F1 | Revoluzionary Road

Formula 1 Sport

Il budget cap dovrebbe servire a democratizzare una Formula 1 sempre più rinchiusa in una bolla che la crisi economica indotta dalla pandemia, potrebbe far esplodere da un momento all’altro. Una attenzione ai costi volta a cambiare radicalmente l’immagine, sul piano tecnico e sportivo ma anche e soprattutto su quello sociale, della massima espressione del Motorsport. Non più una insostenibile eccezione miliardaria in un mondo impoverito ma un ritorno ad una Formula 1 dove l’immaginazione del tecnico ed il talento dei piloti abbia la meglio sui giochi d’artificio di una finanza per la quale tutto ha un prezzo e dove chi non sta al gioco non può che stare a guardare. Una sorta di “Revolution Road” verso la salvezza.

Dopo una prima fase di perplessità i grandi costruttori hanno accettato il budget cap considerandolo un male necessario. Anche per mitigare i riflessi negativi di un investimento che rischiava di trasformarsi in uno sperpero odioso a fronte di una crisi occupazionale dai risvolti drammatici. Ma una Formula 1 al risparmio ha ben poco significato per costruttori che tramite la competizione, devono consolidare una superiorità volta ad alimentare il controvalore del prodotto commerciale. E una sconfitta non può in nessun modo essere attenuata dalla ostentazione di un ricco salvadanaio. A questo punto il budget cap diventa una ottima occasione per abbandonare il campo. O quantomeno trasferire il business all’esterno. Le mosse di Toto Wolff sono significative. Creare una struttura destinata a gestire non solo una Formula 1 diventata “economica” ma tutta una serie di alternative: dalla Formula Indy di un Roger Penske che già è orientato in questa direzione, alla Formula E, alle gare di durata e quant’altro.
La F1 perderebbe la sua leadership per diventare una specialità tra le altre. E nel tempo si potrebbe registrare una convergenza regolamentare in grado di produrre vantaggiose economie di scala. Per la Ferrari vale lo stesso discorso. Una strategia del genere sarebbe un ritorno al passato, un rafforzamento della sua immagine e allo stesso tempo, vantaggio non trascurabile, una attenuazione degli effetti di eventuali insuccessi. Una mossa in perfetta continuità con la strategia che ha caratterizzato la Ferrari di Enzo Ferrari.
Non solo, una gestione “privata” di una Formula 1 ridimensionata e dalla ridotta capacità contrattuale, potrebbe approfittare della disponibilità di una Liberty Media che in caso di uscita dei grandi costruttori, si troverebbe con l’acqua alla gola e disponibile a qualunque intervento pur di mantenere in vita il “giocattolo” e i 1400 milioni di dollari che la multinazionale ha messo sul tavolo per assicurare l’effettuazione del mondiale 2020 fanno gola a molti.

Go to Source

Commenti l'articolo