Mercedes 307E, il van elettrico della stella compie 40 anni

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Oggi case automobilistiche, start up e giganti del tech fanno a gara (e spesso uniscono le forze) per progettare veicoli a batteria. Biciclette, scooter, auto, ma anche mezzi pensati per spostamenti a medio-lungo raggio, come furgoni e camion. Sfogliando all’indietro i libri di storia dell’automobile, pagina dopo pagina si scopre tuttavia che ben prima di Amazon, Rivian e Tesla in Europa qualcuno già pensava (e realizzava) un furgone completamente elettrico. Quel qualcuno risponde al nome di Mercedes-Benz, un marchio conosciuto per le sue automobili di pregio e per le mitiche “frecce d’argento” che negli anni ’30 del Novecento segnarono alcuni dei capitoli più gloriosi del motorsport.

Ma la storia della casa tedesca non è fatta solo di ammiraglie di lusso e bolidi da corsa. Sempre sotto il segno della stella a tre punte manager, designer e ingegneri hanno lavorato con passione e competenza per dettare il cambiamento sul fronte della tecnologia anche in ambiti spesso trascurati dagli appassionati di automobili. Con risultati decisivi per il progresso e il raggiungimento di nuovi traguardi nella progettazione e nello sviluppo di veicoli a motore. Ne è un esempio il Mercedes 307E, presentato quarant’anni fa a Londra sotto i riflettori della mostra Drive Electric. Quello che, a prima vista, potrebbe sembrare un normalissimo T1 vestito da scuolabus era in realtà il simbolo di una nuova era per la casa di Stoccarda. Al 307E, che nacque dall’esperienza accumulata nel 1972 con il van a batteria LE 306, costruito in 66 unità, spetta infatti la palma di primo furgone elettrico dell’era moderna di Mercedes. Il tempo che trascorse dal foglio bianco alla produzione fu tutto sommato breve, se si pensa che il modello con il motore a gasolio era nato soltanto tre anni prima del lancio dell’elettrico, nel 1977.

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Come ogni creatura nata avanti rispetto al suo tempo, il van alla spina della stella a tre punte servì innanzitutto per capire a fondo le reali potenzialità di un progetto così avveniristico. Fu quindi inserito in due speciali programmi di sperimentazione lanciati dal ministero tedesco della ricerca e della tecnologia. Con l’iniziativa Alternative Energy for Road Traffic, dieci 307E partirono alla volta di Berlino, mentre altri 22 furgoni furono consegnati alla Deutsche Bundespost, le poste tedesche: cinque anni di consegne a basso impatto ambientale nella città di Bonn. I furgoni funzionavano bene, facevano i 70 km/h e potevano trasportare fino a 1450 kg di carico. Il problema erano le batterie, assai lontane dai prodigi d’ingegneria a cui siamo abituati oggi: troppo pesanti e troppo poco performanti, nell’ottica di una produzione in grande serie si rivelarono un limite insormontabile. Così, di fatto, il 307E, che aveva un’autonomia di 65 chilometri (oggi la microcar Citroën Ami ne fa 70, ma sono passati 40 anni…), non riuscì mai a uscire dal suo status di laboratorio viaggiante. Lasciando però un’eredità inestimabile, senza la quale, oggi, i veicoli commerciali a batteria sarebbero pura fantascienza.



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