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La domanda che domenica 12 luglio mattina si rincorre in buon parte dei Bar Sport d’Italia è: “E se la Ferrari oggi in gara a Spielberg ci facesse una sorpresa come quella della scorsa domenica?” Non c’è bisogno di ricordare i fatti del GP Austria: Rosse evanescenti in qualifica; Leclerc secondo sotto la bandiera a scacchi alle spalle di Bottas, con un paio di sorpassi da fare urlare genuflettendosi allo spirito di Gilles. Per materializzare quell’ordine di arrivo ci era voluto: Verstappen con il motore Honda della sua Red Bull ammutolito; Hamilton penalizzato in gara per un peccato veniale; la Ferrrari numero 16 risparmiata dalla morìa tecnica che aveva appiedato un terzo del parco partenti e Perez senza proiettili negli ultimi giri causa i pneumatici più che usurati. E se tutto si ripetesse sette giorni dopo nel GP della Stiria? Beh, torniamo con i piedi per terra. Ci vorrebbe qualcosa di epocale, tipo una squalifica con bolla papale per tutte le monoposto non di colore rosso in partenza dalle prime cinque file dello schieramento. Perché le Ferrari versione Stiria fra venerdì e sabato hanno soddisfatto il sogno di qualsiasi progettista: andare allo stesso livello sull’asciutto e sul bagnato. Peccato che ciò non sia avvenuto nella parte alta della scala dei valori, anzi…

Leclerc: “Sorpreso dal divario da chi ci precede”

Miracoli o cataclismi a parte, la Ferrari che torna a casa dall’Austria (anzi: che si incammina verso Budapest) è di una pochezza disarmante. Leclerc incapace di superare la Q2 pur senza errori evidenti, Vettel che ce l’ha fatta per poi vegetare nei bassifondi della Q3, non ammettono difese. La Rossa 2020 sembra l’ectoplasma di quella che lo scorso anno, in alcune fasi del campionato, era stata in partita con la Mercedes. Ora, invece, anche Red Bull, McLaren, Racing Point sembrano imprendibili. Poco male, si dirà: nello sport (e nella vita) si vince e si perde. Ma nello sport (e nella vita) quando si perde bisogna fare qualcosa per migliorare. Il che, in F1, non significa soltanto allenarsi meglio e imparare nuovi schemi di gioco: significa, cambiare, esplorare nuove strade tecniche, eventualmente buttare via ciò che si è fatto finora e investire anche molto in qualcosa di diverso. Tutte azioni che una Ferrari dovrebbe potersi permettere: per nome, lignaggio, tradizione tecnica, portafogli, ambizione. E invece? Invece niente: questa monoposto dobbiamo tenercela, in pratica, per tutta la stagione. O forse anche per la prossima. Ha deciso così il nuovo regolamento tecnico congelato: nessun cambiamento di rilievo, semplice evoluzione, budget cristallizzato per il bene della Formula 1, che così potrà livellare i valori che attualmente vedono i team ricchi troppo avvantaggiati e irraggiungibili. Ma siamo sicuri che sia davvero così?

La pioggia non lava via i dubbi

Un passo indietro. Era da un po’ che la Formula 1 parlava di budget cap. Ora le varie emergenze, dalla crisi planetaria dell’auto al Covid-19 che l’ha inasprita, hanno fatto spingere sul gas. Da domani un team non potrà spendere più di tot, che è poi una situazione con molte scappatoie, ma non parliamone adesso. Certo è che dallo scorso maggio, in pratica, ognuno dovrà combattere per un lungo arco di tempo con il materiale e con la situazione tecnica che ha oggi. E chi ha il minore svantaggio da una situazione come questa? Ma è ovvio: chi è davanti. Ovvero la Mercedes. Volendo semplificare al massimo, un team che è in vantaggio rischia meno di essere raggiunto, se gli inseguitori possono modificare poco e niente. Che la Mercedes fosse davanti anche quest’anno lo si è capito già nei test spagnoli di fine febbraio. E non dimentichiamo che il nuovo grande capo di Daimler Benz, Kallenius, aveva più che accarezzato l’idea di lasciare i Gran Premi per concentrarsi soltanto sulla Formula E. E la situazione di mercato della Stella, così come per parecchie altre Case auto, non è delle più sorridenti. Ha avuto quindi buon gioco, Toto Wolff, ad appoggiare con il sorriso l’idea di Jean Todt di frenare da subito gli investimenti. Così facendo, e come accade da parecchio perché il manager austriaco, oltre a vincere a raffica, sembra avere una marcia o due in più anche in fatto di vederci lontano, ha preso più piccioni con una fava. Ha fatto contento Kallenius, che ora digerirà un po’ meglio una F1 meno onerosa; ha fatto la parte dell’illuminato per il bene dello sport, si è tenuta amica la FIA e ha blindato il vantaggio tecnico del suo team.

Ferrari, Binotto: “Il cronometro non mente mai”

E la Ferrari? La Ferrari è rimasta al palo. Anche a Maranello i test spagnoli avevano rivelato senza ombre che la Mercedes era di un altro pianeta. Anzi: che la galassia Mercedes (quindi anche Racing Point e perfino Williams) aveva fatto passi avanti, al contrario di quella motorizzata con il Cavallino. Ma nel tempo fra i test e il blocco delle attività causa Covid non ha messo in campo alcuna reazione tecnica. Il perché di questo lo spiegherà forse un futuro ormai prossimo. Si dice che fra i tecnici rossi non corra buon sangue, che una frangia interna non abbia alzato un mignolo per aiutare la creatura di Cardile e Sanchez, anzi. E che Binotto non abbia saputo/potuto deviare questo flusso interno degno del miglior Tafazzi. Ma non è questo il nostro tema. Anche se una Ferrari già sui gomiti e in odore di una nuova, ennesima rivoluzione interna fa paura.

F1 | Dati Ferrari: oltre il motore c’è molto di più

La domanda quindi è: siamo sicuri che la F1 del budget cap, la F1 dei regolamenti surgelati, sia ciò che serve per migliorare la situazione? Tre anni abbondanti fa, nel presentarsi come guru tecnico della nuova F1 targata Libertry Media, Ross Brawn si sbilanciò: “Vogliamo una F1 in cui il pilota possa fare la differenza più di quanto accade ora”. Si levarono grida di giubilo. Ma la strada è quella di frizzare tutto, così chi è davanti ci resta e amen? Perché i piloti, il loro mestiere lo fanno. E anche molto bene. Leclerc della prima gara in Austria è stato fortunato, ma magistrale. Hamilton sul bagnato in Austria-2 ha sfoderato un giro da università delle corse, roba da laurea per acclamazione. Un gruppo di ragazzi (Sainz, Norris, Albon, Russell, per non dire di Verstappen) sta limandosi le unghie per artigliare i trionfi di domani. E il resto? Vogliamo davvero una Formula 1 calmierata, così come altri campionati europei, magari a ruote coperte, dove vince chi è il caso di fare vincere anche in ordine a ragionamenti di mercato, di marketing? Siamo proprio sicuri?



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