I sedili ribaltabili compiono 70 anni

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[Rassegna stampa] Era il 1950 quando la Nash, casa automobilistica americana, lanciava sul mercato il primo modello della storia dotato di sedili reclinabili. Una soluzione che fin da subito colpì la curiosità dei clienti, anche se come sempre accade non mancarono le polemiche. Fiat fu la prima casa auto a implementare questa soluzione anche in Europa.

La limousine più lunga del mondo pronta al restauro

Accadeva settant’anni fa in un’America uscita senza le ossa rotte dalla seconda guerra mondiale. La Nash, una delle case automobilistiche più popolari del tempo, lanciava il suo ultimo modello, l’Ambassador Airflyte, che presentava una soluzione all’interno che doveva rivoluzionare la storia dell’auto e pure quella dei costumi: aveva i sedili anteriori completamente reclinabili. La pubblicità ne esaltava le possibilità a vantaggio dell’intera famiglia poiché si poteva creare un vero lettone a due piazze; e negli anni in cui l’America si metteva on the road, con le sue lunghe distanze e gli ancor rari motel sulle nascenti autostrade, l’idea era stuzzicante per chi voleva viaggiare senza portarsi al traino una roulotte. Ovviamente i moralizzatori si indignarono in fretta e partì anche una vera e propria crociata contro i diabolici e peccaminosi sedili multiuso. Sempre i giornali del tempo avvisavano: attenti genitori, i vostri figli useranno l’Airflyte “to make out”. Nello slang “make out” sta a significare un’attività di primo approccio tra un maschio e una femmina. Per le famiglie benpensanti questo era più preoccupante della fabbricazione della bomba a idrogeno oppure della contemporanea entrata in guerra contro la Corea. Ma la Nash fiutò che quella era la miglior pubblicità possibile per la sua auto e addirittura lanciò optional sempre più alludenti come il materassino gonfiabile che si adattava perfettamente ai sedili oppure le tendine in sintetico capaci di assicurare una riservatezza assoluta agli occupanti. Non ci volle molto perché anche gli altri costruttori seguissero la stessa via, di conseguenza l’Europa non poté essere da meno, pur se nel vecchio continente le dimensioni delle auto erano molto meno invitanti. La Fiat fu tra le prime case a importare la novità e lo fece con la 600 D, il modello evoluzione della prima 600, quello con il motore la cui cilindrata era salita a 750 cc. […]
Carlo Cavicchi, La Repubblica

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