Incursore sebacqueo

Formula 1 Sport

A una Mercedes in crisi di gomme anche a Montmelò non ci credevo: e l’avevo anche scritto. Sorvolando su Bottas, oramai un caso umano, abbiamo visto realizzato il prevedibile quadro di una gara a due categorie. Anzi, a tre, visto il vantaggio finale di Hamilton su Verstappen. Dubito, a questo punto, che i forti carichi laterali di Spa mettano in crisi le W11, come era successo a Silverstone. Dubito anche che la discutibile revisione delle mappature elettroniche (a metà campionato di calcio si allargano le porte?) possa erodere più di due o tre decimi da un vantaggio che, per quasi tutti gli avversari, supera il secondo.

Già, il secondo. Ovvero l’obiettivo in campionato che la Ferrari si è posta per il 2021. Si punta al secondo (nel prossimo futuro) e intanto, nel presente, si prende il minuto e passa. Come molti di voi giustamente annotano, la frase “il secondo è il primo dei perdenti” non è attribuita a Napoleone o Arrigo Sacchi, ma a Enzo Ferrari, cioè al fondatore di un’Azienda che Mattia Binotto conosce bene. E allora diciamo pure che la Ferrari di oggi pecca pesantemente di realismo.

Binotto: “Leclerc aveva il potenziale per arrivare quarto”

Mentre scrivo è partita la solita analisi sulla mancanza di competitività della esseffemille. Io credo che, purtroppo, ci siano altri guai da analizzare, oltre alla risaputa carenza prestazionale. Su venti macchine al via, con un caldo infernale, l’unico non classificato al traguardo è proprio un ferrarista, Leclerc. E per colpa di un guasto – a prescindere dallo psicodramma con le cinture – che non succede proprio tutti i giorni: ovvero un blackout che ha spento la macchina causando una specie di grippaggio (mi perdonino i puristi). Aggiungiamolo al problema delle libere di Silverstone, quando il motore di Vettel ha perso olio in un modo che fa pensare (fa pensare, ho detto) a una sbiellata che buca il basamento. Mi pare di poter dire che nella ex corazzata rossa, quella che faceva scuola almeno per affidabilità, le falle siano parecchie.
E a salvare almeno i cavoli – per la capra, ovvero la ciccia, non c’era più nulla da fare – arriva, stavolta, Sebastian Vettel. Ovvero il pilota che da diversi mesi non rientra più nei futuri piani di Maranello. Prima della Spagna, la squadra gli è venuta incontro cambiando la scocca (ma era un atto dovuto) danneggiata da una piccola crepa. Mi è venuto in mente Mika Hakkinen, che nel 2001 si lamentava del telaio McLaren. Glielo cambiarono e un mio amico, nel team, mi confidò: “Speriamo che sia rotto davvero, altrimenti vuol dire che lui non c’è più con la testa”.

Vettel: “Il doppiaggio ci ha aiutati”

Sebastian, però, con la testa stavolta c’è stato. Portando così a casa il massimo risultato possibile (se voi amaste i calembour, direi ‘un ottimo settimo’). Finire la gara, con quelle gomme Soft ormai alla frutta, è stato in buona parte merito suo. Ma riconosciamo anche il fatto che, ormai da un po’ di tempo, la squadra sta puntando tutto sulla gestione delle gomme per risparmiare un pit-stop, o almeno per provarci. Anche a costo di sacrificare qualcosa (non parlo di motore) in qualifica e in passo gara. Ma nei duelli ravvicinati, oggi, la Rossa era lì a giocarsela con le Alpha Tauri (Emilia contro Romagna, affascinante).
Molti fanno rilevare il radio box di Seb, quando si è sentito chiedere se se la sentisse di arrivare in fondo senza cambiare gomme e ha urlato a Ricky Adami “E me lo dici adesso?”. C’è stata, di fatto, un po’ di improvvisazione nelle strategie. Ma preferisco definirla elasticità. E in questa flessibilità nella valutazione di gara, il pilota, trombato o no, può e deve dire la sua. Neanche Verstappen sta zitto alla radio. Quanto allo scambio dialettico Vettel/Binotto del dopo-gara – che non sto qui a ripetere – dico soltanto che da oggi, e a prescindere dalle dichiarazioni, la Ferrari del 2021 un obiettivo imprescindibile ce l’ha. Quello di stare davanti a Vettel, se davvero andrà all’Aston Martin. Altrimenti son sghignazzi.

Leclerc: “Non siamo abbastanza forti”

Intanto ascolto la TV: e sento ancora la litania sugli aggiornamenti che non arrivano. Sarebbe meglio sgombrare il campo dagli equivoci. E accettare, ad esempio, il fatto che la nuova trasmissione, allo studio a Maranello, non sarà per quest’anno. Non fosse altro perché non entra in questa macchina. Non è questione di risorse mancanti: la Ferrari “autarchica e proletaria” (che peraltro, ultimamente, ha riscoperto i jet privati) è una leggenda metropolitana. Camilleri ha promesso tutte le risorse necessarie, no? Così come andrebbe sfatata la versione di comodo di un progetto nato con un elevato carico aerodinamico e poi castrato dalle limitazioni di potenza. Dico, della Red Bull di qualche anno fa cosa si diceva? Che aveva deportanza da vendere, peccato che il motore (di allora) fosse una ciofeca. Poi però, cavalli o no, in Messico e in Brasile Verstappen bastonava tutti. Quello era un progetto valido, al netto delle limitazioni di Power Unit. Oggi invece, a Maranello, si cena con le briciole. E chi ha conosciuto un’altra Ferrari non può mettersi a dire “che magnata”.



Go to Source

Commenti l'articolo