Le celle 4860 di Musk

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La volontà di vendere energia elettrica in Europa e di riavviare completamente il business dei pannelli solari negli Stati Uniti mostra come per Elon Musk il marchio Tesla non sia solamente relativo a una casa automobilistica. Del resto nemmeno i gruppi auto tradizionali non sono più solo dei produttori di carrozzerie e motori. Per il vulcanico proprietario di Tesla l’idea principale è quella di guidare lo sviluppo tecnologico dell’elettricità, in modo da essere lì quando la domanda di energia sarà ai massimi storici.

Per questo motivo la volontà di portare avanti il progetto della batteria tabless a celle cilindriche di formato 4860 è significativo e fondamentale. Significativo perché il prodotto dovrebbe essere sei volte più potente e cinque volte più ‘capace’ delle batterie attuali, con autonomia maggiorata al 16% e rinuncia totale al cobalto per i catodi, che saranno ad alto contenuto di Nichel. Fondamentale in quanto con questo tipo di batteria Tesla potrebbe produrre auto a costi più contenuti, con un vantaggio competitivo notevole sugli avversari che a poco a poco stanno lanciando modelli elettrici ancora con quel ‘difettuccio’ del prezzo alto. Nel complesso, il lavoro di Tesla sui catodi ha portato a un processo che riduce i costi di un incredibile 76%. La necessità di meno apparecchiature si traduce pure in un risparmio di acqua rispetto alla lavorazione tradizionale.

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Le nuove celle sono più grandi delle attuali di Tesla, misurando 46 per 80 millimetri (da cui il nome, 4680). Oltre a più energia e potenza, le nuove celle porteranno a una riduzione del 14% del costo per kWh. Gli ingegneri di Tesla hanno modellato al laser la superficie nella cella per creare una “spirale a scandole” (esatto, in stile tegole) che si traduce in una lunghezza del percorso elettrico più breve di 50 mm, rispetto alla lunghezza esistente di 250 mm nelle celle attuali. Dunque le nuove celle tabless sfruttano quasi una maggior semplicità, pur essendo più grandi: nel gioco entra anche un utilizzo più intelligente del silicio, fatto stabilizzando la superficie della cella con un rivestimento polimerico che porta a una percentuale più elevata di materiale e anche una capacità maggiore. Inoltre con una maggiore grandezza delle celle si risolve un altro problema: quello del surriscaldamento. Le nuove celle infatti tendono a rimanere più fredde, consentendo dunque di accumulare più potenza.

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I collaudi sembrano già essere a buon punto ed è una notizia importante: per Musk è fondamentale produrre in proprio le batterie perché l’obiettivo è eliminare i ‘colli di bottiglia’ nella fornitura Panasonic. Tuttavia non è ancora il tempo di chiudere il contratto con i giapponesi, e nemmeno quello con CATL e LG Chem. Del resto Tesla mira a crescere costantemente a un tasso del 40-50% all’anno e, per farlo, avrà bisogno di sempre più batterie.



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