Mayflower in versione robot

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Fiore di maggio, o Mayflower. La celebre imbarcazione, partita da Plymouth il 6 settembre 1620, arrivò al porto di Cape Cod l’11 novembre: trasportò 102 persone dall’Inghilterra alle ‘nuove’ terre oltre l’Atlantico. Erano i cosiddetti padri Pellegrini, e questo viaggio storico avvenne per motivi religiosi ed economici; infatti molti dei passeggeri della nave, un galeone a tre alberi di circa 180 tonnellate, erano puritani e scappavano dalle persecuzioni di cui si era macchiato l’arcivescovo di York. In più l’opportunità di possedere terreni e di costruire un insediamento dava la motivazione per fare un viaggio che oggi definiremmo della speranza. Dopo lo sbarco, l’inverno colpì duro e tra fame e stenti morirono 40 di quei passeggeri. I rimasti fecero amicizia con i nativi americani e riuscirono a coltivare: da lì partì simbolicamente la colonizzazione totale del continente.

Mentre Cape Cod, oggi nel Massachusetts, prosegue tranquilla la sua storia con le sue casette coloniali, un’altra Mayflower è stata progettata. Non ha nulla da condividere con il vecchio galeone, se non il nome e una parte di percorso. Trattasi infatti di un’imbarcazione robot, un USV (unmanned surface vehicle), lungo 15 metri, con una stazza di 5 tonnellate e spinto da una combinazione di energia eolica e fotovoltaica, pur contando anche su un motore diesel a bordo installato per eventuali avarie all’alimentazione principale. Sulla base di un concept proposto da ProMare, la nuova Mayflower è un concentrato di tecnologia che avrà una funzione ambientale e scientifica.

ProMare infatti è una ong britannica, impegnata nei rilevamenti oceanografici: con la nave robot ha l’obiettivo di prelevare campioni marini ed eseguire test sulla qualità dell’acqua, analizzandone la composizione. La tecnologia su cui si basa permette di eliminare un dannoso costo fisso (quello del carburante) e di gestire tutte le operazioni senza troppo personale (questo non piacerà ai marinai). A mettere mano al sistema è stato un consorzio di aziende informatiche, tra le quali soprattutto IBM – partner principale che ha gestito le parti relative al cloud e all’intelligenza artificiale, nonché la fase di computing sulla quale si basa la navigazione automatizzata.

Associando la tecnologia PowerAI Vision ai server accelerati Power Systems (la stessa invenzione IBM utilizzata dai supercomputer più potenti del mondo), la nave sarà anche una ‘cavia’ per sviluppare e migliorare modelli di deep learning in grado di riconoscere i pericoli di navigazione. La Mayflower in versione robot sarà in grado di riconoscere pericoli come boe, detriti e altre navi e avrà una consapevolezza della situazione costante grazie a Radar, Lidar e Ais (Automated Identification Systems), elementi tipici anche delle auto a guida autonoma. Una volta rilevato un un pericolo, la nave utilizzerà il software Operational Decision Manager (sempre di IBM) per decidere autonomamente se cambiare rotta o, in caso di emergenza, accelerare il percorso attingendo ulteriore potenza dal suo generatore di backup a bordo (quello diesel). Fondendo e calcolando i dati delle mappe nautiche, dei sensori e delle previsioni meteorologiche, la Mayflower sarà in grado di determinare il percorso e la velocità ottimali che dovrebbe prendere attraverso l’Atlantico.
(foto dipinto: “Mayflower nel porto della Plymouth”, William Halsall, 1882; altre foto e fonti: IBM)



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