Hulkenberg: “Brasile 2012 il mio errore più grande”

Formula 1 Sport

Nel corso delle sue nove stagioni trascorse in Formula 1 Nico Hulkenberg è stato spesso considerato un potenziale pilota da top team, con la velocità necessaria per competere per vittorie e – magari – titoli mondiali. Sfortuna ed errori però hanno confinato il tedesco, capace di vincere a ripetizione nelle categorie minori, in squadre di centro gruppo con cui non è mai riuscito nemmeno una volta a salire sul podio. Il record di 177 GP disputati senza mai un’apparizione in top-3 è qualcosa di cui ‘Hulk’ farebbe volentieri a meno. Intervistato dalla CNN, il tedesco ha ripercorso la sua avventura nel Circus, evidenziando alcune gare in cui, con un po’ più di freddezza e fortuna, avrebbe potuto portare a casa quel tanto agognato piazzamento sul podio.

Hulkenberg: “Virus opportunità per cambiare la F1”

“Il mio errore più grande? Difficile dirlo, forse bisogna tornare indietro al 2012 nel GP del Brasile” ha ammesso Hulkenberg. Su una pista dove due anni prima aveva conquistato un’incredibile pole position con la Williams, l’allora pilota della Force India si giocò per gran parte della gara la vittoria, battagliando contro le velocissime McLaren di Lewis Hamilton e Jenson Button. Le condizioni di pista umida, che lo stavano favorendo, lo portarono però anche ad un errore che gli costò il podio e forse la vittoria. Il tedesco infatti perse il controllo della vettura mentre affondava il sorpasso su Hamilton, travolgendo il campione inglese, rimediando per se stesso un testacoda ed un drive-through e terminando la gara al quinto posto.

Taglio stipendi, Hulkenberg punge Hamilton

“Ovviamente [quella gara] sembrava molto promettente – ha spiegato Hulkenberg – con Lewis eravamo in lotta e mi sono chiesto successivamente tra me e me se quell’episodio sia stato un errore o meno. Stavo cercando di riprendere la testa della gara. È stata una circostanza un po’ sfortunata, c’era un punto del tracciato ancora umido e avevamo un’altra macchina da doppiare davanti che non ha aiutato. Stavo lottando, ma avevo un po’ troppa fretta, [non ero] paziente in quel momento, forse non era la cosa più intelligente da fare. Forse se in quella curva fossi rimasto calmo e avessi aspettato un’altra opportunità sarebbe potuta essere una giornata molto diversa – ha concluso – ero all’inizio della carriera e questo avrebbe potuto metterla in una traiettoria diversa“.

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