Le insidie nascoste di Sochi

Formula 1 Sport

Dopo uno dei periodi più intensi nella storia della Formula 1, caratterizzato da 9 gare in 11 settimane e conclusosi con il trittico di Spa, Monza e Mugello, il Circus iridato approda a Sochi per il Gran Premio di Russia. L’evento si disputa su un tracciato semipermanente, con lunghi rettilinei raccordati principalmente da curve a 90°, all’interno della moderna cornice degli edifici del parco olimpico. Nonostante in passato la pista russa abbia ricevuto uno scarso gradimento da parte di alcuni appassionati e addetti ai lavori, a causa tra le altre ragioni anche dell’assenza di curve iconiche e di dislivelli, sono comunque diversi gli spunti di riflessione sulle sfide che attendono i protagonisti del Mondiale.

I numeri di SochiL’autodromo si colloca al terzo posto per lunghezza tra le piste che hanno ospitato la Formula 1 da inizio stagione, subito dietro a Spa e Silverstone, con 5848 metri di cui 1.7 chilometri di strade urbane, da affrontare 53 volte in gara per una distanza complessiva di 309.745 chilometri. Il tracciato si contraddistingue per l’iconica curva 3, una piega verso sinistra di ben 155°, con un raggio minimo di 165 metri e un’estensione di 750 metri, che le moderne monoposto sono in grado di affrontare in pieno, trasferendo un’enorme quantità di energia agli pneumatici.

A questa sezione ad alta velocità si aggiungono il lungo rettilineo di partenza e l’allungo prima di curva 13, che nel complesso rendono la prestazione sul giro secco particolarmente sensibile alla potenza della power unit, un fattore a svantaggio dei team motorizzati Ferrari. Stando alle simulazioni di Magneti Marelli del 2019 infatti, le vetture viaggiano con l’acceleratore a tavoletta per il 74% del tempo complessivo. Nel dettaglio, la parte ibrida contribuisce a guadagnare circa 3.7 secondi al giro e 18 km/h di velocità massima.
La velocità media è relativamente bassa, intorno ai 230 km/h, superiore solo ai 211 km/h di Budapest e ai 220 km/h di Barcellona. Si tratta di valori decisamente distanti da quelli delle ultime tre trasferte, nel dettaglio dai 247 km/h di Spa, i 251 km/h del Mugello e soprattutto i 264 km/h di Monza. Tuttavia, il lungo intervallo di tempo speso con la power unit a pieno regime e l’alto livello di carico aerodinamico complicano la gestione dei 2 MJ di energia elettrica al giro disponibili per l’MGU-K, il motogeneratore elettrico accoppiato con il motore termico. Dai dati di telemetria ad esempio traspare come nel 2019 già in qualifica le Ferrari ricorressero al clipping, una particolare strategia di erogazione dell’energia elettrica in cui la centralina taglia la potenza della parte ibrida a fine rettilineo.

Nonostante i lunghi rettilinei, i sorpassi risultano storicamente ardui a Sochi, complici la scarsa usura degli pneumatici e le lunghe sequenze di curve che precedono le zone DRS, dove il disturbo aerodinamico rende complicato seguire da vicino una vettura. La curva che immette sul rettilineo di partenza inoltre si affronta a bassa velocità, motivo per cui in accelerazione la monoposto davanti riesce a guadagnare diversi metri di vantaggio sull’inseguitore.
Delle 18 curve del tracciato infine , ben 12 sono verso destra, mentre solo 6 svoltano a sinistra, sollecitando maggiormente le coperture del lato sinistro. L’elevato numero di curve spinge i team ad adottare assetti a media-alta deportanza.Contrariamente al Mugello, palcoscenico dell’ultimo appuntamento iridato, il tracciato di Sochi non presenta zone in ghiaia esterne alla sede stradale. I piloti pertanto saranno chiamati a sfruttare le vie di fuga in asfalto, avvicinandosi quanto più è possibile ai limiti di pista senza però incorrere nelle penalità.Tra le altre peculiarità del circuito, risalta la lunghissima distanza che separa la griglia di partenza dalla prima staccata, situata in curva due. Le vetture della prima fila pertanto dovranno difendersi dagli attacchi degli inseguitori, pronti a sfruttare la scia durante l’allungo.
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Un settore da interpretareIl terzo settore è il più tecnico e allo stesso tempo il più lento di tutta la pista, dove le basse velocità risaltano l’importanza del grip meccanico garantito dall’efficienza del gruppo sospensioni rispetto al carico aerodinamico. Delle sette curve che raccordano il terzo settore, ben sei hanno un raggio minimo di curvatura inferiore ai 35 metri. La capacità di trazione pertanto riveste un ruolo centrale, per poter scaricare a terra i mille cavalli della power unit senza far pattinare eccessivamente le gomme e ripartire così dalle basse velocità, in particolare in uscita dall’ultima curva che immette sul lungo rettilineo di arrivo.

Gli pneumatici posteriori inoltre risultano particolarmente sollecitati, tanto che in passato è emersa l’importanza di gestire le temperature delle coperture persino durante il giro di qualifica. In questo modo è possibile arrivare nella parte conclusiva del tracciato senza accusare problemi di surriscaldamento e perdita di aderenza delle gomme posteriori.
Le basse velocità dell’ultima sezione della pista accentuano l’importanza della gestione della parte ibrida, in particolare dell’MGU-H utilizzato per accelerare il turbocompressore, al fine di contrastare il fenomeno del turbo-lag che comporta un calo di potenza del motore termico. Da segnalare infine la chicane delle curve 15 e 16, particolarmente insidiosa a causa della contropendenza che guida le vetture verso l’esterno. L’insieme di tali fattori porta il terzo settore ad essere un’opportunità per alcune squadre per compensare il distacco accusato nei primi due settori, o al contrario di dissipare il vantaggio accumulato. Seguono i dati sugli step di curvatura forniti da Federico Albano.

Pirelli, gomme più morbide per il 2020A seguito del basso degrado degli pneumatici osservato nell’edizione del 2019, dove solo cinque piloti hanno ricorso alla doppia sosta unicamente per sfruttare l’ingresso della Safety Car, la Pirelli ha optato per le mescole C3, C4 e C5, più morbide di uno step rispetto alla passata stagione. La scelta è stata favorita dall’assenza di curve che comportano un alto trasferimento di energia agli pneumatici, ad eccezione dell’iconica curva 3. Le sollecitazioni maggiori infatti derivano dai carichi longitudinali di trazione in fase di accelerazione. Tuttavia, nonostante l’utilizzo delle gomme più morbide della gamma Pirelli, Mario Isola si aspetta una gara ad un solo pit stop.

Rispetto all’edizione 2019, le pressioni minime di gonfiaggio sono aumentate di 1 psi, ora fissate a 24.0 psi all’anteriore e 20 psi al retrotreno. I valori sono anche abbastanza simili a quelli adottati al Mugello, pari rispettivamente a 25.0 psi e 20.5 psi. Restano invece inalterati dalla passata stagione i parametri consigliati di camber, ossia l’inclinazione delle ruote rispetto al suolo, fermi a -3.25° all’avantreno e -2.0° al posteriore.
Staccate da recordStando ai dati forniti da Brembo, Sochi risulta una pista particolarmente impegnativa per l’impianto frenante, classificata con una severità di 4 su 5. Delle 18 curve che compongono il tracciato, ben 10 richiedono l’impiego dei freni, per un utilizzo complessivo per il 17% del tempo, pari circa a 15.25 secondi, ben due in più rispetto al Mugello nonostante una lunghezza del circuito superiore di 603 metri. Particolarmente alta risulta anche la media delle decelerazioni sul giro, che con 4.2 g è inferiore solamente ai 4.3 g di Spa. Sochi inoltre è l’unica pista del Mondiale ad avere due staccate con una decelerazione superiore ai 5.5 g, un valore nemmeno mai raggiunto in occasione del Gran Premio di Toscana.

La staccata più impegnativa è quella che precede curva 2, con il picco di decelerazione più alto del Mondiale 2020 registrato finora, pari a 6.1 g. Le vetture decelerano da 336 km/h a 131 km/h in 1.85 secondi e nello spazio di 109 metri, mentre il pilota esercita una forza sul pedale del freno equivalente al peso di 144 kg.Decisamente insidiosa è anche la frenata di curva 13, che si affronta in appoggio sul lato sinistro mentre il volante è ancora girato in uscita dalla precedente curva 12, un fattore che porta frequentemente al bloccaggio della ruota anteriore sinistra. Al pilota inoltre sono richiesti ben 163 kg di pressione sul pedale, rallentando così da 344 km/h a 112 km/h.
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Con il Gran Premio di Russia alle porte, Sochi si appresta ad essere teatro di un nuovo atto nell’accesa lotta per il terzo posto in classifica costruttori e del possibile passo decisivo per Lewis Hamilton nella personale rincorsa al record di vittorie di Michael Schumacher.



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