Il destino di Todt se non avesse firmato con la Rossa

Formula 1 Sport

Tornare indietro nel tempo con la memoria fa pensare spesso alle opportunità colte o perdute. A cosa sarebbe stato, se avessimo preso scelte diverse. Vale per tutti, anche per le grandi personalità della Formula 1. Uno come Jean Todt, ad esempio.

Cosa avrebbe fatto Todt se non ci fosse stato l’interesse della Ferrari? Forse avremmo visto il condottiero di Maranello abbandonare per sempre le corse di auto. Magari sarebbe diventato dirigente in altri settori. O avrebbe sposato le due ruote, a pedale.

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“Ben prima di firmare con Ferrari ero convinto che avrei terminato la mia carriera in Peugeot. Di solito non mi piace cambiare, lasciare i miei amici, le persone con cui lavoro… Tuttavia mi piace anche progredire. Dopo tutti i successi con Peugeot, volevo provare qualcosa di diverso. Cosa avrei potuto fare? Se avessimo potuto raccogliere i soldi, ci sarebbe stata solo una sfida finale: la F1. Impostai il progetto, che sarebbe stato seguito da Peugeot Sport anche senza di me, in quanto mi vedevo a breve fuori dalle corse. Alla fine Peugeot disse no a un progetto completo per i Gran Premi“, ha detto Jean Todt all’Equipe riguardo ai mesi a cavallo tra il 1992 e il 1993, quando si stava costruendo il suo futuro. Peugeot decise di entrare in F1 come motorista, alimentando McLaren (1994), Jordan (1995-1997) e Prost (1998-2000), e ottenendo diversi piazzamenti a podio ma nessuna vittoria.
Todt aveva tre opportunità in mano, a quel punto: “Una era relativa alla guida di ASO (Amaury Sport Organisation, società che gestisce il Tour de France), un’altra era una proposta dalla Germania (sulla quale Todt non specifica), e poi la Ferrari. Il marchio mi aveva fatto sognare sin da quando ero bambino. Riconsiderai la mia posizione: quando hai deciso di prendere una certa distanza dalle corse ma poi sei chiamato a guidare la scuderia Ferrari, è difficile dire di no“. Alla fine vinsero l’amore per le corse e per la sfida, quella di riportare Maranello in alto. Ma chissà, in un’altra dimensione Todt sarebbe potuto essere un perfetto direttore di corsa per il Tour de France. Una vita in maglia gialla, anziché rossa.



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