Il futuro delle city-car è appeso a un filo

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L’industria dell’auto sta cambiando in fretta, stravolgendo scenari che solo fino a qualche anno fai mai avremmo pensato di veder mutare così radicalmente. Un esempio? Il segmento delle city-car, un tempo miniera d’oro per i marchi generalisti, potrebbe scomparire. Le piccole auto da città si vendono sempre meno a livello globale e il fatto che un colosso come Volkswagen abbia annunciato di non prevedere alcun futuro per la Skoda Citigo – e, forse, nemmeno per la Up! e la Seat Mii che nascono sulla stessa piattaforma – potrebbe davvero significare che le utilitarie abbiano fatto il loro tempo.

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I margini di profitto su questo genere di auto, per i costruttori automobilistici, con il passare del tempo si sono ristretti al punto da non giustificare più i costi di progettazione e sviluppo di nuovi modelli. E se il problema riguarda un gruppo con le spalle larghe come Volkswagen, riguarda anche tutti gli altri car maker che fino a ieri, di mestiere, facevano innanzitutto city-car. Ovviamente ci sono delle eccezioni, e pure illustri: la Fiat 500 è stata per anni la city-car più venduta d’Europa, tallonata dalla sorella Panda, apprezzatissima nei mercati del vecchio continente da una platea molto ampia e variegata di automobilisti. L’ostacolo più grande alla sopravvivenza del segmento, comunque, sono le sempre più severe norme antinquinamento e gli standard di sicurezza sempre più elevati: rendere ecologiche e sicure le city-car ha costi spropositati per i costruttori, il che sul fronte inquinamento genera un paradosso non indifferente, visto che proprio questo genere di auto, leggere e parche nei consumi, dovrebbe contribuire a ridurre le emissioni inquinanti.

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Tuttavia, in questo scenario di profonda crisi per il segmento delle city-car, ci sono delle sacche di resistenza che tengono accese le speranze di vedere circolare ancora per molti anni queste simpatiche e (spesso) coloratissime vetture. Hyundai e Kia non intendono minimamente piegarsi al vento del cambiamento e hanno recentemente rinnovato i modelli i10 e Picanto. Altri costruttori, Fiat in testa a tutti, intendono dare lunga vita alle piattaforme di segmento A e stanno studiando una strategia che possa aumentare la redditività nel lungo periodo. Suzuki e Mitsubishi, invece, hanno deciso di continuare a produrre questo tipo di auto per i mercati con meno limitazioni in materia di sicurezza e inquinamento. Ma il vero futuro delle city-car sembrerebbe andare in un’altra direzione: quella dei quadricicli leggeri come la neonata Citroën Ami. Auto poco costose da produrre e offerte a prezzi spesso inferiori del 50% a quelli di una city-car tradizionale. Il futuro della mobilità urbana e dei costruttori generalisti potrebbe ripartire da qui.



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