Il nome della Rosica

Formula 1 Sport

Cosa mi ha colpito di questo tardivo inizio di stagione? I colori, innanzitutto. La Mercedes stile Sauber ’93. La Haas in livrea vintage (nel senso che sarebbe stata brutta anche trent’anni fa). La Rossa sbiadita, quasi rosa. E la Rosa, alias Racing Point, che punge e irrita gli avversari. A iniziare, manco a dirlo, da Helmut Marko.

Marko: “Racing Point non è copia della Mercedes, è proprio l’originale”

Di cloni di successo ne abbiamo già visti, in F1. Dalla Ligietton che vinse a Monaco alle varie Toro Red (o Rossobull), passando per la stessa Haas. Ho sentito in tv Carlo Vanzini che faceva l’elegia della Formula Clienti: chi mi legge sa che da un pezzo dico le stesse cose. Il problema è che al momento non è legale: il principio della proprietà intellettuale (che, ribadisco, andrebbe scavalcato) per ora rimane nella lettera. Non nei fatti. Ho già citato l’esempio di quel costruttore giapponese che mandò una schiera di fotografi travestiti col pass media a fotografare la Ferrari (erano gli anni in cui ne valeva la pena). Il modello ricavato da quelle foto, però, risultò un bidone in galleria del vento. Non bastano le foto per riprodurre una macchina, ci vogliono le ‘blueprints’. Penso che ci siamo capiti. E già che parliamo al bar di Mercedes, Racing Point e Aston Martin, cito una voce del paddock – non so quanto incontrollata – secondo cui la prima delle tre, avete capito bene, sarebbe in vendita.

A chi dà fastidio che Perez e Stroll vadano così forte? Chiaramente a chi ha investito soldi e risorse umane per sviluppare un progetto proprio; e adesso rischia di vedersi battere da qualcosa che, senza dubbio, è costato molto meno. Ma forse anche a chi ha capito, persino dichiarato, di aver sbagliato progetto. Le dichiarazioni a Sky dell’attuale team principal Ferrari sono un pugno nello stomaco (quelle di Vettel, dopo la soffiata ai media tedeschi, un po’ me le aspettavo). Credeteci, a Maranello nelle ultime settimane si è lavorato a testa bassa. Se la SF1000, unica o quasi, non porta sulla pelle il frutto di questo lavoro, è perché qui non si parla di sviluppi, ma di rivoluzioni. Come dire – non sono parole mie – che non vale la pena montare niente su questa macchina, finché non cambiano certe caratteristiche di fondo. Da quel che si è visto in due sessioni di prove, il problema della Mille non è solo la velocità di punta (e anche quella non è solo questione di motore). Nelle curve lente l’inserimento è difficile, il muso non trova il punto di corda, e in uscita a volte manca quella trazione che era uno dei punti di forza delle ultime Ferrari. Va meglio (per ora) con le mescole morbide e poca benzina, ma a serbatoi carichi i tempi salgono troppo.

Non so cosa succederà in qualifica e gara e non mi fido di chi sa già tutto. Però i guai ci sono e sinceramente non credo esistano, stavolta, scuse a cui appellarsi. Auspichiamo che si eviti un duello diretto con la Racing Point. La Rosa e la Rossa. Una clonata bene, l’altra che è nata male.



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