F1 | Ferrari: rossa di vergogna

Formula 1 Sport

Per chi ancora non lo sapesse, la SF1000 deve il suo nome al millesimo Gran Premio della Scuderia Ferrari. E tra le mille avversità dovute alla pandemia, proprio Ferrari si è trovata a capitalizzare una situazione difficilmente ripetibile: correre al Mugello, sul circuito di proprietà, l’iconica gara, simbolo della storia delle corse del Cavallino. Una gara di un’importanza storica per società e tifosi, che avrebbe dovuto essere densa di significato.

La gara c’è stata, la Ferrari no. I piloti si sono dannati l’anima per fare qualcosa e per qualche lampo iniziale il futuro (o forse lo è già) capitano della squadra ha occupato la terza posizione, prima di essere inghiottito e superato a ripetizione, a destra e a sinistra, da gran parte delle monoposto rivali. Le due rosse hanno chiuso in pista (al netto delle penalità) al nono e decimo posto su dodici arrivati. Si diceva che al Mugello, pista da alto carico, le cose sarebbero andate meglio rispetto a Spa e Monza, ma non è stato così. I tanti ritirati avevano tutti potenzialmente un passo molto migliore delle rosse, e le avrebbero con tutta probabilità lasciate fuori dalla zona punti se non avessimo assistito ad una gara totalmente pazza. Ora, obiettivamente, non è che ci sia tanto da meravigliarsi: la vettura non è praticamente più stata toccata dopo gli aggiornamenti di inizio stagione, un progetto totalmente abbandonato che viene portato avanti per dovere, ma senza alcuna utilità né ambizione reale. Avevamo già ipotizzato che la ragione per cui non viene più aggiornata la vettura, se non per gli adattamenti ai singoli circuiti, è che a Maranello si sta lavorando per un progetto il più possibile diverso da questo. Anche in questo caso, il Team Principal Mattia Binotto ha confermato questa ipotesi nelle interviste del dopo Gran Premio. Binotto ha, in buona sostanza affermato, che, dal punto di vista dell’approccio al progetto, si è fatto un passo indietro ritornando a lavorare sulle variabili di base, dalla metodologia alla filosofia progettuale, per cambiare quelle e sviluppare un concetto interamente nuovo. Ha detto anche che da questa situazione non è detto che si possa uscire, segno che evidentemente tutto il lavoro sul cambio dei parametri fondamentali della vettura attuale non ha dato per ora i riscontri teorici sperati e la luce in fondo al tunnel non si vede un granché.

F1 | Ferrari: Evoluzione Involuzione Rivoluzione

Indipendentemente dai risultati, ci preme marcare che tutto questo processo è probabilmente giusto. Aver capito che ci sono dei parametri base da cui si parte per la progettazione della vettura che non funzionano e cercare di cambiare quelli, invece di rappezzare una stagione storta che ha ben poco da dire, è un punto di partenza per il futuro sicuramente migliore rispetto a nascondere i problemi dietro a tantissimi cavalli trovati con la Power Unit, senza realizzare davvero quali siano le carenze di base della vettura, dal punto di vista di telaio, meccanica e aerodinamica. Sapere che la strada non si è ancora trovata è meno rassicurante, ma, quantomeno, l’approccio è radicale, nel tentativo di ricostruire un pacchetto vincente che funzioni in futuro.

Ci sono tre grandi “però” in tutto questo ragionamento. Il primo è di natura tecnica. È risaputo che il processo di evoluzione aerodinamica passi per una continua validazione in pista. Ciò non solo in riferimento a una singola vettura, ma relativo all’intero processo di conoscenza e apprendimento di un team tecnico, che, di fatto, in questo campo non smette mai di “imparare”, anno dopo anno, test dopo test. Difficile trovare altri campi dove ci sia altrettanto bisogno di migliorarsi continuamente, e non c’è galleria del vento o simulazione computerizzata che ti dia risultati affidabili come montare una qualsiasi parte sulla macchina e vedere il feedback cronometrico sul giro, unito alle sensazioni dei piloti. Il valore, pensando alla ricostruzione di un pacchetto vincente, di una stagione completamente laboratorio sarebbe quindi impagabile, specie per una squadra che ora ha più che mai bisogno di “imparare”, ma, misteriosamente, non viene minimamente sfruttato.
Il secondo “però” è legato alle risorse del team, che non dovrebbe avere poi tutti questi problemi a sviluppare, anche solo parzialmente, la SF1000 mentre concentra comunque la maggior parte delle risorse chiave sui concetti nuovi. Anzi dalla pista potrebbero arrivare risposte comunque utili, come detto sopra, e quantomeno non costringerebbe squadra, piloti e tifosi al calvario di questa interminabile stagione. Anche perché l’affermazione del presidente Elkann che in questo momento la vettura esprime il valore di una posizione compresa tra quarta e sesta non sembra assolutamente veritiera, visto il progresso che hanno fatto gli altri team. Sembra molto più verosimile parlare di una decima posizione solo se tutto funziona per il meglio, fuori dai punti altrimenti.
L’ultimo “però” è legato al cuore. Un avvenimento come il millesimo Gran Premio meritava ben altra attenzione, ben altro impegno. La pista non era solo di casa, ma addirittura di proprietà, il tracciato dove Ferrari ha effettuato migliaia di ore di test, di cui conosce ogni centimetro di asfalto. Un’occasione unica per cercare di onorare il marchio, di riallacciare il rapporto coi tifosi (che di certo non gradiscono la situazione così umiliante) e per dare un segnale. La vettura ha difetti congeniti e la Power Unit non ha potenza, questo è fuori di dubbio. Ma non provare neanche a portare un pacchetto dedicato al Mugello, in un team come Ferrari dove, come abbiamo detto, le risorse di certo non mancano, è qualcosa che si fa fatica ad accettare. È stato modificato solo il colore della vettura e il rosso amaranto, per quanto bello, si vedrà nelle foto ricordo. Ma una Ferrari così nessun ferrarista se la vuole ricordare.

Leclerc: “Arriveranno aggiornamenti sulla vettura”

Non è portando “due alette” che la vettura sarebbe radicalmente cambiata, lo dice Binotto parlando di Sochi, e lo diciamo anche noi. Ma il rapporto coi tifosi non si può basare solo sui richiami alla pazienza, in nome di un ipotetico ciclo vincente che è difficile capire come possa arrivare con queste basi. Servono anche dei segnali, qualcosa in cui credere. Abbiamo visto come la vittoria di Monza abbia salvato nel 2019 un’intera stagione in realtà fallimentare. Aggrapparsi alle capacità di un giovanissimo di 20 anni per un evento così importante, non può bastare per un’azienda come quella di Maranello.
Leclerc, peraltro, è apparso spazientito nel dopo gara. “Dobbiamo fare assolutamente qualcosa” ha detto. Come non capirlo pensando che la stagione, che per Ferrari sembra già finita da fine luglio, ha ancora la bellezza di otto Gran Premi da disputare. Ma qualcosa andava fatto prima, il millesimo Gran Premio andava onorato in maniera diversa, con un impegno a far bene, per dare alla SF1000 almeno un momento di gloria nel giorno dell’evento a cui dedica il nome.



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