Haas, progressi congelati

Formula 1 Sport

L’ingresso in zona-punti nel Gran Premio di Ungheria pareva poter portare nuova linfa alla Haas. Il decimo posto di Kevin Magnussen, frutto della strategia di partire dalla pitlane ma iniziare la gara con le slick, ha dimostrato che non sempre le gerarchie della griglia vengono rispettate in gara. Con una chiamata vincente (ma irregolare a norma di regolamento, perciò punita con dieci secondi di penalità) dei box si possono scalare posizioni e toccare il cielo con un dito. Certo, la Formula 1 non è solo strategia di pista. Anzi, lo è in minima parte.

GP Ungheria: 10″ di penalità a Magnussen che scala 10°

È motore, aerodinamica, qualità della macchina, intelligenza, lungimiranza. È fatta di soldi, parecchi, e di investimenti, altrettanti. Senza quelli, nemmeno serve mettersi intorno a un tavolo e studiare i progetti. Se poi non arrivano i risultati, è possibile che il padrone voglia chiudere i battenti. Questa potrebbe essere la situazione della Haas, con il patron Gene che sembra sempre più stufo di vedere la sua macchina nei bassifondi della griglia, quando negli Stati Uniti ha un marchio vincente e da difendere.

Haas: le gomme funzionano, ma il futuro spaventa

Il team principal Günther Steiner, che si è sempre barcamenato tra una squadra poco competitiva e un proprietario esigente, ha affermato che la VF-20 è e rimarrà questa: “Siamo lenti in qualifica ed è una cosa con cui dobbiamo convivere, visto che lì non abbiamo grandi potenziamenti e non ci sarà un aggiornamento del motore“, ha detto l’altoatesino a F1Only. “Dobbiamo solo lottare e cercare sempre di fare un buon lavoro. Quest’anno non siamo la vettura più veloce del ‘pacchetto di mischia’, dobbiamo conviverci perché siamo a corto. Non abbiamo previsto miglioramenti per il 2020. Dunque dobbiamo concentrarci su come sfruttare al meglio quello che abbiamo in questa stagione e guardare al prossimo anno per cercare di fare qualcosa di meglio“.



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