La ri-bollita

Formula 1 Sport

Immagino che qualcuno si fosse fatto un minimo di illusioni, sulla Ferrari millenaria, dopo la qualifica al Mugello. Magari dimenticando che la terza fila di Leclerc era stata propiziata dalla bandiera gialla nel finale. O fidandosi delle valutazioni della vigilia, che in sostanza dicevano: questo non è un circuito ‘tutto motore’ come Monza, somiglia più a Silverstone e in UK un podio è arrivato. La realtà dei fatti è una sveglia a suon di ceffoni: al netto della penalizzazione di Raikkonen, con otto (!) concorrenti fuori gara e tre partenze, le due SF1000 avrebbero occupato il fondo della zona punti. Così invece sono arrivati un ottavo e un decimo posto, cioè due calorie di numero in più. Ma anche con 5” in più, Kimi si è tenuto dietro Vettel: e meno male che c’è Grosjean, vero terzo pilota di Maranello. Penso che ormai lo tengano in Haas solo per far vedere che le Rosse sorpassano qualcuno. Che tristezza, per i ragazzi che lavorano lì dentro. Uno di loro mi aveva detto, alla vigilia: sarà già tanto se non finiamo con due macchine doppiate o ritirate.

Leclerc: “Arriveranno aggiornamenti sulla vettura”

E qui apro una parentesi, a beneficio di quegli amici lettori che, dal sottoscritto, vorrebbero meno sottintesi e più dichiarazioni. Magari con nome, cognome e codice fiscale del dichiarante. Chissà poi perché – o per chi – lo vorrebbero sapere: cosa cambia? Comunque, a scanso di equivoci: “scoprire” le fonti, in questi casi, è una porcata. Oltre che un reato, naturalmente. Chiusa parentesi.
Dicevo: i curvoni del Mugello, pista bellissima quanto pericolosa, non hanno fatto il miracolo. Si è verificato lo scenario peggiore. Lo abbiamo visto nel momento in cui Leclerc era riuscito a balzare dietro alle Mercedes e gli avversari, uno a uno, gli sono passati sulle orecchie, beccandogli la scia verso la San Donato. So che l’ho già detto, ma non è solo questione di motore. Pur guidando benissimo, Charles non riusciva a staccarli quel minimo che potesse bastare per non permettere loro di aprire il DRS in rettilineo. Tentando di farlo, sforzava i suoi pneumatici in modo anomalo. Non è il telaio che “mangia” le gomme, è l’incapacità di tutto il pacchetto – pilota escluso – di mantenere un certo ritmo! Allora perché, chiederà qualcuno, i migliori risultati la Ferrari li ha fatti potendo risparmiare un pit-stop rispetto agli altri? Risposta: perché aveva fatto bene i conti e, su certi circuiti, poteva mantenere un passo più consono alle caratteristiche del progetto e battere la concorrenza. Ma poi la concorrenza ha fatto passi avanti. La SF1000, no.
Anche la scarsa velocità sul dritto non è, purtroppo, più una novità. Un guaio di natura aerodinamica, magari un problema nel fondo scocca? Idealmente, gli ingegneri vorrebbero che il fondo generasse aderenza in curva e ‘stallasse’ sul dritto: ovvero che la vena fluida, cioè l’aria che lo lambisce, se ne andasse per i fatti suoi, riducendo la resistenza. E in realtà, a realizzare fondi a stallo programmato ci provano tutti. Anche se oggi è più difficile, per via della messa al bando di certi materiali che si deformavano con certi valori di pressione. Il difficile è calcolare lo stallo in modo che arrivi al punto giusto, né prima e neanche dopo.

Binotto: “Non scontato uscire dalle difficoltà di questo progetto”

Ma se anche non fosse un problema del fondo, di sicuro è un problema di fondo. Mattia Binotto ne ha parlato in TV, credo esasperato dalle continue punzecchiature sulla Ferrari che – a differenza degli altri nove team – non presenta sviluppi sulla sua monoposto, praticamente da inizio stagione. Punzecchiature che danno fastidio, ma rispecchiano una realtà. La sostanza del discorso del TP è che se hai l’elefante in giardino, non risolvi il problema tagliandogli le unghie. Ci sta che ci fosse una certa reticenza a comunicarlo all’esterno, questo messaggio: ma non capisco perché non se ne parli all’interno della GeS. James Allison scriveva di suo pugno una specie di newsletter, dopo ogni test o gara, che arrivava a tutti i dipendenti. Magari così era un po’ troppo: ma anche tenere tanti colleghi all’oscuro di quello che si fa (o non si fa) e del perché, forse non è molto motivante, no?

Sta di fatto che, nel dopo gara, Leclerc si è sfogato, facendo chiaramente capire che si aspetta qualcosa di concreto. Anche perché ha già capito che se il problema di fondo si dovesse trascinare per tutto il 2021, gli si apre davanti un calvario troppo lungo. E’ un gran bel pilota, un professionista vero; ma non si può pretendere che a ventitré anni abbracci la filosofia Zen del ‘siediti e attendi’. Certo che se – e dico se – tutta l’analisi fatta finora non ha prodotto una sintesi, ovvero se non si sa dove mettere le mani, è impensabile farlo adesso, con il blocco degli sviluppi ormai incombente. Che succederà, con l’Alpha Tauri a dieci punti nel Costruttori? E l’attuale struttura è in grado di sostenere questa situazione? Sentiamo dire (non solo io, cioè) che ci sono tanti, forse troppi colonnelli; molta gente che comanda, poca che decide. Sta di fatto che tutti, dopo Monza, si aspettavano di più.
Siamo fra sesto e quarto: così si era – finalmente – espresso John Elkann alla vigilia. Aggiungendo: l’obiettivo è il decimo. Ah, no, scusate, lì parlava degli scudetti della Juventus. Però, con Vettel, il decimo è arrivato davvero. A Maranello aspettano ancora di poter appendere una bandiera, gialla o rossa. Intanto, dal vertice, è arrivata quella bianca.



Go to Source

Commenti l'articolo