Toninelli un atto di trasparenza degno di un Paese civile.

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Ma poi c’è stato il rimpasto di Governo, e Toninelli è stato sacrificato per far posto a Paola De Micheli. La politica piacentina però è rimasta vittima, almeno nella gestione della fase finale dell’affaire-autostrade, della presa di posizione opposta. Se infatti il Movimento 5 Stelle si è storicamente espresso contro la gestione monopolistica operata da Aspi, a maggior ragione dopo il disastro di Genova, il Pd ha assunto una posizione più ambigua, meno di rottura e più improntata al dialogo con Atlantia (il socio di riferimento di Autostrade). Fatto che ha associato il partito ad accuse di collusione coi poteri forti.
La De Micheli, che di certo non verrà ricordata come uno dei migliori ministri dei trasporti della storia repubblicana, non ha poi mancato di far rimpiangere il suo predecessore a forza di uscite a dir poco bizzarre. Come quando, poche settimane fa, ha annunciato di aver dato la gestione del nuovo viadotto San Giorgio ad Autostrade, quasi a legittimare il ruolo (a quel punto in bilico) del concessionario al centro delle polemiche. O quando ha annunciato la pronta rimozione dei restringimenti e dei cantieri le autostrade liguri, attribuendo le proteste dei cittadini in coda a causa dei lavori come “una narrazione negativa”, uno storytelling politico messo in piedi ad uso e consumo dagli avversari politici Marco Bucci e dal presidente ligure Giovanni Toti.
La gestione, almeno dal punto di vista della comunicazione, da parte della De Micheli è stata in una parola disastrosa. E c’è già chi rimpiange il povero Toninelli.



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