F1 | Quando Prost disse a Todt di non andare alla Ferrari

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Jean Todt sarà anche il Presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile, ma nella sua neutralità diplomatica non potrà mai dimenticare di essere stato un uomo della Ferrari per lunghi e vincenti anni. In Italia il manager francese si sente a casa, ed è giusto così dopo ben 16 anni di vita a Maranello. Dal primo giorno di luglio del 1993 Todt è stato un esempio di longevità dirigenziale, e i suoi primi difficili anni in Scuderia sono stati ripagati alla grande grazie ai trionfi del primo decennio del terzo millennio. Nei trionfi di Schumi Jean Todt ci ha messo una zampona, altro che zampino.

Ma non era tutto rose e fiori, quando cominciò. “Quando lasciai il mio posto di co-pilota da rally per fondare Peugeot Sport (1982), non c’era niente. Tutto doveva essere creato. Trovare il posto, le persone giuste. Ogni mattina stringevo la mano ai meccanici al mio arrivo: dovevamo costruire una squadra unita. Eravamo campioni nrei rally, nei raid, nell’endurance. Al contrario, quando sono arrivato alla Ferrari, il team era già leggendario. Ma era caduto nella disperazione. Fu come recuperare un dipinto di Leonardo da Vinci, conservato in cantina e totalmente danneggiato. Con Peugeot Sport ho dovuto dipingere una tela completamente nuova; alla Ferrari si trattava di restaurare un capolavoro, visto che non aveva ottenuto nessuna vittoria dal GP di Spagna del 1990 con Alain Prost. Questa è stata la grande differenza. Chiaramente, la Ferrari è stata un’esperienza molto più difficile. Poche persone si preoccupavano di Peugeot Sport. La Ferrari è un’altra cosa, con una tifoseria sparsa in tutto il pianeta che adora il marchio e la F1. Questa passione ha rappresentato una pressione molto maggiore“, ha detto Jean Todt all’Equipe.

Todt: “Ferrari, rispetto ai miei tempi serve una cura diversa”

Proprio Prost, lasciatosi malissimo con Maranello, non ebbe dubbi nel consigliare a Todt di non infilarsi in un rovo di spine. “Quando dissi ad Alain Prost che avevo una possibilità di andare alla Ferrari lui mi consigliò di non firmare, probabilmente non sarei riuscito a rimanere nemmeno per un anno. ‘Garantito: nel 1994 vedrai che te ne andrai‘, disse. Quello di cui sono più orgoglioso è aver resistito, essendo rimasto alla guida della Scuderia per tutti quegli anni“.

Conclude Todt, parlando dei momenti più difficili: “Rischiai di andare via un paio di volte dopo la firma di Michael. La prima nel 1996, ai test privati di Monza. Ma Schumi disse all’epoca che se fossi andato via mi avrebbe seguito nell’abbandono. Era vero: nel suo contratto c’era una clausola in cui si specificava proprio questa possibilità. Poi c’è stato, nel 1999, il caso dei deflettori, dichiarati non conformi all’arrivo del GP della Malesia. Tutti volevano le mie dimissioni. Dissi che se qualcuno avesse voluto mandarmi via, sarei andato. Ma dopo aver vinto l’appello, la questione della mia partenza non si poneva più“.



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